Celiachia e infertilità: cosa dice la letteratura scientifica
La prevalenza della celiachia nelle donne con infertilità inspiegata è significativamente più alta rispetto alla popolazione generale. Una metanalisi pubblicata su The Journal of Clinical Gastroenterology (Lasa et al., 2014) ha rilevato che la celiachia è presente nel 2,5-3% delle donne con infertilità di causa sconosciuta, contro lo 0,5-1% della popolazione femminile generale. Uno studio del gruppo di ricerca di Singh et al., pubblicato su Human Reproduction (2016), ha confermato che il rischio relativo di infertilità nelle donne celiache non trattate è circa 3-6 volte superiore rispetto ai controlli sani.
I meccanismi attraverso cui la celiachia influenza la fertilità sono molteplici:
- Malassorbimento di micronutrienti: la carenza di ferro, zinco, acido folico e vitamina B12 altera la maturazione degli ovociti e compromette la qualità della fase luteale.
- Risposta autoimmune: gli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale (anti-tTG), caratteristici della celiachia, possono cross-reagire con il tessuto placentare e l’endometrio, ostacolando l’annidamento dell’embrione.
- Alterazioni ormonali: l’infiammazione cronica e la denutrizione possono provocare iperprolattinemia, riduzione dell’ormone luteinizzante (LH) e dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) e irregolarità del ciclo mestruale, fino all’amenorrea.
- Riduzione della riserva ovarica: alcune evidenze suggeriscono che lo stato infiammatorio cronico possa accelerare il declino della riserva ovarica, con valori di ormone antimulleriano (AMH) più bassi e un anticipo della menopausa anche di diversi anni.
Le conseguenze riproduttive della celiachia non trattata comprendono:
- Amenorrea o oligomenorrea
- Ritardo del menarca
- Menopausa precoce (anticipata mediamente di 4-5 anni secondo lo studio di Soni e Badawy, Fertility and Sterility, 2010)
- Infertilità inspiegata
- Aborti spontanei ricorrenti
Celiachia e gravidanza: rischi per la madre e per il nascituro
Quando la celiachia non viene diagnosticata prima del concepimento, la gravidanza può presentare complicanze specifiche. La carenza di acido folico nelle prime settimane di gestazione aumenta il rischio di difetti del tubo neurale nel feto. La carenza di ferro e di calcio espone la donna ad anemia grave e il nascituro a problemi nello sviluppo scheletrico.
I rischi documentati includono:
- Aborto spontaneo nel primo trimestre, legato alla reazione autoimmune della mucosa intestinale contro il tessuto trofoblastico
- Parto pretermine
- Ritardo di crescita intrauterina (IUGR) e basso peso alla nascita
- Distacco di placenta
- Carenza di folati con aumento del rischio di difetti del tubo neurale
Una celiachia già diagnosticata e gestita con dieta priva di glutine non comporta rischi aggiuntivi per la gravidanza. Il regime alimentare senza glutine, integrato con acido folico e ferro sotto controllo medico, non ha effetti negativi sullo sviluppo fetale né sulla composizione del latte materno durante l’allattamento.
Per approfondire il ruolo degli estrogeni durante la gravidanza e i meccanismi ormonali che regolano l’annidamento embrionario, il blog di Fertilab Barcelona contiene approfondimenti specifici.
Screening per la celiachia nelle donne con difficoltà di concepimento
A oggi non esiste uno screening sistematico per la celiachia nelle donne infertili. Tuttavia, diverse società scientifiche – tra cui l’American College of Gastroenterology e l’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) – raccomandano di considerare il test per la celiachia nei seguenti casi:
- Infertilità inspiegata dopo esclusione delle cause più comuni
- Aborti ricorrenti senza causa identificata
- Storia familiare di celiachia o di altre malattie autoimmuni
- Presenza di sintomi gastrointestinali anche lievi (gonfiore, diarrea cronica, meteorismo) o di manifestazioni extraintestinali come la dermatite erpetiforme
- Anemia sideropenica resistente alla supplementazione orale
- Carenza persistente di acido folico o vitamina D
Il percorso diagnostico prevede il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale IgA (anti-tTG IgA) e delle IgA totali come test di primo livello. In caso di positività si aggiungono gli anticorpi anti-endomisio (EMA) e, nei casi dubbi, la tipizzazione genetica HLA-DQ2/DQ8; la conferma avviene tramite biopsia duodenale in corso di gastroscopia, che evidenzia l’atrofia dei villi intestinali caratteristica della malattia.
