Quanti embrioni diventano blastocisti: la guida

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Non tutti gli embrioni fecondati raggiungono lo stadio di blastocisti al quinto o sesto giorno di coltura. La proporzione varia da ciclo a ciclo e dipende soprattutto dall’età della donna, dalla qualità ovocitaria e seminale e dalle condizioni del laboratorio: in alcuni cicli arrivano a blastocisti quasi tutti gli embrioni, in altri solo una parte o nessuno. È un fenomeno biologico normale, una selezione che avviene anche in natura e che in laboratorio diventa semplicemente osservabile. Le percentuali riferite al singolo percorso vanno sempre valutate con il centro di PMA che segue la coppia; i dati aggiornati del nostro centro sono consultabili nella pagina risultati clinici.

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Cos’è una blastocisti

La blastocisti è un embrione al quinto o sesto giorno di sviluppo, con una struttura molto più complessa rispetto ai giorni precedenti. È formata da circa 200 cellule già organizzate in due gruppi distinti: la massa cellulare interna, da cui si svilupperà l’embrione vero e proprio, e il trofoblasto, lo strato esterno che darà origine alla placenta. Al suo interno si forma anche una cavità piena di liquido chiamata blastocele.

Raggiungere questo stadio segna il passaggio da un semplice aggregato di cellule a un embrione con una prima organizzazione funzionale. È la fase che precede immediatamente l’impianto nell’utero, motivo per cui la coltura fino a blastocisti è diventata un riferimento nei laboratori di riproduzione assistita.

La coltura fino al giorno 5-6

Dopo la fecondazione in vitro, l’embrione resta in coltura all’interno di incubatori che riproducono le condizioni dell’apparato riproduttivo femminile: temperatura, umidità e composizione dei gas vengono controllate con precisione. Il laboratorio osserva lo sviluppo giorno per giorno, valutando se l’embrione procede secondo le tappe attese.

Portare la coltura fino al giorno 5-6, anziché trasferire in seconda o terza giornata, permette di osservare quali embrioni superano i momenti critici dello sviluppo. Solo gli embrioni con un buon potenziale continuano a dividersi in modo ordinato fino a formare la blastocisti. Questo prolungamento, chiamato anche coltura estesa, è possibile grazie ai terreni di coltura e alle tecnologie di incubazione oggi disponibili, inclusi gli incubatori time-lapse che seguono lo sviluppo in modo continuo senza estrarre gli embrioni dall’incubatore.

Le tappe dello sviluppo embrionale giorno per giorno

Lo sviluppo dell’embrione segue una sequenza abbastanza definita nei primi giorni dopo la fecondazione:

  • Giorno 0: fecondazione. L’ovocita viene fecondato dallo spermatozoo e si osserva la formazione dello zigote.
  • Giorno 1: si confermano i due pronuclei, uno di origine materna e uno paterna. È il segno che la fecondazione è avvenuta correttamente.
  • Giorno 2: l’embrione si divide e raggiunge in genere lo stadio di 2-4 cellule.
  • Giorno 3: prosegue la divisione fino a circa 6-8 cellule. In questa fase avviene un passaggio decisivo, l’attivazione del genoma embrionale.
  • Giorno 4: le cellule si compattano e formano la morula, con un numero di cellule più elevato che iniziano ad aderire tra loro.
  • Giorno 5-6: si forma la blastocisti, con la cavità interna e i due gruppi cellulari distinti. È lo stadio in cui l’embrione è pronto per il trasferimento o per la crioconservazione.

I tempi possono variare di alcune ore da embrione a embrione. Un embrione che raggiunge la blastocisti in sesta giornata anziché in quinta non è necessariamente di qualità inferiore.

Quanti embrioni raggiungono in media lo stadio di blastocisti

Non esiste una percentuale fissa e valida per tutti. Quello che in laboratorio viene chiamato tasso di formazione di blastocisti, cioè la quota di embrioni fecondati che arriva al giorno 5-6, varia molto da caso a caso: in un ciclo alcuni embrioni si arrestano prima, altri arrivano fino alla blastocisti, e la proporzione cambia sensibilmente in base a tre fattori principali:

  • L’età della donna, che incide in modo determinante sulla qualità degli ovociti e quindi sul potenziale di sviluppo degli embrioni.
  • La qualità ovocitaria e seminale, che influenza sia la fecondazione sia la capacità dell’embrione di procedere nelle divisioni successive.
  • Le condizioni del laboratorio, dai terreni di coltura ai sistemi di incubazione, che sostengono lo sviluppo fino al giorno 5-6.

