Ormone antimulleriano (AMH): cos’è e a cosa serve

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

L’ormone antimulleriano (AMH) è una glicoproteina prodotta dai follicoli ovarici in crescita. Il suo dosaggio, eseguito con un semplice prelievo di sangue, serve a stimare la riserva ovarica, cioè la quantità di ovociti ancora presenti nelle ovaie. L’AMH indica la quantità, non la qualità degli ovociti, e da solo non stabilisce se una donna riuscirà a rimanere incinta. Non è un marcatore tumorale e non esiste un valore soglia che garantisca o escluda una gravidanza. Un dato importante: il livello si legge sempre insieme all’età e ad altri esami, mai come numero isolato.

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Cos’è l’ormone antimulleriano

L’AMH è una glicoproteina che nella donna viene prodotta dalle cellule della granulosa, le cellule che circondano gli ovociti all’interno dei follicoli ovarici in via di sviluppo (follicoli preantrali e antrali di piccole dimensioni). La quantità di AMH nel sangue riflette quindi il numero di questi follicoli attivi in un dato momento.

Il livello di AMH cambia nel corso della vita. Nella donna resta basso nell’infanzia, aumenta nell’età fertile e diminuisce progressivamente con il passare degli anni, fino a diventare quasi non rilevabile in prossimità della menopausa. Questa correlazione con l’età è il motivo per cui l’ormone viene usato come indicatore della riserva ovarica residua.

Una caratteristica pratica del dosaggio dell’AMH è la sua stabilità: a differenza di altri ormoni della fertilità, il valore non varia in modo significativo durante il ciclo mestruale. Il prelievo può quindi essere eseguito in qualsiasi giorno del ciclo, senza vincoli particolari di tempistica.

A cosa serve il dosaggio dell’AMH

Il dosaggio dell’AMH serve principalmente a stimare la riserva ovarica, ovvero la quantità di ovociti che restano disponibili nelle ovaie. È bene chiarire subito i limiti di questa informazione, perché è qui che nascono la maggior parte dei fraintendimenti.

L’AMH misura la quantità degli ovociti residui, non la loro qualità. La qualità ovocitaria dipende soprattutto dall’età ed è il fattore che pesa di più sulle probabilità reali di concepimento e di una gravidanza a termine. Una donna può avere una riserva numericamente buona ma ovociti di qualità ridotta per motivi legati all’età, e viceversa. Per questo il valore dell’AMH va sempre interpretato da uno specialista insieme ad altri parametri, in particolare l’età, la conta dei follicoli antrali (AFC) rilevata con l’ecografia transvaginale e, quando serve, il dosaggio dell’FSH. A differenza dell’AMH, l’FSH va misurato in un giorno preciso del ciclo, di norma tra il secondo e il quarto giorno.

Approfondisci il tema in questi contenuti dedicati:

Come si interpreta l’AMH: i valori sono orientativi

I livelli di AMH si misurano in nanogrammi per millilitro (ng/mL) oppure in picomoli per litro (pmol/L). Prima di leggere qualsiasi tabella è fondamentale tenere presente due cose: i valori variano con l’età e i range di riferimento cambiano da laboratorio a laboratorio, a seconda del metodo di analisi utilizzato. Non esistono quindi soglie assolute valide ovunque.

I seguenti valori sono puramente indicativi e non vanno letti come limiti fissi. Servono solo a dare un ordine di grandezza:

  • Valori nella norma o elevati (indicativamente intorno a 1,0-4,0 ng/mL): riserva ovarica buona e, in genere, una risposta soddisfacente prevista alla stimolazione ovarica.
  • Valori bassi (indicativamente inferiori a 1,0 ng/mL): riserva ovarica ridotta. Un valore basso non esclude di per sé una gravidanza spontanea.
  • Valori molto alti (indicativamente sopra i 4,0 ng/mL): possono corrispondere a una riserva molto abbondante oppure essere associati alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Ripetiamo il punto perché conta: questi numeri sono un riferimento generico. Solo il referto del laboratorio che ha eseguito l’esame, letto da uno specialista (in genere un ginecologo o un endocrinologo) alla luce dell’età e del quadro clinico, ha valore reale. Confrontare il proprio risultato con una tabella trovata online, senza contesto, porta spesso a conclusioni sbagliate.

