Cos’è l’adenomiosi
Nell’adenomiosi le ghiandole e lo stroma endometriali, che normalmente rivestono la cavità interna dell’utero, si trovano infiltrati nel miometrio, lo strato muscolare della parete uterina. Questo tessuto risente dei fisiologici cambiamenti ormonali del ciclo ovarico e periodicamente può diventare un focolaio infiammatorio. Con la menopausa, quando l’ovaio smette di funzionare, il processo tende a spegnersi.
Tramite le immagini diagnostiche si distinguono due forme:
- adenomiosi focale, circoscritta a una regione dell’utero, in genere più lieve;
- adenomiosi diffusa, estesa a tutta la parete uterina, che rende l’utero più voluminoso e irregolare e si associa a un quadro più complesso.
Differenza tra adenomiosi, endometriosi e fibromi
Adenomiosi ed endometriosi condividono lo stesso tipo di tessuto fuori sede, ma la localizzazione è diversa. Nell’adenomiosi il tessuto endometriale cresce dentro il muscolo dell’utero; nell’endometriosi cresce fuori dall’utero, per esempio su ovaie, tube o peritoneo. Le due condizioni possono coesistere nella stessa paziente.
I fibromi uterini (o miomi) sono invece tumori benigni formati da tessuto muscolare e fibroso, non da tessuto endometriale. Anche i fibromi possono aumentare il volume dell’utero e causare mestruazioni abbondanti, ma hanno natura e comportamento diversi dall’adenomiosi. Non è raro che la diagnosi di adenomiosi si accompagni al riscontro di endometriosi o di fibromatosi uterina.
Cause e fattori di rischio
Le cause dell’adenomiosi non sono del tutto chiarite. Tra i fattori associati a un rischio maggiore vengono descritti l’età (la diagnosi è più frequente a partire dai 30 anni, con una fascia che arriva fino ai 40-50 anni), la parità (le donne che hanno avuto una o più gravidanze) e i pregressi interventi chirurgici sull’utero, che possono interessare la barriera tra endometrio e miometrio. Sono segnalati anche casi insorti in adolescenza, ma sono più rari.
Sintomi dell’adenomiosi
L’adenomiosi è spesso silente e può passare inosservata, venendo scoperta come reperto occasionale. Quando è sintomatica, i disturbi possono incidere sulla qualità della vita:
- mestruazioni abbondanti (menorragia), a volte con presenza di coaguli;
- dismenorrea: dolore pelvico intenso durante le mestruazioni;
- dolore pelvico cronico, anche al di fuori del ciclo;
- dispareunia: dolore durante i rapporti sessuali;
- metrorragia: sanguinamento uterino anomalo tra due cicli.
Indagare la sintomatologia, quando presente, è un passo importante per il ginecologo, perché aiuta a orientare la diagnosi.
Come si diagnostica l’adenomiosi
In passato l’adenomiosi era spesso trascurata e molte diagnosi arrivavano solo dopo l’esame dell’utero rimosso chirurgicamente. Oggi si riconosce con tecniche non invasive:
- ecografia transvaginale, eseguita da operatori esperti: consente di osservare l’aspetto di apparente fusione tra endometrio e miometrio, con l’ispessimento della zona giunzionale (la giunzione endometrio-miometriale), e le alterazioni tipiche della parete;
- risonanza magnetica pelvica, utile per definire con precisione l’estensione e la sede dei focolai, in particolare nelle forme diffuse.
Grazie a questi strumenti l’adenomiosi viene diagnosticata anche in donne giovani che si rivolgono al medico per sanguinamento anomalo, dolore pelvico o difficoltà a concepire. Un aspetto importante della diagnosi è capire se la malattia sia focale o diffusa e quanto sia estesa: sono informazioni che orientano sia il controllo dei sintomi sia la strategia da adottare in caso di ricerca di una gravidanza. In diversi casi la diagnosi arriva proprio durante gli accertamenti per infertilità, quando l’utero viene studiato in modo mirato.