Per questo la stima realistica sul proprio caso può essere fornita solo dal centro che segue la coppia, dopo aver valutato il numero di ovociti maturi, il tasso di fecondazione e la dinamica di sviluppo osservata. I tassi specifici del nostro centro sono riportati nella pagina risultati clinici.

Perché alcuni embrioni si arrestano prima

Quando un embrione non arriva a blastocisti si parla di arresto dello sviluppo. È un evento frequente e nella maggior parte dei casi riflette una selezione naturale: gli embrioni che si fermano difficilmente avrebbero dato luogo a una gravidanza. Le cause principali sono di ordine biologico.

Un fattore centrale è l’attivazione del genoma embrionale. Nei primissimi giorni l’embrione si sviluppa grazie alle riserve fornite dall’ovocita. Intorno alla terza giornata deve iniziare a utilizzare il proprio patrimonio genetico: gli embrioni che non riescono a compiere questo passaggio si arrestano.

Un secondo fattore molto rilevante sono le aneuploidie, cioè le alterazioni nel numero di cromosomi. Un embrione con un corredo cromosomico anomalo tende a fermarsi durante la coltura oppure, se prosegue, ha minori probabilità di impiantarsi. La frequenza delle aneuploidie aumenta con l’età materna, il che spiega in parte perché la proporzione di embrioni che arriva a blastocisti si riduca con l’avanzare dell’età.

I vantaggi della coltura a blastocisti

Prolungare la coltura fino al quinto o sesto giorno offre un vantaggio pratico: consente al laboratorio di selezionare gli embrioni con il maggior potenziale di sviluppo. Osservare gli embrioni per più giorni fornisce informazioni che non sarebbero disponibili con un trasferimento in seconda o terza giornata.

Questa selezione permette in molti casi di trasferire un solo embrione con buone probabilità, riducendo il ricorso al trasferimento multiplo e quindi il rischio di gravidanza gemellare. La qualità della blastocisti viene valutata con criteri morfologici che considerano il grado di espansione della cavità e l’aspetto della massa cellulare interna e del trofoblasto, secondo sistemi di classificazione condivisi nei laboratori. Il trasferimento di una singola blastocisti è oggi una strategia adottata proprio per coniugare buoni risultati e minori rischi ostetrici. La blastocisti inoltre è lo stadio più adatto sia per il trasferimento a fresco sia per la crioconservazione, e per l’eventuale biopsia embrionale in vista del PGT-A.

Quanti embrioni trasferire

Il numero di embrioni da trasferire viene deciso caso per caso, tenendo conto dell’età della donna, della qualità degli embrioni disponibili e della storia clinica della coppia. La tendenza attuale nella medicina riproduttiva è quella di privilegiare il trasferimento di un singolo embrione, in particolare quando si dispone di una blastocisti di buona qualità, per contenere il rischio di gravidanze multiple.

La normativa spagnola in materia di riproduzione assistita consente il trasferimento di un massimo di tre embrioni per ciclo, ma il limite di legge non coincide con la scelta clinica: nella pratica il numero effettivo è quasi sempre inferiore e viene concordato con la coppia. Gli embrioni non trasferiti e idonei possono essere crioconservati per un successivo transfer di blastocisti congelate.

Il ruolo del PGT-A

Il PGT-A, il test genetico preimpianto per le aneuploidie, analizza il corredo cromosomico dell’embrione prima del trasferimento. Si esegue tramite una biopsia di alcune cellule del trofoblasto della blastocisti, senza intaccare la massa cellulare interna da cui si svilupperà l’embrione. Proprio perché richiede un numero adeguato di cellule, il PGT-A si effettua sulla blastocisti e non sugli stadi precedenti.

