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Nidazione o annidamento, i sintomi dell’impianto di un embrione

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Il momento cruciale in qualsiasi tentativo di gravidanza, sia essa naturale od ottenuta tramite tecniche di fecondazione assistita, è l’impianto dell’embrione a livello della parete uterina: questo fenomeno prende il nome di nidazione o annidamento.

Per questa ragione, molte donne cercano di capire quali sintomi possono essere indizio di avvenuto impianto e quindi quando possono sentirsi abbastanza sicure di essere entrate nella fase di gravidanza.

Generalmente la fase di annidamento embrionale non coincide temporalmente con la fecondazione, ma la segue di 6-7 giorni fino anche a 10 giorni. Questo non è altro che il tempo necessario affinché l’ovulo fecondato percorra la distanza che lo separa dalla tuba fino all’utero. Molto quindi dipenderà dal giorno dell’ovulazione e dalla regolarità del ciclo mestruale, rendendo questa finestra temporale estremamente dipendente dalla singola donna in esame.

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Tutta la delicata fase della gravidanza è caratterizzata da fasi temporali molto precise, fin dal suo inizio. Lo spermatozoo, per esempio, ha appena 24 ore per fecondare l’ovulo (essendo questa la durata di vita di un ovulo femminile). Una volta avvenuto il concepimento, lo zigote inizierà le fasi replicative che lo porteranno allo stadio di blastocisti nell’arco di 5 giorni. Nel frattempo, gli ormoni preparano l’endometrio a renderlo adatto all’annidamento.

Anche in questo caso, infatti, esiste la cosiddetta finestra di impianto o WOI, della durata di circa 72 ore, all’interno della quale si ha la massima capacità recettiva dell’utero e quindi la probabilità più alta di ottenere una nidazione corretta.

È una fase che i nostri laboratori di Fertilab possono individuare, in caso di metodiche di fecondazione assistita, tramite test di ricettività endometriale.

Il processo di impianto non è complicato solo nei tempi ma anche nelle modalità, esso infatti si potrà suddividere in 3 fasi distinte:

  1. Adplantazione: l’embrione si attacca fisicamente all’endometrio uterino;
  2. Penetrazione: fase in cui, dopo l’aggancio, approfonda nello spessore della parete;
  3. Infine, vi si incorpora in profondità, da cui poi si accrescerà progressivamente.

Da questo momento in poi inizierà anche la produzione della beta hCG, fondamentale per la crescita fetale e la cui rilevazione ci darà la certezza di avvenuta gravidanza.

 

Quali sono i sintomi dell’impianto dell’embrione?

Bisogna partire sempre dal presupposto che ogni donna è un mondo a sé stante, in cui ci possono essere tutta una serie di sintomi caratteristici o addirittura può essere del tutto asintomatica seppur in gravidanza.

In ogni caso, quando questi sono presenti, possono essere anche abbastanza tipici, tanto da rafforzare l’ipotesi di partenza. Nella maggior parte dei casi possiamo osservare:

  • Piccole perdite marroni o rossastre di sangue (dette appunto perdite da impianto) dovute alla penetrazione dell’embrione all’interno della parete uterina, che venendo scavata, perderà del sangue. Spesso la donna può confondere queste perdite per delle normali mestruazioni, anche per via della plausibilità temporale delle stesse, ma in genere le perdite da impianto sono decisamente ridotte di quantità e scompaiono completamente nell’arco di massimo 2-3 giorni;
  • Gonfiore e leggeri crampi addominali;
  • Possibili vertigini;
  • Necessità di urinare più spesso;
  • Tensione al seno;
  • Temperatura basale leggermente alta.

Una volta che l’impianto è avvenuto con successo, l’embrione prima e il feto poi, si “nutriranno” direttamente dalla madre, in quanto è proprio da lì che avvengono i cosiddetti scambi epigenetici, argomento ancora in fase di approfondimento da parte degli scienziati.

 

Leggi il nostro approfondimento sulle perdite da impianto dell’embrione.

 

Quanto è affidabile l’uso del test di gravidanza nell’impianto in utero?

Solitamente, i professionisti della clinica Fertilab esperti in riproduzione assistita, raccomandano di eseguire il test di gravidanza 14 giorni dopo la fecondazione dell’embrione, mentre se si tratta di inseminazione artificiale, 14 giorni dall’ovulazione. Qualora invece si fosse optato per una fecondazione in vitro, dipenderà dal giorno in cui è stato fatto il transfer dell’embrione (per esempio se è stato il giorno +3, è possibile eseguire il test 11 giorni dopo il trasferimento).

In ogni caso, il test più affidabile resta la ricerca dell’ormone beta hCG nel sangue: se il livello è basso, la prognosi non è incoraggiante, ma non è comunque da escludere con certezza una possibilità di gravidanza normale. Per questo motivo, infatti, è possibile ripetere le analisi dopo qualche giorno e se in questa seconda analisi osserviamo livelli adeguati di beta hCG, allora si può programmare un’ecografia futura.

L’ecografia è uno strumento importantissimo, in quanto durante la quinta settimana il ginecologo sarà già in grado di osservare il sacco embrionale ed escludere quindi una possibile gravidanza extrauterina. Dopo 10 giorni, verrà eseguita una seconda ecografia per verificare la presenza e il corretto battito cardiaco, confermando con assoluta certezza la gravidanza.

 

Cosa succede se l’impianto non avviene?

È pensiero molto diffuso credere che l’embrione non annidato venga espulso automaticamente con le successive mestruazioni. Questa è però una falsa credenza, in quanto esso verrà riassorbito dal corpo della madre e quindi scomparirà.

L’equipe Fertilab mette a completa disposizione di tutte le pazienti i propri specialisti per riuscire a inquadrare l’avvenuta gravidanza e saperne riconoscere i sintomi, soprattutto se in conseguenza di una fecondazione medicalmente assistita.

Autore
Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Data di pubblicazione
31 Ottobre 2022
Data di aggiornamento
13 Novembre 2023

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