Utero retroverso: cos’è, sintomi, fertilità e gravidanza

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

L’utero retroverso è una variante anatomica in cui l’utero è inclinato all’indietro, verso il retto e la colonna vertebrale, invece che in avanti verso la vescica. Non è una malattia, ma semplicemente una posizione diversa dell’organo nella pelvi. Interessa circa una donna su cinque e nella grande maggioranza dei casi è del tutto benigna: spesso chi ce l’ha lo scopre per caso durante una visita ginecologica. Di norma non provoca sintomi e non riduce la fertilità né impedisce la gravidanza.

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Cosa significa avere l’utero retroverso

Per capire cos’è l’utero retroverso conviene partire dalla posizione abituale dell’organo. Nella maggior parte delle donne il fondo dell’utero si appoggia in avanti sulla vescica: si parla in questo caso di utero antiverso e antiflesso, cioè inclinato e piegato in avanti. È la disposizione più comune, definita anche anteversione, ma non l’unica normale: la posizione dell’utero dipende dai legamenti uterini (in particolare i legamenti uterosacrali, rotondi e larghi) che lo mantengono sospeso nella pelvi.

In circa una donna su cinque l’utero assume invece una posizione opposta: il fondo punta all’indietro, verso il retto e la colonna vertebrale. Per questo si parla di utero retroverso (a volte retroflesso o retroversoflesso, a seconda che a inclinarsi sia l’asse dell’organo, la piega tra corpo e collo, o entrambi). Si tratta di una variante della posizione uterina e dei rapporti che l’utero contrae con gli organi vicini, in particolare vescica e retto. Non è un difetto e non indica di per sé alcuna condizione da curare.

È congenito o acquisito?

Nella maggior parte dei casi l’utero retroverso è una caratteristica costituzionale, presente cioè fin dalla nascita. In questa forma è una semplice variante anatomica, senza alcun significato clinico. Alcune osservazioni segnalano anche una certa ricorrenza familiare.

In una minoranza di casi la retroversione è invece acquisita, cioè si sviluppa nel tempo come conseguenza di altre condizioni che modificano la posizione dell’utero o lo fissano alle strutture circostanti. Tra queste:

  • Endometriosi, che può creare aderenze e trazioni sull’utero;
  • Fibromi uterini, formazioni benigne del muscolo dell’utero che, crescendo, possono spostarlo;
  • Aderenze e cicatrici dopo interventi chirurgici pelvici o infezioni pelviche;
  • Esiti del parto, con un rilassamento temporaneo dei legamenti uterosacrali e rotondi che sostengono l’utero.

La distinzione conta soprattutto per un motivo: se l’utero retroverso è congenito non richiede alcuna attenzione particolare, mentre se è acquisito e sintomatico va valutata la causa che lo ha determinato.

Dà sintomi?

Nella maggior parte dei casi l’utero retroverso non provoca alcun sintomo. È proprio per questo che moltissime donne non sanno di averlo e lo scoprono solo in occasione di un controllo ginecologico eseguito per altri motivi.

Quando invece qualche disturbo compare, di solito si presenta in situazioni che sollecitano l’utero dal punto di vista meccanico o durante le variazioni ormonali del ciclo, quando le oscillazioni di estrogeni e progesterone accentuano la congestione dei tessuti pelvici. Tra i possibili segni:

  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), soprattutto con la penetrazione profonda e in alcune posizioni;
  • Dolore mestruale più marcato (dismenorrea);
  • Senso di pressione o fastidio a livello pelvico, sulla vescica o sull’intestino.

È importante un chiarimento: la posizione retroversa in sé, se costituzionale, quasi mai è la vera causa del dolore. Quando i sintomi sono importanti o persistenti, spesso indicano una condizione sottostante, come l’endometriosi o i fibromi, che merita di essere indagata. In questi casi il problema da valutare non è la posizione dell’utero, ma la causa che genera i sintomi.

Utero retroverso e fertilità

Uno dei timori più diffusi riguarda la possibilità di avere figli. La risposta, nella grande maggioranza dei casi, è rassicurante: un utero retroverso di norma non riduce la fertilità e non ostacola il concepimento. Le probabilità di rimanere incinta sono le stesse di una donna con l’utero in posizione anteriore.

Il discorso cambia solo quando la retroversione si accompagna a condizioni che possono influire sulla fertilità, come l’endometriosi o i fibromi. In queste situazioni a incidere non è la posizione dell’utero, ma la patologia associata, che va identificata e gestita per conto proprio. Per questo, di fronte a difficoltà nel concepimento, è utile un’indagine mirata a escludere cause sottostanti piuttosto che concentrarsi sulla retroversione in sé.

Utero retroverso e gravidanza

Anche in gravidanza l’utero retroverso, nella maggior parte dei casi, non crea problemi. Man mano che l’utero cresce e aumenta di volume, tende a raddrizzarsi spontaneamente e a portarsi in avanti, di solito entro il primo trimestre. È un processo naturale, che non richiede alcun intervento.

Dopo il parto, quando l’organo torna alle sue dimensioni abituali, può riportarsi nella posizione di prima, sostenuto dai propri legamenti. Anche in questo caso si tratta di una normale evoluzione, senza conseguenze per la salute.

Rapporti sessuali e posizioni

In presenza di utero retroverso, i rapporti sessuali sono di norma del tutto normali. In alcune donne, però, la penetrazione profonda o certe posizioni possono causare fastidio o dolore, perché sollecitano più direttamente l’area in cui l’utero è inclinato all’indietro.