L’obiettivo è individuare gli embrioni con un numero corretto di cromosomi, così da orientare la scelta di quale trasferire. Non è un esame indicato per tutte le coppie: l’opportunità di eseguirlo dipende da fattori come l’età materna, la storia riproduttiva e la presenza di aborti ripetuti o di ripetuti fallimenti dell’impianto. La decisione va valutata con il centro di PMA. Chi ha già affrontato insuccessi può approfondire le principali cause di fallimento dell’impianto.

Domande frequenti sullo sviluppo a blastocisti

Quanti embrioni possono raggiungere lo stadio di blastocisti?

Non c’è un numero fisso. In un ciclo possono arrivare a blastocisti tutti gli embrioni, solo una parte o nessuno. La proporzione dipende dall’età della donna, dalla qualità ovocitaria e seminale e dalle condizioni del laboratorio, e va valutata caso per caso con il centro di PMA.

Quanto ci mette un embrione a diventare blastocisti?

In genere l’embrione raggiunge lo stadio di blastocisti al quinto o sesto giorno dopo la fecondazione. Passa prima per lo stadio di morula in quarta giornata. Una formazione in sesta giornata anziché in quinta rientra nella normale variabilità dello sviluppo.

Perché un embrione non diventa blastocisti?

Perché si arresta nello sviluppo, in genere per una selezione naturale. Le cause principali sono la mancata attivazione del genoma embrionale intorno alla terza giornata e le aneuploidie, cioè le alterazioni del numero di cromosomi, la cui frequenza aumenta con l’età materna.

Cos’è l’attivazione del genoma embrionale?

Nei primi giorni l’embrione si sviluppa grazie alle riserve dell’ovocita. Intorno alla terza giornata deve iniziare a usare il proprio patrimonio genetico: gli embrioni che non riescono a compiere questo passaggio smettono di dividersi e si fermano.

Che differenza c’è tra morula e blastocisti?

La morula è lo stadio della quarta giornata, quando le cellule si compattano e aderiscono tra loro. La blastocisti è lo stadio successivo, al quinto o sesto giorno, con una cavità interna e due gruppi cellulari distinti: la massa cellulare interna e il trofoblasto.

Quanti embrioni per transfer?

Il numero si decide caso per caso in base all’età della donna, alla qualità degli embrioni e alla storia clinica. La tendenza attuale è trasferire un singolo embrione, soprattutto se si dispone di una blastocisti di buona qualità, per ridurre il rischio di gravidanze multiple.

È meglio trasferire in terza giornata o in blastocisti?

La coltura fino a blastocisti consente di osservare gli embrioni più a lungo e di selezionare quelli con il maggior potenziale di sviluppo. La scelta tra i due tempi di trasferimento viene comunque valutata dal centro in base alla situazione specifica della coppia.

Un embrione che diventa blastocisti dà sicuramente una gravidanza?

No. Raggiungere lo stadio di blastocisti è un buon segnale di sviluppo, ma l’impianto dipende anche dalla ricettività dell’utero, dal corredo cromosomico dell’embrione e dalla sincronizzazione tra embrione ed endometrio.

A cosa serve il PGT-A sulla blastocisti?

Il PGT-A analizza il numero di cromosomi dell’embrione tramite una biopsia di alcune cellule del trofoblasto della blastocisti. Serve a individuare gli embrioni con corredo cromosomico corretto. Non è indicato per tutte le coppie e la sua opportunità va valutata con il centro.

Perché la percentuale di blastocisti cala con l’età?

Con l’avanzare dell’età materna aumenta la frequenza delle aneuploidie negli ovociti, e di conseguenza negli embrioni. Gli embrioni con alterazioni cromosomiche tendono ad arrestarsi durante la coltura, riducendo la proporzione che arriva a blastocisti.

Gli embrioni che arrivano a blastocisti si possono congelare?

Sì. La blastocisti è lo stadio più adatto alla crioconservazione. Gli embrioni idonei non trasferiti nel ciclo a fresco possono essere congelati e utilizzati in un successivo transfer di blastocisti congelate.

Quali percentuali di successo posso aspettarmi nel mio caso?

Le percentuali dipendono da molti fattori individuali e vanno valutate con il centro che segue il percorso. I dati aggiornati del nostro centro sono consultabili nella pagina risultati clinici.

Autore
Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
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Data di pubblicazione
24 Dicembre 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

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