Adenomiosi e fertilità: perché può ostacolare l’impianto
Diversi studi hanno mostrato una correlazione tra adenomiosi e infertilità, anche se i meccanismi biologici non sono ancora del tutto chiariti. L’ipotesi principale è che la malattia crei un ambiente uterino sfavorevole all’annidamento dell’embrione.
Nei tessuti interessati dall’adenomiosi sono state descritte alterazioni che possono influire su fasi delicate del concepimento:
- contrattilità uterina alterata, con un trasporto verso l’utero meno efficiente;
- recettività endometriale ridotta, per una diversa espressione di fattori coinvolti nell’impianto e nello sviluppo della placenta;
- aumento dei livelli di prostaglandine, segno di infiammazione locale;
- minore risposta al progesterone, ormone che regola geni fondamentali per l’annidamento;
- aumento dell’ossido nitrico in cavità uterina e volume uterino anomalo.
L’effetto complessivo è una riduzione della capacità di ottenere e portare avanti una gravidanza. L’entità dell’impatto non è però uguale per tutte: dipende dall’estensione della malattia e dalla sua forma, con le adenomiosi diffuse in genere più incisive rispetto alle forme focali circoscritte. La presenza contemporanea di endometriosi può accentuare la difficoltà. Per approfondire i motivi per cui un embrione può non attecchire, si può leggere l’articolo sulle principali cause del fallimento dell’impianto.
Adenomiosi, gravidanza e rischio di aborto
L’adenomiosi è associata a effetti negativi sulla fertilità indipendentemente dalla modalità del concepimento. Le pazienti possono andare incontro più spesso ad aborto spontaneo, parto pretermine e alcune complicanze della gravidanza. Per questo, quando si programma una gravidanza in presenza di adenomiosi, è utile un counselling ginecologico e un monitoraggio attento del percorso, sia esso naturale o assistito.
Adenomiosi e PMA: la gestione prima del transfer
Nella procreazione medicalmente assistita l’adenomiosi può spiegare alcuni casi di ripetuti fallimenti di impianto, indipendentemente dalla qualità degli ovociti. La gestione mira a preparare un ambiente uterino più favorevole prima del transfer embrionale, in particolare nei percorsi di fecondazione in vitro (FIVET).
In casi selezionati si valuta una soppressione ormonale con analoghi del GnRH, farmaci che riducono temporaneamente la produzione di estrogeni e possono attenuare i focolai di adenomiosi. Questa strategia va personalizzata: una stimolazione troppo prolungata può richiedere dosi maggiori di gonadotropine e ridurre la resa in ovociti, quindi le indicazioni e la durata vengono decise dallo specialista in base al singolo caso, alla riserva ovarica e alla forma di adenomiosi. Nelle forme diffuse e nelle pazienti con riserva ovarica conservata questa preparazione può risultare più indicata, spesso in vista del transfer di embrioni congelati.
Trattamenti dell’adenomiosi
Non esiste una cura unica per tutte le pazienti. L’approccio dipende dai sintomi, dall’età e dal desiderio di gravidanza:
- terapia medica per il controllo dei sintomi, in particolare del dolore e del sanguinamento abbondante;
- chirurgia conservativa in casi selezionati, che punta a rimuovere o ridurre i focolai preservando l’utero;
- preparazione dedicata prima della PMA, come descritto sopra, quando l’obiettivo è la gravidanza.
La scelta va sempre discussa con il ginecologo. Chi affronta un percorso di procreazione assistita può consultare i risultati clinici per farsi un’idea degli esiti dei trattamenti.
Domande frequenti su adenomiosi e fertilità
Chi soffre di adenomiosi può avere figli?
Sì. Avere l’adenomiosi non significa non poter avere figli. La condizione può ridurre le probabilità di concepimento naturale e aumentare il rischio di aborto o di parto pretermine, ma molte donne riescono a diventare madri, in alcuni casi ricorrendo alla procreazione medicalmente assistita. Una valutazione ginecologica preventiva aiuta a definire il percorso più adatto.