L’AMH e l’età: perché i valori diminuiscono

La riserva ovarica di una donna è definita alla nascita e si riduce nel tempo, ben prima della menopausa. L’AMH riflette questo declino: mediamente i valori sono più alti nelle donne giovani e tendono a scendere con l’avanzare dell’età. Questo spiega perché lo stesso valore di AMH assume significati diversi a seconda dell’età della persona.

Un livello considerato basso per una donna di venticinque anni può rientrare nella normalità attesa per una donna vicina ai quaranta. È uno dei motivi per cui l’AMH non va mai letto come un numero isolato: senza il riferimento all’età, il dato perde gran parte del suo significato clinico. Per questo l’AMH viene spesso considerato insieme al più ampio tema dell’orologio biologico e della fertilità legata all’età.

Valori bassi e valori alti: cosa possono indicare

Un valore di AMH basso indica in genere una riserva ovarica ridotta. Può essere legato all’età, a una menopausa in avvicinamento, a un’insufficienza ovarica o a interventi e terapie che hanno interessato le ovaie. Un valore basso non significa impossibilità di concepire in modo naturale, ma è un’informazione utile per decidere tempi e strategie del percorso di fertilità.

Un valore molto alto è spesso associato alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione in cui le ovaie contengono un numero elevato di piccoli follicoli. In questi casi l’AMH elevato non va interpretato come garanzia di fertilità: la PCOS può accompagnarsi a irregolarità dell’ovulazione. Per approfondire il rapporto tra patologie ovariche e fertilità è disponibile un contenuto dedicato: malattie dell’ovaio e fertilità.

L’AMH non è un marcatore tumorale

Una domanda ricorrente riguarda la possibilità che l’AMH sia un esame oncologico. La risposta è no: l’ormone antimulleriano non è un marcatore tumorale e non viene usato per la diagnosi dei tumori. È un ormone della fertilità, il cui dosaggio serve a valutare la riserva ovarica.

L’equivoco nasce probabilmente dal fatto che, in ambiti molto specialistici e in rari tipi di tumore ovarico, l’AMH può essere monitorato dal medico come parametro di supporto in casi selezionati. Si tratta però di un uso di nicchia e distinto: nel contesto della valutazione della fertilità, l’AMH non ha alcuna funzione di screening oncologico.

Il mito del “numero magico”: l’AMH da solo non predice la gravidanza

Uno degli errori più diffusi è considerare l’AMH come un numero che stabilisce se e quando si rimarrà incinta. Non funziona così. L’AMH stima quanti ovociti restano, ma non dice nulla sulla loro qualità né garantisce che si arrivi a una gravidanza.

I fattori che pesano di più sulle probabilità reali di concepimento sono l’età e la qualità ovocitaria, non il singolo valore dell’AMH. Una donna con AMH basso può concepire spontaneamente, mentre una con AMH elevato non ha alcuna certezza aggiuntiva. Per questo non esiste una soglia di AMH che assicuri la gravidanza: il valore è un pezzo del quadro, non una previsione.

Quando fare il test dell’AMH

Il dosaggio dell’AMH può essere indicato in diverse situazioni, sempre su valutazione medica:

  • Valutazione generale della fertilità, per avere un’idea della riserva ovarica.
  • Prima di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), per pianificare il trattamento.
  • In caso di sospetto di riserva ovarica ridotta, ad esempio dopo tentativi prolungati senza gravidanza o in presenza di fattori di rischio.
  • In caso di sospetta sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), come uno degli elementi di valutazione.
  • Prima del social freezing, cioè della crioconservazione degli ovociti a scopo di preservazione della fertilità.

Poiché il valore dell’AMH non risente delle fasi del ciclo mestruale, il prelievo può essere eseguito in qualsiasi giorno, il che rende l’esame semplice da programmare.

AMH e stimolazione ovarica nella PMA

Nei percorsi di procreazione medicalmente assistita l’AMH ha un ruolo pratico importante. Insieme alla conta dei follicoli antrali, aiuta lo specialista a prevedere come le ovaie risponderanno ai farmaci della stimolazione ovarica e a personalizzare le dosi.

