Transfer di blastocisti congelate: guida completa

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Il transfer di blastocisti congelate, o FET (frozen embryo transfer), è il trasferimento in utero di un embrione che ha raggiunto lo stadio di blastocisti in quinta o sesta giornata, è stato vitrificato e viene poi scongelato al momento opportuno. La blastocisti scongelata viene collocata nella cavità uterina con un catetere sottile, dopo aver preparato l’endometrio per accogliere l’impianto. È una procedura ambulatoriale, rapida e in genere indolore, che non richiede anestesia. Il test di gravidanza si esegue circa 9-14 giorni dopo il transfer, con il dosaggio delle Beta-hCG nel sangue.

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Cos’è la blastocisti e perché si congela

La blastocisti è lo stadio di sviluppo che l’embrione raggiunge intorno al quinto o sesto giorno dopo la fecondazione. In questa fase l’embrione è composto da un numero elevato di cellule già organizzate in due gruppi distinti: la massa cellulare interna, da cui si svilupperà il feto, e il trofoectoderma, da cui deriverà la placenta. Non tutti gli embrioni fecondati in laboratorio arrivano a questo stadio: solo una parte prosegue lo sviluppo fino alla blastocisti, ed è proprio questa selezione naturale a identificare gli embrioni con il maggiore potenziale di sviluppo.

Coltivare l’embrione fino alla blastocisti e poi vitrificarlo permette di trasferire in utero l’embrione con le caratteristiche di sviluppo più solide nel momento in cui l’organismo della donna è nelle condizioni migliori per riceverlo. Il congelamento consente inoltre di conservare gli embrioni in sovrannumero per un tentativo successivo o per un’eventuale seconda gravidanza, senza dover ripetere la stimolazione ovarica e il prelievo degli ovociti.

Vitrificazione e sopravvivenza allo scongelamento

La vitrificazione è la tecnica di congelamento oggi più diffusa per gli embrioni. Consiste in un raffreddamento ultra-rapido in azoto liquido, con temperature che si aggirano intorno ai -196°C. La velocità del processo è l’elemento chiave: portando l’embrione a temperature così basse in tempi brevissimi si evita la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule, che altrimenti le danneggerebbero. La vitrificazione ha di fatto sostituito i vecchi metodi di congelamento lento proprio perché protegge meglio la struttura cellulare dell’embrione.

Al momento del transfer la blastocisti viene scongelata in laboratorio, riportata a temperatura ambiente e controllata dall’embriologo per verificarne l’integrità e la ripresa dello sviluppo. Il tasso di sopravvivenza alla devitrificazione, cioè la quota di embrioni che supera integro lo scongelamento e riprende lo sviluppo, è molto elevato. La sopravvivenza dipende comunque da diversi fattori, tra cui la qualità dell’embrione al momento della vitrificazione, la corretta esecuzione delle procedure di congelamento e scongelamento e le caratteristiche del singolo caso. Per questo motivo la vitrificazione va eseguita in laboratori di embriologia qualificati.

Transfer di embrioni congelati o a fresco: quando si sceglie

Il transfer a fresco prevede il trasferimento dell’embrione pochi giorni dopo il prelievo degli ovociti, nello stesso ciclo di stimolazione. Nel transfer congelato, invece, l’embrione viene vitrificato e trasferito in un ciclo successivo, dopo aver preparato l’endometrio in modo dedicato.

Per anni si è ritenuto che il transfer a fresco fosse la scelta preferibile. Gli studi degli ultimi anni hanno mostrato che il transfer congelato è una strategia altrettanto valida e in alcune situazioni può risultare la scelta di elezione. La preferenza per l’una o l’altra opzione dipende da diversi fattori clinici:

  • la risposta dell’ovaio alla stimolazione e il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS);
  • la necessità di eseguire una diagnosi genetica preimpianto, che richiede tempi tecnici incompatibili con il transfer a fresco;
  • lo stato dell’endometrio nel ciclo di stimolazione, che non sempre è ricettivo nel momento del prelievo;
  • l’età della paziente, il numero e la qualità degli embrioni disponibili e i precedenti tentativi.

Sui tassi di successo del transfer congelato rispetto a quello a fresco puoi consultare i dati aggiornati nella pagina risultati clinici.

La strategia freeze-all e la riduzione dell’OHSS

Con freeze-all si intende la scelta di vitrificare tutti gli embrioni ottenuti e rimandare il transfer a un ciclo successivo, invece di trasferirne uno a fresco. Questa strategia nasce da un vantaggio clinico concreto: separare la fase di stimolazione ovarica da quella di trasferimento.