Cosa provoca l’adenomiosi?
Le cause non sono del tutto chiare. Si ritiene che concorrano fattori legati all’età, alle gravidanze pregresse e ai precedenti interventi chirurgici sull’utero, che possono alterare la barriera tra endometrio e parete muscolare. Anche i cambiamenti ormonali del ciclo influenzano l’andamento dei focolai.
Qual è la percentuale di donne con adenomiosi?
La frequenza varia molto in base alla popolazione studiata e ai metodi diagnostici usati, quindi non esiste un dato unico e definitivo. La diagnosi è più comune nelle donne adulte, mentre è rara prima dei 20 anni. Per un dato riferito al proprio caso è meglio parlarne con il ginecologo.
Cosa succede se non curo l’adenomiosi?
In assenza di trattamento i sintomi, quando presenti, possono persistere o accentuarsi, con mestruazioni abbondanti, dolore pelvico e dispareunia. Sul piano riproduttivo l’adenomiosi non trattata può continuare a ostacolare l’impianto e a favorire aborti. Trattare i sintomi e preparare l’utero prima di una gravidanza può migliorare la situazione.
Che differenza c’è tra adenomiosi ed endometriosi?
In entrambe c’è tessuto endometriale fuori dalla sua sede naturale. Nell’adenomiosi cresce dentro il muscolo dell’utero, nell’endometriosi cresce all’esterno dell’utero, per esempio su ovaie o peritoneo. Le due condizioni possono coesistere.
L’adenomiosi è la stessa cosa di un fibroma?
No. Il fibroma è un tumore benigno di tessuto muscolare e fibroso, mentre l’adenomiosi è tessuto endometriale infiltrato nella parete uterina. Entrambi possono ingrossare l’utero e causare mestruazioni abbondanti, ma hanno natura diversa.
Come si diagnostica l’adenomiosi?
Con l’ecografia transvaginale eseguita da operatori esperti e, quando serve definire meglio l’estensione, con la risonanza magnetica pelvica. Sono esami non invasivi che hanno reso possibile la diagnosi anche in donne giovani e asintomatiche.
L’adenomiosi è un tumore?
No. L’adenomiosi è una condizione benigna: il tessuto endometriale si infiltra nel muscolo dell’utero, ma non si tratta di una neoplasia maligna.
L’adenomiosi si può curare?
Non esiste un’unica cura valida per tutte. Si possono controllare i sintomi con la terapia medica e, in casi selezionati, ricorrere alla chirurgia conservativa. Con la menopausa il quadro tende a spegnersi. Quando l’obiettivo è la gravidanza, si prepara l’utero prima del concepimento o del transfer.
Perché l’adenomiosi rende più difficile l’impianto dell’embrione?
Perché altera la contrattilità e la recettività dell’utero e crea un ambiente infiammato, meno favorevole all’annidamento dell’embrione. A questo si aggiunge una ridotta risposta al progesterone, ormone importante per l’impianto.
È utile la soppressione con GnRH prima del transfer?
In casi selezionati sì. Gli analoghi del GnRH riducono temporaneamente gli estrogeni e possono attenuare i focolai di adenomiosi prima del transfer di embrioni congelati. È una scelta da personalizzare con lo specialista, perché una soppressione troppo lunga può influire sulla stimolazione e sulla resa in ovociti.
Adenomiosi e problemi dell’ovaio sono collegati?
Sono condizioni distinte, ma nella valutazione della fertilità il ginecologo considera l’utero e le ovaie insieme. Per approfondire il ruolo dell’ovaio si può leggere l’articolo sulle malattie dell’ovaio e fertilità.
L’adenomiosi è collegata all’iperplasia endometriale?
Sono alterazioni diverse dell’endometrio, ma entrambe riguardano la salute della mucosa uterina e possono incidere sulla fertilità. Un approfondimento è disponibile nell’articolo su iperplasia endometriale e fertilità.
