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Come si interpreta uno spermiogramma?

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Quando una coppia decide di avere un figlio, ma dopo vari tentativi non riesce a concepire (generalmente si parla di circa un anno di rapporti continuativi), il primo passo da fare, quando ci si rivolge al medico, è valutare la fertilità di entrambi i partner.

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Per quanto riguarda gli uomini, l’esame più importante da fare è lo spermiogramma, attraverso il quale viene studiato un campione di sperma. Tramite questo esame viene valutata la qualità dello sperma rapportandosi si valori stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Un solo esame non basta per avere un quadro completo della fertilità maschile, pertanto è bene ripetere lo spermiogramma una seconda volta dopo 1/3 mesi dal primo. In questo modo si riuscirà a comparare entrambi i risultati ottenuti e confermare, o smentire, l’esame precedente.

 

Quali sono i valori di riferimento dello spermiogramma

Tramite lo spermiogramma vengono valutati determinati valori specifici come: volume, pH, concentrazione dello sperma, numero totale di spermatozoi, motilità, vitalità e leucociti.

Per essere considerato nella norma, il volume di un campione di sperma deve essere di almeno 1,5 millilitri.

Il pH è un valore che misura l’acidità o la basicità di una determinata sostanza. Un campione di sperma deve avere un pH di almeno 7,2 o più (quindi deve essere tendenzialmente basico). Un’alterazione a carico del pH può indicare la presenza di vescicole seminali o una disfunzione della prostata.

La concentrazione spermatica valuta il numero di spermatozoi presenti per ogni millilitro. Il valore di riferimento è di almeno 15 milioni di spermatozoi ogni millilitro.

Un valore legato alla concentrazione spermatica è quello relativo al numero totale di spermatozoi (anche se la concentrazione è un parametro più significativo). In un campione normale ci si aspetta di trovare almeno 39 milioni di spermatozoi.

La motilità serve a studiare, appunto, il grado di motilità degli spermatozoi (a distinguere gli spermatozoi dalle altre cellule è proprio la presenza di un flagello che ne consente il movimento). La motilità viene classificata in tre tipologie: progressiva, non progressiva e immobile. Gli spermatozoi con motilità progressiva sono in grado di avanzare e di muoversi lungo l’utero e poi le tube di Falloppio della donna per andare a fecondare l’ovulo.

Gli spermatozoi con motilità non progressiva non sono in grado di avanzare e si muovono in tondo. Gli spermatozoi immobili sono invece proprio incapaci di spostarsi dalla propria posizione. Secondo i valori stabiliti dall’OMS, almeno il 32% degli spermatozoi deve presentare una motilità progressiva.

La vitalità è un valore che indica la percentuale di spermatozoi vivi per ogni eiaculazione. Il valore deve essere almeno del 58% o più.

I leucociti, o globuli bianchi, presenti in ogni campione di sperma devono essere massimo un milione ogni millilitro. La presenza di un numero maggiore di leucociti può indicare un’infezione in atto.

Oltre a questi valori, si prendono in considerazione anche l’aspetto (di colore grigio opalescente e omogeneo), la morfologia (ovvero la forma considerata normale degli spermatozoi) e la viscosità del campione (che non deve essere troppo elevata, altrimenti andrà a compromettere la motilità degli spermatozoi).

Comunque, dei valori alterati non sono indice dell’impossibilità totale di ottenere una gravidanza, indicano solamente che le probabilità saranno più ridotte.

 

Quali sono le possibili patologie presenti evidenziate dallo spermiogramma

Come già anticipato, lo spermiogramma serve a valutare la qualità degli spermatozoi e si parla di normozoospermia quando i risultati ottenuti sono positivi.

Se invece i risultati sono alterati si può parlare di:

  • azoospermia, assenza totale di spermatozoi nel campione eiaculato (il prefisso a- significa “senza”);
  • oligozoospermia, che indica una percentuale di spermatozoi al di sotto dei valori di riferimento (oligos- indica “poco”, “pochi”);
  • necrozoospermia, che indica una percentuale inferiore di spermatozoi vivi al di sotto dei valori di riferimento (necros- significa morte).

Nel campo e alterazioni a carico degli spermatozoi si può parlare anche di astenozoospermia, che indica la mancanza di “forza” degli spermatozoi che hanno una motilità ridotta. Pertanto, difficilmente riusciranno a risalire tutto l’utero e ad arrivare alle tube di Falloppio per fecondare l’ovulo. Secondo gli esperti del settore, si tratta dell’alterazione più frequente relativamente alla qualità degli spermatozoi.

Tutte queste alterazioni, quindi, possono rendere più difficile la possibilità di concepire tramite rapporti sessuali. Un modo per risolvere i problemi di fertilità è quello di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (o PMA).

 

Procreazione medicalmente assistita: le tecniche di fecondazione assistita per concepire

Per procreazione medicalmente assistita, o fecondazione assistita, si intende un insieme di tecniche mediche per consentire la procreazione quando non si riesce a concepire tramite rapporti sessuali. Queste metodiche possono essere di tipo chirurgico, ormonale, farmacologico o di altro tipo.

Tra le tecniche più conosciute troviamo sicuramente l’inseminazione artificiale e la fecondazione in vitro (FIV o FIVET). Entrambe queste tecniche possono essere fatte utilizzando, nel caso, un campione di sperma di un donatore.

L’inseminazione artificiale è la metodica di fecondazione assistita più “semplice”, perché consiste nell’inserire, tramite una cannula, lo sperma direttamente all’interno dell’utero della donna. Si tratta di una procedura comunque molto più vantaggiosa, e con un’alta percentuale di successo, rispetto ai classici rapporti sessuali.

Questo perché il campione di sperma viene raccolto e poi studiato e preparato in laboratorio, selezionando gli spermatozoi di qualità maggiore. In più, viene seguito il normale ciclo della donna, andando a procedere con la fecondazione proprio in concomitanza all’ovulazione, oppure la partner femminile viene sottoposta a stimolazione ovarica per aumentare la maturazione di ovociti. A ogni ciclo mestruale, infatti, solo un ovocita matura, mentre gli altri si disgregano e si “perdono”. Con la stimolazione ovarica questi ovuli vengono “salvati” e si possono ottenere anche 8/10 ovociti maturi.

Con la fecondazione in vitro, invece, la fecondazione avviene in laboratorio su piastra di coltura opportunamente preparata e controllata. Vengono prelevati gli ovociti della partner femminile e gli spermatozoi del partner maschile e vengono poi condotti in laboratorio.

Tra gli embrioni formati, vengono selezionati quelli migliori e poi trasferiti nell’utero della donna (generalmente si trasferisce un embrione alla volta, ma non ci sono limiti al numero totale). Fatto ciò, in entrambe le procedure, trascorse due settimane circa, è possibile procedere con il test di gravidanza.

Autore
Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Data di pubblicazione
13 Aprile 2023
Data di aggiornamento
13 Aprile 2023

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