Aborti ripetuti per difetti di annidamento embrionale

17 Novembre 2022

Una delle principali condizioni che porta la coppia a vivere un periodo di sconforto e frustrazione, è proprio il fallimento di uno o più tentativi di procreazione medicalmente assistita, soprattutto anche dopo svariati tentativi di gravidanza naturale o aborti ripetuti.

Molto probabilmente, tutto ciò si verifica di fronte ad un quadro di errore o difetto di annidamento embrionale.

Ad oggi, affrontare e superare questo grande ostacolo costituisce una delle maggiori sfide che gli specialisti di questo settore si trovano di fronte.

L’annidamento o nidazione embrionale è un processo estremamente complicato che richiede che un embrione già formato, sia in grado di arrivare sulla parete uterina e penetrarvi, mettendo radici lì. Il tutto deve essere accompagnato anche dalla presenza di un endometrio adeguatamente recettivo e quindi di una buona “comunicazione” tra embrione ed endometrio.

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Per dare un’idea di quanto questo fenomeno sia complesso e per nulla scontato, basti pensare che solo 1 embrione su 4 raggiunge un efficace annidamento. Alla base dei vari errori che possono presentarsi in questa delicata fase, possiamo riconoscere difetti materni o paterni così come anche dell’embrione stesso. Per questo motivo, capire bene dove risiede il problema, ci dà maggiori possibilità di mettere in campo la soluzione corretta per il singolo caso esaminato, evitando oltre che spese inutili ed importanti, anche il senso di inadeguatezza e di sconforto ai pazienti.

Spesso, l’equipe della nostra clinica chiederà se sono stati fatti precedenti trattamenti che possano, in qualche modo, aver influito sulla fertilità o magari ci permettono di escludere metodiche già risultate abbondantemente inefficaci.

 

Cause di errato annidamento

Come già accennato poco prima, possiamo riconoscere 3 principali responsabili:

  • Contributo materno;
  • Contributo paterno;
  • Contributo embrionale.

Il ruolo giocato dalla madre è senza alcun dubbio quello più complesso: possono esistere problemi uterini come per esempio malformazioni anatomiche, lesioni tumorali, cicatrici, aderenze o infiammazioni (come da endometriosi) che influiscono sulla recettività e per questo motivo spesso il consiglio cadrà sull’esecuzione di una isteroscopia e colture uterine fino ad arrivare, in casi selezionati, alla biopsia dell’endometrio.

Una volta esclusa la causa uterina, ci si può occupare di quella ovarica, che costituisce la seconda causa più comune. In questo caso, si valutano eventuali patologie ovariche che possono intaccare la fertilità della donna, come tumori, endometriosi ovarica, insufficienza ovarica prematura o la sindrome dell’ovaio policistico. A questo proposito, infatti, si può richiedere lo studio della riserva ovarica come anche le analisi ormonali.

Da non sottovalutare sono anche le infezioni uterine e alle strutture vicine come il caso dell’idrosalpinge.

Possiamo infine riconoscere problemi immunologici o coagulativi che impediscono l’annidamento: a questo scopo sono stati sviluppati test sul sangue in grado di ricercare eventuali anticorpi diretti contro o la parete uterina o le stesse componenti embrionali; le alterazioni coagulative invece si concretizzano nella formazione di microtrombi che ostacolano la corretta irrorazione dell’embrione.

Per quanto riguarda invece il ruolo del padre, è importante analizzarne il cariotipo, così come anche nella madre, per identificare eventuali mutazioni cromosomiche che possono spiegare le difficoltà al concepimento e all’annidamento. In particolare, sull’uomo si va ad analizzare il liquido seminale per conoscerne composizione e qualità degli spermatozoi. In casi particolari, si può anche decidere di estrarre direttamente il DNA dallo spermatozoo, così da approfondire in maniera più mirata il potenziale contributo del padre alla progenie.

Ultimo, ma non per importanza, è il contributo dell’embrione: purtroppo, al giorno d’oggi, nonostante gli enormi passi in avanti della scienza medica, le informazioni che siamo in grado di estrapolare, sono davvero poche.

In ogni caso, è di primaria importanza andare ad analizzare il numero di tentativi di riproduzione assistita effettuati, quindi:

  • Numero di ovociti prelevati;
  • Tipologia di tecnica impiegata;
  • Valutazione precisa dello sviluppo embrionale durante la fase di accrescimento in vitro, fino alla fase di transfer.

Una volta ottenute tutte queste preziose informazioni, dovremmo essere in grado di dare alla coppia una risposta, per quanto più precisa possibile, riguardo i precedenti insuccessi e se possibile, fornire loro una concreta alternativa.

Nella stragrande maggioranza dei casi, le coppie avranno un enorme giovamento dall’impiego di tecniche personalizzate e su misura. Infatti, non va dimenticato che le pazienti che hanno sofferto 3 perdite gestazionali precoci hanno oltre il 70% di probabilità di arrivare ad una gravidanza naturale.

Sicuramente, la prima linea da adottare è la risoluzione, dove possibile, dei problemi riscontrati durante il percorso diagnostico: quindi trattare i fattori materni e paterni, incrementando le possibilità di un annidamento e di uno sviluppo embrionale corretto.

In seconda battuta, si può decidere di analizzare il corredo cromosomico dell’embrione mediante la tecnica della Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP) oppure aiutare la fase di annidamento embrionale quando questo giunge in utero.

Il caso più difficoltoso è quello in cui ci troviamo di fronte a disturbi intrattabili: in queste condizioni, l’unica possibilità per garantire un figlio alla coppia è la donazione di ovociti o spermatozoi, alternative che godono anche di un alto tasso di successo.

La speranza odierna è tutta riposta sulla ricerca nel campo della biologia molecolare: riuscire a individuare problematiche sempre più complesse ma soprattutto trovarne una cura, è di primo interesse. Ultima conquista in questo campo è proprio la tecnica dell’Array-CGH: questa è un’analisi cromosomica molto più sensibile del comune cariotipo (infatti è in grado di riconoscere anche alterazioni genetiche presenti in piccole zone, che prima ci apparivano invisibili) raggiungendo un grado di diagnosi 10 volte superiore.

 

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

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