Nel ciclo di stimolazione i livelli ormonali sono elevati e possono alterare la ricettività dell’endometrio, oltre ad aumentare il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica. Congelando tutti gli embrioni e trasferendoli in un ciclo dedicato si permette all’organismo di tornare a un equilibrio ormonale fisiologico e si prepara l’endometrio nelle condizioni migliori. Il freeze-all è particolarmente indicato nelle pazienti ad alto rischio di OHSS e in tutti i casi in cui l’endometrio del ciclo di stimolazione non risulti adeguato al trasferimento.

Preparazione dell’endometrio: ciclo naturale o sostituito

Perché la blastocisti possa impiantarsi, l’endometrio deve avere lo spessore adeguato, con il tipico aspetto trilaminare all’ecografia, e trovarsi nella finestra di ricettività, il periodo in cui è predisposto ad accogliere l’embrione. La preparazione richiede in genere alcune settimane e viene monitorata con ecografie transvaginali e, quando serve, con dosaggi ormonali. Esistono due approcci principali.

Ciclo naturale

Nel ciclo naturale il transfer viene sincronizzato con l’ovulazione spontanea della donna. Il ginecologo monitora la crescita del follicolo e lo spessore dell’endometrio, individua il momento dell’ovulazione, di norma seguendo il picco dell’ormone LH, e programma il transfer di conseguenza. È un percorso che riduce al minimo la terapia farmacologica ed è indicato nelle donne con cicli mestruali regolari e ovulazione spontanea.

Ciclo sostituito con estrogeni e progesterone

Nel ciclo sostituito, detto anche ciclo medicato, la preparazione dell’endometrio è affidata a una terapia ormonale. Si somministrano prima estrogeni per far crescere l’endometrio fino allo spessore adeguato, poi si aggiunge il progesterone, che porta l’endometrio nella fase di ricettività e definisce il momento del transfer. Questo schema consente di programmare il trasferimento con precisione, indipendentemente dall’ovulazione spontanea, ed è utile nelle donne con cicli irregolari o assenti.

In alcuni casi, soprattutto dopo ripetuti fallimenti d’impianto, il ginecologo può valutare esami aggiuntivi per definire con maggiore precisione la finestra di ricettività endometriale prima di programmare il transfer.

Come avviene la procedura di transfer

Il giorno del transfer la blastocisti viene scongelata e valutata dall’embriologo. La procedura vera e propria dura pochi minuti e non richiede anestesia. La donna viene posizionata come per una visita ginecologica; il ginecologo inserisce un catetere sottile e flessibile attraverso la cervice fino alla cavità uterina, sotto guida ecografica addominale. La blastocisti viene rilasciata delicatamente nel punto individuato come più favorevole all’impianto, poi il catetere viene rimosso e controllato al microscopio per verificare che l’embrione sia stato trasferito.

Nella maggior parte dei casi il transfer è indolore e viene descritto come simile a un pap-test. Dopo un breve periodo di riposo la donna può tornare alle proprie attività quotidiane. Non è dimostrato che il riposo assoluto migliori l’esito del trasferimento.

Dopo quanto avviene l’attecchimento e quando fare il test

Dopo il transfer, la blastocisti impiega alcuni giorni per completare la fuoriuscita dalla zona pellucida e aderire all’endometrio, dando inizio all’annidamento. Nel caso di una blastocisti di quinta giornata questo processo avviene in genere entro pochi giorni dal trasferimento, poiché l’embrione è già in uno stadio avanzato di sviluppo. Puoi approfondire questa fase nella pagina dedicata alla nidazione o annidamento.

Nei giorni successivi al transfer prosegue la terapia di supporto della fase luteale, di solito a base di progesterone, che favorisce il mantenimento dell’endometrio e vicaria la funzione del corpo luteo, poco attivo o assente nel ciclo sostituito. Il test di gravidanza si esegue circa 9-14 giorni dopo il transfer, tramite il dosaggio delle Beta-hCG nel sangue, più affidabile del test urinario in questa fase. Anticipare il test rischia di dare risultati non attendibili. Per i comportamenti da tenere in questo periodo trovi indicazioni nella pagina consigli dopo il transfer embrionale.

Cosa fare dopo il transfer

Nei giorni dopo il transfer non sono richieste precauzioni particolari oltre a quelle indicate dal ginecologo. In generale conviene mantenere uno stile di vita regolare, seguire con precisione la terapia ormonale prescritta, evitare sforzi fisici intensi e situazioni di stress eccessivo. Non serve restare a letto: la vita quotidiana normale non compromette l’impianto.

Nel periodo di attesa alcune donne notano lievi sintomi come piccole perdite, tensione al seno o crampi addominali. Sono manifestazioni aspecifiche, che possono dipendere dalla terapia con progesterone e non permettono di prevedere l’esito. Per orientarti trovi un approfondimento nella pagina sui sintomi dopo il transfer embrionale. Se un transfer non porta a gravidanza, il ginecologo valuta le possibili cause insieme alla coppia: le principali cause di fallimento dell’impianto aiutano a impostare i tentativi successivi.