La diagnosi sierologica è rapida e poco invasiva. Nelle pazienti con infertilità idiopatica, un semplice esame del sangue può rivelare una celiachia silente e aprire la strada a una soluzione concreta del problema riproduttivo.
Dieta senza glutine e recupero della fertilità
L’eliminazione completa del glutine dalla dieta è l’unico trattamento efficace per la celiachia. Nella maggior parte dei casi, la mucosa intestinale si rigenera nell’arco di 6-12 mesi dall’inizio della dieta, con conseguente normalizzazione dell’assorbimento dei nutrienti e regressione della risposta autoimmune.
Gli effetti positivi sulla fertilità comprendono:
- Ripristino di cicli mestruali regolari
- Normalizzazione dei livelli di ferro, zinco, acido folico e vitamina D
- Riduzione degli anticorpi anti-tTG e della reattività autoimmune a livello endometriale
- Miglioramento della qualità ovocitaria e della recettività uterina
Lo studio di Sher e Mayberry (Digestive Diseases, 1996) ha documentato che le donne celiache aderenti alla dieta senza glutine presentano tassi di concepimento sovrapponibili a quelli della popolazione generale. Una revisione più recente di Tersigni et al. (Human Reproduction Update, 2014) ha confermato che l’aderenza alla dieta riduce significativamente il rischio di aborto spontaneo e di complicanze ostetriche.
La dieta senza glutine deve essere seguita in modo rigoroso e permanente, sotto la guida di un gastroenterologo e di un nutrizionista con esperienza in celiachia. Anche tracce minime di glutine possono riattivare la risposta infiammatoria intestinale e vanificare i benefici sulla funzione riproduttiva.
Celiachia e procreazione medicalmente assistita
Nelle donne celiache che non riescono a concepire spontaneamente nonostante la dieta senza glutine, oppure in presenza di altri fattori di infertilità concomitanti, la procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un’opzione terapeutica valida.
Prima di intraprendere un percorso di PMA è fondamentale che la celiachia sia diagnosticata e sotto controllo dietetico. Le ragioni sono concrete:
- Gli anticorpi anti-tTG circolanti possono interferire con l’annidamento dell’embrione trasferito, riducendo le probabilità di successo del trattamento.
- Il malassorbimento compromette la risposta alla stimolazione ovarica farmacologica, riducendo il numero e la qualità degli ovociti recuperati.
- La carenza di nutrienti nella fase peri-concezionale aumenta il rischio di mancato annidamento e di aborto precoce.
Le tecniche di PMA utilizzabili sono le stesse previste per qualsiasi altra indicazione di infertilità: inseminazione intrauterina (IUI), fecondazione in vitro (FIVET) e iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI). La celiachia in buon controllo dietetico non costituisce una controindicazione a nessuna di queste procedure.
Per i tassi di successo aggiornati dei trattamenti di PMA presso Fertilab Barcelona si rimanda alla pagina risultati clinici.
Tiroidite autoimmune e celiachia: un’associazione da non sottovalutare
La celiachia si associa frequentemente ad altre patologie autoimmuni. Tra queste, la tiroidite di Hashimoto è la più rilevante in ambito riproduttivo. La prevalenza della tiroidite autoimmune nelle pazienti celiache raggiunge il 10-15%, contro il 2-5% della popolazione generale.
L’ipotiroidismo non compensato compromette la fertilità attraverso meccanismi propri:
- Alterazione dell’ovulazione e della fase luteale
- Iperprolattinemia secondaria
- Aumento del rischio di aborto nel primo trimestre
Quando celiachia e tiroidite coesistono, l’effetto sulla fertilità è additivo. Per questa ragione, la valutazione della funzionalità tiroidea (TSH, FT4, anticorpi anti-TPO) è raccomandata in tutte le pazienti celiache che desiderano una gravidanza.
La diagnosi e il trattamento adeguato di entrambe le condizioni – dieta senza glutine per la celiachia, terapia sostitutiva con levotiroxina per l’ipotiroidismo – consentono di ridurre significativamente i rischi riproduttivi. Per approfondire le patologie dell’ovaio che influenzano la fertilità, il blog di Fertilab Barcelona offre risorse aggiuntive.
Domande frequenti su celiachia e fertilità
Chi è celiaco può avere figli?
Sì. La celiachia diagnosticata e trattata con dieta senza glutine non impedisce di avere figli. I tassi di concepimento e di esito favorevole della gravidanza nelle donne celiache aderenti alla dieta sono paragonabili a quelli della popolazione generale. Il problema riguarda la celiachia non diagnosticata o non trattata, che può provocare infertilità, aborti ricorrenti e complicanze ostetriche.
