Che cosa si intende per gravidanza anembrionica?

23 Dicembre 2022

Quando si parla di gravidanza anembrionica si intende un tipo di gravidanza del tutto speciale, nella quale l’ovulo, nonostante sia stato fecondato e si sia posizionato all’interno dell’utero, non riesce a sviluppare alcun feto.

Proprio per questo motivo, si distingue da qualsiasi altro tipo di gravidanza; si tratta, purtroppo, di un fenomeno piuttosto comune per tantissime donne, anche se generalmente non si presenta mai più di una volta nel corso della vita.

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Tale condizione è il motivo più frequente di aborti spontanei: infatti, nella maggior parte dei casi, la gravidanza anembrionica termina proprio in questo modo, con il corpo che va ad espellere l’ovulo.

 

Cause della gravidanza anembrionica

Le cause della gravidanza anembrionica, sono tuttavia in corso di studio e ricerca; nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di anomalie cromosomiche che non permettono all’ovulo di svilupparsi.

Tale fenomeno di malformazione genetica porta la gravidanza ad un nulla di fatto. Al contrario di come si possa pensare, si tratta esclusivamente di anomalie genetiche e non di comportamenti scorretti assunti durante il periodo di gravidanza.

Tale fenomeno a livello cromosomico non può essere prevenuto in nessun modo, poiché avviene esclusivamente al momento del concepimento, a causa di ovuli o spermatozoi danneggiati o che si trovano alle prime fasi di moltiplicazione cellulare.

Nonostante tale situazione venga vissuta in maniera negativa dalla donna, si tratta di un meccanismo di protezione che il corpo mette in atto dopo aver percepito la presenza di un’anomalia.

In questo modo, l’organismo si va a salvaguardare da problemi ben più seri e gravi riguardanti la salute della donna.

Conseguenze? Solitamente il corpo riconosce l’assenza dell’embrione già dalle prime settimane di gravidanza; infatti, esso stesso provvede in autonomia ad espellere “l’uovo cieco” in modo del tutto naturale, fenomeno che spesso si manifesta con un semplice ritardo del ciclo mestruale.

Nonostante il perfetto funzionamento dell’organismo umano, potrebbe accadere che l’uovo non venga espulso in maniera naturale, in questo caso, risulta necessario fare riferimento ad un trattamento medico che possa facilitare in maniera significativa l’evacuazione uterina, oppure ad un intervento di raschiamento. In linea di massima, questo tipo di aborto spontaneo non presenta effetti e conseguenze particolarmente drastiche per la donna, così come non compromette la possibilità di avere figli in futuro.

Ovviamente, prima di tentare una nuova gravidanza, viene consigliato di attendere un determinato arco di tempo.

 

 

Quali sono i sintomi di una gravidanza anembrionica?

I sintomi di una gravidanza anembrionica, sono esattamente quelli di una qualsiasi gravidanza normale, dato che l’organismo produce esattamente gli stessi ormoni che produrrebbe in assenza di un embrione.

Anche il test di concepimento risulta positivo e la donna inizia a provare esattamente gli stessi sintomi di una gravidanza con buon esito, ovvero, sonnolenza, tensione al seno e nausea.

Proprio per questi motivi, diagnosticare una gravidanza anembrionica risulta spesso impossibile, almeno fino alle otto settimane di gestazione. Il modo più comune ed efficace per riconoscere questo fenomeno rimane sicuramente l’ecografia transvaginale, che solitamente, viene effettuate tra le sesta e la tredicesima settimana dal concepimento.

In che cosa consiste un’ecografia transvaginale? Si tratta di un’analisi che viene eseguita tramite una sonda ad alta frequenza che permette di indagare con estrema precisione ed in maniera dettagliata utero, ovaie e tutto l’apparato.

In questo caso, si tratta del test più efficace che aiuta a determinare la presenza o meno di un uovo chiaro. Per la precisione, parliamo di un determinato e specifico tipo di ecografia che può essere effettuata fin da subito, in grado di identificare feti anche con poche settimane di vita.

Solitamente viene effettuata durante una visita ginecologica, attraverso l’inserimento all’interno della vagina del paziente di una sonda che emette ultrasuoni a livelli elevati.

Tali onde sonore, vengono automaticamente riflesse dagli organi interni e rielaborate sul monitor dello specialista, permettendo di valutare lo stato delle zone interessate. Questo test può tranquillamente essere eseguito in qualsiasi momento, incluso durante un ciclo mestruale, a patto che si tratti di pazienti che abbiano iniziato la propria attività sessuale, dato che non sarebbe possibile effettuarla su persone che non hanno avuto rapporti.