In linea generale, valori più alti di AMH si associano a una risposta più abbondante alla stimolazione, mentre valori più bassi possono indicare la necessità di protocolli adattati. Questa informazione serve a impostare il trattamento in modo su misura e a gestire in anticipo eventuali risposte eccessive o insufficienti. Anche in questo contesto l’AMH resta uno strumento di supporto alla decisione clinica, non un valore che da solo determina l’esito del percorso.

Domande frequenti sull’ormone antimulleriano

Quanto deve essere l’ormone antimulleriano per rimanere incinta?

Non esiste un valore di AMH che garantisca la gravidanza. L’AMH stima la quantità di ovociti residui, non la loro qualità né la reale probabilità di concepimento, che dipende soprattutto dall’età. Una donna con AMH basso può concepire spontaneamente e un valore alto non offre alcuna certezza in più. Il dato va sempre letto insieme all’età e ad altri esami.

L’AMH è un marcatore tumorale?

No. L’ormone antimulleriano non è un marcatore tumorale e non serve per la diagnosi dei tumori. È un ormone della fertilità, usato per stimare la riserva ovarica.

Quando fare il test ormone antimulleriano?

Il test è indicato per la valutazione della fertilità, prima di un percorso di procreazione medicalmente assistita, in caso di sospetta riserva ovarica ridotta o di sindrome dell’ovaio policistico, e prima del social freezing. Poiché il valore non dipende dal ciclo mestruale, il prelievo può essere fatto in qualsiasi giorno.

Quanto deve essere l’AMH a 35 anni?

Non esiste un valore univoco valido per tutte. I valori di riferimento diminuiscono con l’età e variano da laboratorio a laboratorio. A 35 anni il risultato va interpretato dallo specialista rispetto al range del laboratorio che ha eseguito l’esame e al quadro clinico complessivo, non confrontato con tabelle generiche.

Come si misura l’ormone antimulleriano?

Con un semplice prelievo di sangue venoso. Non richiede preparazioni particolari e, dato che il valore non varia in modo rilevante durante il ciclo, il prelievo può essere eseguito in qualsiasi giorno del mese.

L’AMH misura la qualità degli ovociti?

No. L’AMH stima la quantità di ovociti residui, cioè la riserva ovarica, ma non la loro qualità. La qualità ovocitaria dipende soprattutto dall’età ed è il fattore che influenza di più le probabilità di gravidanza.

Un AMH basso significa che non potrò avere figli?

No. Un valore basso indica una riserva ovarica ridotta, ma non esclude una gravidanza spontanea. Fornisce un’informazione utile per decidere insieme allo specialista i tempi e le strategie del percorso di fertilità.

Un AMH alto è sempre positivo?

Non necessariamente. Valori molto alti possono indicare una riserva abbondante, ma sono spesso associati alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), che può accompagnarsi a irregolarità dell’ovulazione. Un valore elevato non va quindi letto come garanzia di fertilità.

L’AMH cambia durante il ciclo mestruale?

No, o comunque in modo trascurabile. È una delle caratteristiche che rendono comodo il dosaggio: il prelievo si può programmare in qualsiasi giorno del ciclo.

Perché l’AMH diminuisce con l’età?

Perché la riserva ovarica è definita alla nascita e si riduce nel tempo. L’AMH riflette il numero di follicoli attivi, che cala progressivamente con l’età fino a diventare quasi non rilevabile in prossimità della menopausa.

A cosa serve l’AMH nella procreazione medicalmente assistita?

Aiuta lo specialista a prevedere la risposta delle ovaie alla stimolazione ovarica e a personalizzare le dosi dei farmaci, insieme alla conta dei follicoli antrali. Resta uno strumento di supporto alla decisione clinica, non un valore che da solo determina l’esito del trattamento.

I valori di AMH sono uguali in tutti i laboratori?

No. I range di riferimento cambiano in base al metodo di analisi usato da ciascun laboratorio. Per questo il risultato va sempre confrontato con i valori di riferimento indicati nel referto del laboratorio che ha eseguito l’esame.

Autore
Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
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Data di pubblicazione
7 Marzo 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

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