La celiachia può causare infertilità?
La celiachia non trattata può causare infertilità attraverso diversi meccanismi: malassorbimento di nutrienti essenziali, risposta autoimmune contro l’endometrio, alterazioni ormonali e riduzione della riserva ovarica. Diversi studi stimano che il 2,5-3% dei casi di infertilità inspiegata nelle donne sia riconducibile a una celiachia non diagnosticata.
La celiachia può causare problemi sessuali?
La celiachia non trattata può provocare disturbi che influenzano indirettamente la vita sessuale: affaticamento cronico, anemia, carenze nutrizionali, alterazioni dell’umore e calo della libido. Nell’uomo, la celiachia non diagnosticata è stata associata a ipogonadismo e alterazioni dei parametri seminali. La dieta senza glutine risolve nella maggior parte dei casi anche queste problematiche.
Quali sono i danni causati dalla celiachia sulla fertilità?
I danni della celiachia non trattata sulla fertilità comprendono: amenorrea o irregolarità mestruali, menopausa precoce (anticipata in media di 4-5 anni), difetti di annidamento dell’embrione, aborti spontanei ricorrenti, parto pretermine e basso peso alla nascita. Questi effetti derivano dal malassorbimento di ferro, zinco e acido folico e dalla reattività autoimmune a livello uterino e placentare.
Si può fare la FIVET se si è celiaci?
Sì. La celiachia non rappresenta una controindicazione alla FIVET né ad altre tecniche di procreazione medicalmente assistita. La condizione necessaria è che la malattia sia diagnosticata e sotto controllo dietetico prima di iniziare il trattamento. Gli anticorpi anti-transglutaminasi circolanti in una celiachia attiva possono ridurre le probabilità di annidamento dell’embrione trasferito.
La dieta senza glutine migliora la fertilità?
Nelle donne celiache, la dieta rigorosamente priva di glutine migliora la fertilità in modo documentato. La mucosa intestinale si rigenera in 6-12 mesi, l’assorbimento dei nutrienti si normalizza e la risposta autoimmune regredisce. Studi clinici mostrano che le donne celiache aderenti alla dieta raggiungono tassi di concepimento sovrapponibili a quelli delle donne non celiache.
Celiachia e aborti ripetuti: c’è un legame?
Sì. Diversi studi hanno documentato una prevalenza di celiachia non diagnosticata superiore alla media nelle donne con aborti ricorrenti. La reazione autoimmune provocata dal glutine può danneggiare l’endometrio e il tessuto trofoblastico, compromettendo l’annidamento e il proseguimento della gravidanza. Lo screening sierologico per la celiachia è raccomandato nelle pazienti con aborti ripetuti di causa non identificata.
La celiachia influisce anche sulla fertilità maschile?
La celiachia non trattata può influire anche sulla fertilità maschile. Alcuni studi hanno riscontrato alterazioni dei parametri seminali documentabili con lo spermiogramma (riduzione della motilità e della concentrazione degli spermatozoi), ipogonadismo e disfunzione erettile in uomini celiaci non diagnosticati. L’adozione della dieta senza glutine si associa a un miglioramento dei parametri riproduttivi anche nell’uomo.
Quando fare il test per la celiachia se non si riesce a concepire?
Il test sierologico per la celiachia (anticorpi anti-tTG IgA) andrebbe considerato in tutte le donne con infertilità inspiegata, aborti ricorrenti, anemia sideropenica resistente al trattamento, o con familiarità per malattie autoimmuni. Il test è un semplice prelievo di sangue e fornisce risultati in pochi giorni.
Celiachia e gravidanza: quali integratori assumere?
Le donne celiache in gravidanza devono seguire le stesse raccomandazioni di integrazione della popolazione generale, con particolare attenzione alla copertura delle carenze più frequenti nella celiachia: acido folico (almeno 400 microgrammi/die, da iniziare prima del concepimento), ferro, calcio e vitamina D. Il tipo e il dosaggio degli integratori vanno stabiliti dal medico sulla base dei valori ematici della singola paziente. La supplementazione non sostituisce in alcun modo la dieta senza glutine.
Esiste un legame tra sensibilità al glutine non celiaca e infertilità?
La sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) è una condizione distinta dalla celiachia, in cui i sintomi gastrointestinali migliorano con l’eliminazione del glutine ma non si riscontrano anticorpi specifici né atrofia dei villi. A oggi, non esistono dati sufficienti per stabilire un nesso causale tra NCGS e infertilità. L’eventuale eliminazione del glutine in queste pazienti va discussa con il gastroenterologo e non va adottata in modo autonomo.
