Chi è l’andrologo e di cosa si occupa
L’andrologia è la branca della medicina che studia l’apparato genitale maschile, la sua fisiologia e le sue patologie. Copre tre aree: la salute sessuale (erezione, eiaculazione, desiderio), la fertilità (produzione e qualità degli spermatozoi) e le malattie degli organi riproduttivi maschili.
L’andrologo diagnostica e tratta condizioni come la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce o ritardata, il varicocele, le infezioni testicolari, l’incurvamento del pene e l’infertilità maschile. Interviene anche sugli aspetti ormonali che regolano la funzione sessuale e riproduttiva, come i livelli di testosterone. Il suo lavoro non si esaurisce nell’analisi del liquido seminale: valuta l’uomo nel suo insieme, dalle abitudini di vita agli esami del sangue.
Differenza tra andrologo e urologo
L’andrologia è una sottospecializzazione dell’urologia, quindi le due figure hanno una base comune ma un raggio d’azione diverso.
L’urologo si occupa dell’apparato urinario di uomini e donne: reni, vescica, uretere, prostata. Tratta calcoli renali, incontinenza, cistiti, tumori delle vie urinarie.
L’andrologo si concentra sull’apparato genitale e sulla salute sessuale e riproduttiva dell’uomo. Molti specialisti sono sia urologi sia andrologi, ma il motivo della visita cambia: per un calcolo renale ci si rivolge all’urologo, per un problema di erezione o di fertilità all’andrologo. In sintesi, l’urologo tratta le vie urinarie di entrambi i sessi, l’andrologo la sfera sessuale e riproduttiva maschile.
Quando andare dall’andrologo
I motivi per prenotare una visita andrologica si dividono tra sintomi da valutare senza attendere e controlli di prevenzione a cadenza regolare.
Conviene fissare una visita in presenza di questi segnali:
- difficoltà di concepimento: nessuna gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti (6 mesi se la partner ha più di 35 anni)
- disturbi dell’erezione, come la difficoltà a raggiungerla o mantenerla
- disturbi dell’eiaculazione, precoce o ritardata
- dolore, gonfiore o presenza di noduli ai testicoli o allo scroto
- varicocele, cioè la dilatazione delle vene del testicolo
- alterazioni dello spermiogramma già riscontrate
- incurvamento del pene, lesioni, macchie o placche
- prima di cercare una gravidanza, per una valutazione preventiva della fertilità
La visita di prevenzione è utile anche senza sintomi. La Società Italiana di Andrologia suggerisce un primo controllo in età adolescenziale e uno tra i 18 e i 20 anni, per verificare il corretto sviluppo ed escludere condizioni come il varicocele. In questa fascia di età rientra anche lo screening del tumore del testicolo, la neoplasia più frequente nei giovani uomini, che l’andrologo insegna a riconoscere spiegando come eseguire l’autopalpazione periodica. Un altro controllo intorno ai 35 anni aiuta a valutare la fertilità, mentre dopo i 50 anni le visite diventano più frequenti per monitorare prostata e funzione sessuale, anche con il dosaggio del PSA.
Cosa fa l’andrologo alla prima visita
La prima visita andrologica segue quasi sempre lo stesso percorso e non richiede una preparazione particolare, salvo indicazioni diverse dello specialista.
L’andrologo inizia con l’anamnesi: raccoglie la storia clinica, chiede degli interventi passati, delle malattie, dei farmaci, delle abitudini di vita e dell’eventuale difficoltà a concepire. Segue l’esame obiettivo, cioè la valutazione manuale dei genitali per controllare testicoli, epididimo, pene e la presenza di varicocele.
Quando serve, la visita prosegue con un’ecografia scrotale o un ecocolordoppler dei testicoli, esami rapidi e non dolorosi che mostrano la struttura interna e il flusso sanguigno. Al termine, lo specialista prescrive gli accertamenti necessari: quasi sempre lo spermiogramma, spesso un profilo ormonale con dosaggio di testosterone, FSH, LH e prolattina, a volte esami del sangue generali o test per infezioni.
Che esami fare prima di andare dall’andrologo
Non è obbligatorio presentarsi con esami già pronti: nella maggior parte dei casi è l’andrologo a stabilire quali servono dopo la visita. Portare la documentazione clinica già in possesso, però, rende la valutazione più completa.
L’esame di riferimento per la fertilità maschile è lo spermiogramma, che analizza numero, motilità e forma degli spermatozoi. Utile anche portare eventuali analisi del sangue recenti, referti di ecografie o di visite precedenti, e l’elenco dei farmaci in uso. Se la visita riguarda un percorso di coppia, sono rilevanti anche gli esami già svolti dalla partner. Per capire come leggere il referto seminale può aiutare la guida sull’interpretazione dello spermiogramma.
Il fattore maschile nell’infertilità di coppia
Per anni l’infertilità è stata considerata un problema prevalentemente femminile. I dati raccontano una realtà diversa: il fattore maschile è coinvolto in circa la metà dei casi di difficoltà a concepire, da solo o insieme a un fattore femminile.
Per questo la valutazione andrologica fa parte dello studio iniziale della coppia, alla pari degli accertamenti sulla donna. Ignorare l’uomo significa cercare la causa solo da un lato e allungare i tempi della diagnosi. Uno spermiogramma alterato non equivale a una condanna: molte alterazioni sono trattabili o superabili con le tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Prevenzione e stili di vita
La qualità del liquido seminale e la funzione sessuale risentono delle abitudini quotidiane, e su questo fronte l’uomo può intervenire direttamente.
