ICSI: fecondazione in vitro con microiniezione intracitoplasmatica

3 Agosto 2022

L’ICSI o fecondazione in vitro con microiniezione intracitoplasmatica è una speciale metodica di procreazione medicalmente assistita che fa parte delle tecniche di II livello.

É dunque una metodica piuttosto invasiva, che viene infatti impiegata solo in caso particolari e strettamente necessari, in particolare:

  • è l’unica tecnica che può dare una gravidanza in caso di grave danno seminale o quando gli spermatozoi sono assenti nell’eiaculato, ma vanno recuperati direttamente dal testicolo;
  • permette la gravidanza nei casi in cui lo spermatozoo non riesca da solo a penetrare la parete dell’ovocita;
  • è la sola tecnica in grado di poter sfruttare ovociti decongelati.

Alla luce di questi dettagli quindi, si capisce bene l’origine della difficoltà della tecnica e ovviamente anche dell’importanza che ha rivestito, soprattutto per quelle coppie per le quali anche le tipologie di I livello sono risultate insufficienti o fallimentari.

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Come funziona l’ICSI?

Per eseguire l’ICSI è necessario dotarsi di apparecchi strumentali particolari: si usa un micromanipolatore connesso ad un microscopio con il quale l’operatore può compiere i movimenti nella scala del micron necessari per lavorare con le cellule.

Il tutto avviene in vitro, quindi su una piastra Petri in cui sono posizionati spermatozoi e ovociti. Per ciascun ovocita viene impiegato uno spermatozoo accuratamente selezionato come idoneo per forma e mobilità, indici di vitalità cellulare. Lo spermatozoo così scelto verrà allora manipolato: questa è una fase molto delicata, in quanto può provocare danno sia alla cellula in sé sia al materiale che trasporta. Viene rotta delicatamente la membrana cellulare in modo da facilitare il rilascio del suo patrimonio genetico una volta immesso nell’ovocita. Se fatte a dovere, queste fasi richiedono solo 1-2 minuti: c’è però da dire che ha un tasso di danno cellulare non trascurabile, infatti su 100 ovociti iniettati da 2 a 5 risultano alla fine non utilizzabili.

 

Fasi della ICSI

Il tutto è perfettamente regolamentato e passa attraverso fasi molto precise e rigorose, vediamole in dettaglio:

  1. Controllo e stimolazione delle ovaie: affinché si ottengano gli ovociti necessari per l’ICSI, si stimolano le ovaie mediante somministrazione quotidiana di ormoni per circa 2 o 3 settimane. Durante questa fase vengono effettuati controlli ecografici e prelievi del sangue per verificare sia il livello di ormoniche lo sviluppo dei follicoli (le piccole formazioni cistiche che contengono gli ovuli) nelle ovaie. Quando il numero e le dimensioni dei follicoli sono adeguati, si fissa la data per il così detto “pick up degli ovuli” o prelievo;
  2. Pick up degli ovuli: gli ovuli vengono estratti dalla donna mediante puntura e aspirazione previa anestesia o sedazione. Una volta avvenuta l’estrazione, vengono messi per alcune ore in coltura e nel frattempo si lavora sulla sperma per poterne ricavare gli spermatozoi. In seguito, si asporta lo strato esterno di cellule dagli ovuli e con la microniniezione di cui accennavamo prima, si introduce lo spermatozoo nell’ovocita;
  3. Trasferimento degli embrioni: il giorno dopo al prelievo e alla microiniezione si verifica la corretta fecondazione; nei giorni seguenti, infatti, gli ovuli fecondati vanno incontro a fisiologiche divisioni dando origine al primo abbozzo embrionario. Arrivati a questo punto si selezionano gli embrioni con le caratteristiche migliori e si impiantano nell’utero della donna tramite un catetere. In questa fase non è necessaria anestesia in quanto metodica indolore;
  4. Crioconservazione degli embrioni non trasferiti: gli embrioni non scelti per il trasferimento, ma comunque realizzati durante l’ICSI possono essere conservati in azoto liquido (crioconservazione). Questi embrioni, infatti, possono essere impiegati successivamente per altri cicli di ICSI qualora il primo tentativo dovesse fallire o la coppia desiderasse una seconda gravidanza. Ovviamente il trattamento preparatorio per un secondo transfer è molto più semplice perché non richiederebbe stimolazione ovarica e prelievo degli ovuli.
Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

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