Non esistono posizioni giuste o sbagliate valide per tutte: ogni donna può individuare, in base al proprio comfort, quelle che riducono la pressione e rendono i rapporti più piacevoli. Modulare la profondità della penetrazione è spesso sufficiente a evitare il fastidio. Se invece il dolore durante i rapporti è persistente o intenso, è opportuno parlarne con il ginecologo per escludere cause come l’endometriosi. Può essere utile anche l’approfondimento su rapporti sessuali e gravidanza.

Quando rivolgersi al medico e come si fa la diagnosi

Di per sé, un utero retroverso costituzionale e senza sintomi non richiede alcun controllo specifico oltre alla normale prevenzione ginecologica. È invece opportuno rivolgersi al medico quando si presentano:

  • Dolore mestruale importante o in peggioramento;
  • Dolore persistente durante i rapporti sessuali;
  • Disturbi pelvici, urinari o intestinali che si ripetono.

In queste situazioni l’obiettivo della visita non è correggere la posizione dell’utero, ma escludere condizioni sottostanti come l’endometriosi o le aderenze.

La diagnosi di utero retroverso è semplice e avviene di solito nel corso di una regolare visita ginecologica, spesso come reperto occasionale. La conferma arriva con l’ecografia, che mostra con precisione la posizione dell’utero e i suoi rapporti con gli organi vicini. Quando serve chiarire una possibile causa acquisita, il ginecologo può indicare accertamenti aggiuntivi, come l’isteroscopia in caso di sospette aderenze. Per approfondire i disturbi correlati può essere utile la lettura su malattie dell’ovaio e fertilità e sulle differenze tra endometriosi e adenomiosi.

Domande frequenti sull’utero retroverso

Cosa comporta avere l’utero retroverso?

Nella grande maggioranza dei casi non comporta nulla di rilevante: è una variante anatomica benigna che di norma non dà sintomi e non richiede alcun trattamento. Molte donne convivono con un utero retroverso senza accorgersene. Solo quando è legato a condizioni come endometriosi o fibromi possono comparire dolore o fastidio, che dipendono però da quelle condizioni e non dalla posizione in sé.

Quali sono gli svantaggi di un utero retroverso?

Un utero retroverso costituzionale non comporta veri svantaggi. In alcune donne può associarsi a fastidio durante i rapporti o a dolori mestruali più marcati, ma si tratta di eventualità e non della regola. Non riduce la fertilità né ostacola la gravidanza.

Quali posizioni fanno male con l’utero retroverso?

Non ci sono posizioni che fanno male a tutte le donne con utero retroverso. In alcuni casi la penetrazione profonda o determinate posizioni possono causare fastidio, perché sollecitano l’area in cui l’utero è inclinato all’indietro. Ridurre la profondità e scegliere le posizioni più comode di solito è sufficiente. Se il dolore persiste, conviene parlarne con il ginecologo.

Chi ha l’utero retroverso può avere figli?

Sì. Un utero retroverso di norma non impedisce di avere figli e non riduce le probabilità di concepimento, che restano identiche a quelle di un utero in posizione anteriore. Solo eventuali condizioni associate, come l’endometriosi, possono influire sulla fertilità, ma dipendono da quelle patologie e non dalla posizione dell’utero.

L’utero retroverso è comune?

Sì, è una delle varianti anatomiche più diffuse: riguarda circa una donna su cinque. Per questo è considerato del tutto normale.

L’utero retroverso è una malattia?

No. È una posizione dell’utero, non una malattia. Nella maggior parte dei casi è costituzionale e benigno, e non richiede alcuna cura.

L’utero retroverso si può correggere?

Quando è costituzionale e senza sintomi non c’è nulla da correggere, perché non è un problema. Se invece dipende da una condizione sottostante, come endometriosi o fibromi, si tratta quella condizione. In gravidanza l’utero tende comunque a raddrizzarsi da solo.

L’utero retroverso influisce sul ciclo mestruale?

Di norma non altera la regolarità o la durata del ciclo. In alcune donne può accompagnarsi a dolori mestruali più intensi, spesso in presenza di condizioni associate come i fibromi o l’endometriosi.

In gravidanza l’utero retroverso torna normale?

Nella maggior parte dei casi sì. Con la crescita dell’utero l’organo tende a raddrizzarsi spontaneamente e a portarsi in avanti, di solito entro il primo trimestre, senza bisogno di alcun intervento.

Come si diagnostica l’utero retroverso?

Attraverso una normale visita ginecologica, spesso come reperto occasionale, con conferma tramite ecografia. L’ecografia mostra la reale posizione dell’utero e i suoi rapporti con gli organi vicini.

L’utero retroverso può causare mal di schiena o disturbi urinari?

In alcuni casi può dare un senso di pressione sulla zona pelvica, sulla vescica o sull’intestino, ma non è la regola. Se compaiono disturbi urinari o dolori persistenti, è opportuno parlarne con il ginecologo per individuarne la causa.

Serve un trattamento per l’utero retroverso?

Di norma no. Quando è una variante costituzionale non richiede alcuna terapia. Un trattamento si valuta solo se la retroversione è legata a una condizione sottostante che va gestita, oppure per controllare eventuali sintomi come il dolore mestruale.

Autore
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Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
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Data di pubblicazione
24 Dicembre 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

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