Fumo, consumo eccessivo di alcol, sovrappeso, sedentarietà e stress cronico incidono negativamente sulla fertilità e sulla salute sessuale. Anche l’esposizione prolungata al calore nella zona genitale e l’uso di sostanze anabolizzanti riducono la produzione di spermatozoi. Mantenere un peso corretto, un’attività fisica regolare e un’alimentazione equilibrata sostiene la funzione riproduttiva. Poiché gli spermatozoi impiegano circa tre mesi a formarsi, i cambiamenti nello stile di vita mostrano i loro effetti dopo diverse settimane, non subito.
Il ruolo dell’andrologo nel percorso di PMA
Nella procreazione medicalmente assistita l’andrologo studia il fattore maschile e indirizza la coppia verso la tecnica più adatta.
Dopo lo spermiogramma e gli esami ormonali, lo specialista definisce se e come il fattore maschile influisce sulle possibilità di concepimento. In base ai risultati orienta la scelta tra inseminazione, fecondazione in vitro o ICSI, la tecnica che inietta un singolo spermatozoo nell’ovocita. Quando il liquido seminale contiene pochissimi spermatozoi o non ne contiene, condizioni note come oligozoospermia grave e azoospermia, l’andrologo valuta il recupero chirurgico direttamente dal testicolo. La frequenza dei rapporti nel periodo fertile resta comunque un elemento da considerare prima di ricorrere alle tecniche: qui può essere utile la guida su frequenza dei rapporti e probabilità di concepimento. I risultati clinici aggiornati aiutano a farsi un’idea concreta delle probabilità di successo.
Domande frequenti sull’andrologo
Quando un uomo deve andare dall’andrologo?
Quando compaiono sintomi ai genitali (dolore, gonfiore, noduli, incurvamento del pene), in caso di disturbi dell’erezione o dell’eiaculazione, oppure quando una coppia non ottiene una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti. La visita è consigliata anche a scopo di prevenzione, senza attendere la comparsa di un disturbo.
Cosa fa l’andrologo alla prima visita?
Raccoglie l’anamnesi, cioè la storia clinica e le abitudini di vita, ed esegue l’esame obiettivo dei genitali. Se necessario aggiunge un’ecografia scrotale e prescrive gli esami utili, in genere lo spermiogramma e un profilo ormonale.
Che esami fare prima di andare dall’andrologo?
Di solito è l’andrologo a stabilire gli esami dopo la visita, quindi non è indispensabile arrivare con accertamenti già svolti. È utile portare eventuali analisi del sangue recenti, referti di ecografie o spermiogrammi precedenti e l’elenco dei farmaci in uso.
Qual è la differenza tra urologo e andrologo?
L’urologo si occupa dell’apparato urinario di uomini e donne. L’andrologo, che è una sottospecializzazione dell’urologia, si concentra sull’apparato genitale e sulla salute sessuale e riproduttiva maschile. Molti specialisti esercitano entrambi i ruoli.
Cos’è lo spermiogramma?
È l’esame di riferimento per valutare la fertilità maschile. Analizza il liquido seminale misurando numero, motilità e forma degli spermatozoi. L’andrologo lo prescrive quasi sempre nello studio della fertilità.
Cos’è il varicocele e perché va valutato?
Il varicocele è la dilatazione delle vene del testicolo. È una delle cause più frequenti di alterazione della fertilità maschile e può essere individuato durante l’esame obiettivo o con un ecocolordoppler.
La visita andrologica è dolorosa?
No. L’esame obiettivo consiste nella valutazione manuale dei genitali e non provoca dolore. Anche l’ecografia scrotale, quando serve, è rapida e indolore.
A che età fare la prima visita andrologica?
La Società Italiana di Andrologia suggerisce un primo controllo in età adolescenziale e uno tra i 18 e i 20 anni. Un ulteriore controllo intorno ai 35 anni è utile per valutare la fertilità, mentre dopo i 50 anni le visite diventano più frequenti.
Quanto pesa il fattore maschile nell’infertilità di coppia?
Il fattore maschile è coinvolto in circa la metà dei casi di difficoltà a concepire, da solo o insieme a un fattore femminile. Per questo la valutazione dell’uomo fa parte dello studio iniziale della coppia.
Uno spermiogramma alterato significa non poter avere figli?
No. Molte alterazioni sono trattabili o superabili con le tecniche di procreazione medicalmente assistita, come la fecondazione in vitro o la ICSI. L’andrologo valuta caso per caso il percorso più adatto.
Gli stili di vita influenzano la fertilità maschile?
Sì. Fumo, alcol, sovrappeso, sedentarietà, stress e calore prolungato nella zona genitale riducono la qualità del liquido seminale. Poiché gli spermatozoi si formano in circa tre mesi, i miglioramenti nello stile di vita si vedono dopo diverse settimane.
Qual è il ruolo dell’andrologo in un percorso di PMA?
Studia il fattore maschile con spermiogramma ed esami ormonali, poi indirizza la coppia verso la tecnica più adatta, dall’inseminazione alla fecondazione in vitro alla ICSI. Nei casi di assenza di spermatozoi nel liquido seminale valuta il recupero chirurgico dal testicolo.