Domande frequenti sul transfer di blastocisti congelate

Quando si fa il transfer di una blastocisti congelata?

Il transfer si esegue quando l’endometrio è pronto ad accogliere l’embrione, cioè ha raggiunto lo spessore adeguato ed è nella finestra di ricettività. La preparazione richiede in genere alcune settimane. Nel ciclo naturale il transfer è sincronizzato con l’ovulazione spontanea; nel ciclo sostituito è la terapia con estrogeni e progesterone a definire il momento del trasferimento. La blastocisti viene scongelata poche ore prima.

Dopo quanto tempo si impianta una blastocisti congelata?

Una blastocisti è un embrione già in uno stadio avanzato di sviluppo, quindi l’annidamento avviene di norma entro pochi giorni dal transfer. Il processo non è percepibile dalla donna e la sua conferma arriva solo con il test di gravidanza. Approfondimenti nella pagina sulla nidazione o annidamento.

Dopo quanti giorni si può fare il test di gravidanza?

Il test si esegue circa 9-14 giorni dopo il transfer, con il dosaggio delle Beta-hCG nel sangue. Anticiparlo rischia di produrre risultati non attendibili, perché i livelli dell’ormone potrebbero non essere ancora rilevabili o potrebbero risentire della terapia di supporto.

Qual è la probabilità di attecchimento di una blastocisti congelata?

La probabilità di attecchimento dipende da più fattori: qualità dell’embrione, età della donna al momento del prelievo degli ovociti, ricettività dell’endometrio ed eventuale diagnosi genetica preimpianto. Per questo non esiste un valore unico valido per tutti. I dati aggiornati sono consultabili nella pagina risultati clinici.

Qual è il tasso di successo del transfer di una sola blastocisti congelata?

Il transfer di una singola blastocisti è oggi una scelta comune, perché consente buone probabilità di gravidanza riducendo il rischio di gravidanza gemellare. Il tasso di successo varia da caso a caso in base a qualità embrionaria, età ed endometrio. Le percentuali aggiornate sono riportate nella pagina risultati clinici.

Qual è la probabilità di successo di un secondo transfer di blastocisti congelate?

Anche un secondo transfer, eseguito con una blastocisti conservata dello stesso ciclo, offre concrete possibilità di gravidanza. Il risultato del primo tentativo non determina in modo automatico quello successivo, che dipende dalle caratteristiche del singolo caso. Per i dati aggiornati fai riferimento alla pagina risultati clinici.

Il transfer di embrioni congelati funziona come quello a fresco?

Gli studi recenti mostrano che il transfer congelato è una strategia valida quanto quella a fresco e in alcune situazioni cliniche può essere preferibile. La scelta tra le due opzioni dipende dalla risposta alla stimolazione, dal rischio di OHSS, dallo stato dell’endometrio e dalla necessità di una diagnosi genetica preimpianto.

Che cos’è la strategia freeze-all?

Freeze-all significa vitrificare tutti gli embrioni ottenuti e rimandare il transfer a un ciclo successivo, dedicato. Serve a separare la fase di stimolazione ovarica da quella di trasferimento, così da preparare l’endometrio in condizioni ormonali fisiologiche e ridurre il rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica.

Il transfer di blastocisti congelate è doloroso?

No. È una procedura ambulatoriale rapida, che dura pochi minuti e non richiede anestesia. Nella maggior parte dei casi è indolore o comporta un lieve fastidio, paragonabile a quello di un pap-test.

Serve il riposo assoluto dopo il transfer?

Non è necessario. Non è dimostrato che il riposo a letto migliori l’esito del transfer. Si consiglia di mantenere uno stile di vita regolare, seguire con precisione la terapia prescritta ed evitare sforzi fisici intensi e stress eccessivo.

Quali sintomi si possono avere dopo il transfer?

Alcune donne notano lievi perdite, tensione al seno o crampi addominali. Sono sintomi aspecifici, spesso legati alla terapia con progesterone, che non permettono di prevedere l’esito del transfer. Un approfondimento è disponibile nella pagina sui sintomi dopo il transfer embrionale.

Perché un transfer può non andare a buon fine?

Un mancato impianto può dipendere da fattori embrionari, uterini o dalla finestra di ricettività dell’endometrio. Dopo un fallimento il ginecologo valuta insieme alla coppia gli accertamenti utili per i tentativi successivi. Le cause più frequenti sono descritte nella pagina sulle principali cause di fallimento dell’impianto.

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Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
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Data di pubblicazione
6 Settembre 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

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