L’ecografia transvaginale può essere di primo e di secondo livello. La prima viene effettuata in contemporanea alla visita ginecologica e serve per individuare la presenza di determinati problemi e patologie. Quella di secondo livello viene richiesta quando si presenta necessario un approfondimento a seguito della visita ginecologica e dell’ecografia di primo livello, quando si hanno sospetti di qualsiasi patologia.

Quest’ultima, viene eseguita rispettando determinati parametri associati a valori ematochimici. Pertanto, risulta essere un vero e proprio test di una rilevanza non indifferente, che nella maggior parte dei casi viene eseguito unicamente da medici professionisti e ginecologo certificati.

Nel caso in cui durante questa operazione venisse diagnosticato un uovo chiaro, l’esame va obbligatoriamente ripetuto dopo alcuni giorni per una diagnosi definitiva.

 

Importanza di informarsi in maniera adeguata

Molte persone pensano che l’aborto spontaneo dovuto a una gravidanza anembrionica, sia un evento particolarmente raro. Di conseguenza, si formano senza alcuna base scientifica, dubbi ed idee sbagliate sulle possibili cause.

Diversi studi hanno dimostrato che queste false credenze arrivano ad avere un ruolo fondamentale nel condizionare le emozioni negative della persona interessata, andando in questo modo a creare sensi di colpa inutili e addirittura casi di isolamento, oppure la ricerca a tutti i costi di cause scatenanti.

Alcuni sondaggi hanno inoltre riscontrato che molte persone ritengono questo avvenimento poco diffuso e frequente, vedendolo come esterno alla propria vita fino al momento in cui non si viene colpiti personalmente, al contrario, in base alle statistiche circa il 10-15% delle gravidanze confermate abortisce spontaneamente e ben il 25% di tutte le gravidanze termina con un aborto spontaneo durante le prime 12 settimane di gravidanza.

Le persone intervistate, ritengono anche che possa bastare una semplice lite a provocare un aborto spontaneo, oppure un qualsiasi evento stressante.

Altre false credenze, sono quelle di pensare che il fenomeno possa dipendere dal fatto di aver sollevato un particolare peso, oppure dopo aver utilizzato contraccettivi in passato. Si tratta di convinzioni senza alcuna base, che portano solamente la donna interessata a sentirsi maggiormente responsabile senza una reale causa, amplificando sensi di colpa che già prova successivamente al “fallimento” del proprio organismo.

Per tutti questi motivi, resta fondamentale informarsi in maniera adeguata sulle cause di ciascuna situazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, le ragioni principali sono unicamente di carattere genetico o medico. Le anomalie cromosomiche sono le maggiori responsabili degli aborti spontanei; altri fattori possono essere malformazioni dell’utero o malattie immunitarie.

Attenzione, questo non significa che lo stile di vita di una persona non abbia un ruolo importante durante questa fase della vita. Sicuramente, il fumo di sigaretta, uso di sostanze stupefacenti, consumo elevato di alcol e assunzioni di farmaci per tempi prolungati possono sicuramente giocare un ruolo importante per la buona riuscita della gravidanza, oltre che al corretto funzionamento di tutto l’organismo.

Attualmente, sono in corsi parecchi studi per chiarire quanto possa essere influente il fatto stress negli aborti spontanei; al momento possiamo dire sicuramente che si tratta di un fattore in grado di incidere, ma non si sa in quale misura.

Ad ogni modo, tutti gli esperti, consigliano sempre una dieta equilibrata, un po’ di sport e ovviamente di evitare fumo ed alcol. Restando fermi al ragionamento in termine generico sulla popolazione, rimane da sottolineare che la maggior parte dei casi non derivano dalle scelte che ogni singola persona effettua.

Per molte persone, tale esperienza viene vissuta come un vero e proprio lutto, un avvenimento devastante paragonato alla perdita di un bambino già nato. Il grande carico emotivo causato dall’aborto spontaneo potrebbe durare addirittura per mesi, soprattutto quando non vengono individuate cause precise per la perdita.

In questi casi, diventa fondamentale il giusto sostegno, infatti si consiglia di parlare in maniera aperta dell’aborto. Seguendo questo consiglio, la donna che ha dal problema potrebbe sicuramente sentirsi maggiormente sostenuta dalle persone vicine, amici e parenti.

Dott.ssa Priscilla Andrade