Utero retroverso e gravidanza

24 Dicembre 2022

Per diverso tempo si è creduto che la presenza di un utero retroverso fosse una condanna all’infertilità o che potesse trattarsi di una grave patologia, addirittura incurabile. Tutto ciò è ben lontano dalla realtà e anzi le donne con questa caratteristica conducono una vita tranquilla e priva di ogni rischio per la salute o per la propria capacità di concepire.

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Per prima cosa, vediamo come l’anatomia uterina prevede 3 segmenti principali che possono essere riconosciuti in:

  • Fondo uterino: la porzione più alta che termina con lo sbocco delle tube di Falloppio in cavità;
  • Corpo uterino: parte preponderante dell’organo;
  • Cervice uterina: la parte più distale che mette in comunicazione la cavità uterina con il canale vaginale.

Per quanto riguarda la sua normale posizione nella pelvi, si pone tra la vescica, anteriormente, e il retto posteriormente formando idealmente due angoli, che sono:

  1. L’angolo di versione tra l’asse maggiore del corpo uterino e l’asse maggiore del bacino. Solitamente l’angolo si apre anteriormente con una misura media di 60°;
  2. L’angolo di flessione si crea tra l’asse maggiore del corpo uterino e la cervice uterina e anch’esso risulta in genere aperto anteriormente.

 

Da queste osservazioni capiamo bene come normalmente l’utero assuma una disposizione spaziale in antiversione e antiflessione.

Una delle possibili condizioni che si possono discostare dalla comune fisiologia è proprio quella dell’utero retroverso.

Anzitutto, va ulteriormente sottolineato che l’utero retroverso non è una patologia, ma semplicemente una variante anatomica della posizione uterina nella pelvi e dei rapporti che contrae con i visceri vicini, in particolare con la vescica e il retto.

Nella maggior parte delle donne il fondo uterino si adagia sulla vescica e quindi è piegato in avanti; però, un 20-30% presenta questa variante in cui l’utero è inclinato all’indietro, per tale ragione detto retroverso, puntando verso la colonna vertebrale e il retto.

 

 

Quali sono le cause di un utero retroverso?

L’utero retroverso è una condizione spesso congenita, quindi trovarne una causa scatenante vera e propria è difficile. Alcuni studi hanno notato una certa correlazione familiare in quanto tende a ripresentarsi col passare delle generazioni.

Una condizione invece molto frequente che potrebbe portare ad una modifica della normale posizione dell’utero è la fibromatosi uterina. Infatti, col passare del tempo e con la continua stimolazione ormonale mensile del ciclo mestruale, lo sviluppo dei fibromi (cioè formazioni benigne che prendono origine dallo strato muscolare dell’utero o miometrio) può portare l’utero in posizioni anomale, tra cui proprio la variante retroversa.

Situazioni decisamente più rare ma comunque possibili sono da imputare a traumi come, per esempio, passati interventi chirurgici o infezioni croniche pelviche che inducono la formazione di aderenze e cicatrici intraddominali che spostano per trazione l’utero. In questo specifico caso, l’utero può apparire come fissato alle strutture circostanti alterando quelli che sono anche i fisiologici rapporti che contrae con i visceri vicini.

 

 

Quali sono i possibili sintomi dell’utero retroverso?

Come già accennato prima, l’utero retroverso non è altro che una possibile variabilità anatomica normale e non avendo significato patologico non si accompagna classicamente ad alcuna sintomatologia degna di nota. Infatti, spesso le donne non sanno di averlo fino all’esecuzione di una visita ginecologia routinaria.

Qualora dovessero manifestarsi sintomi, essi appariranno maggiormente in condizioni che sollecitano l’utero, sia meccanicamente sia chimicamente come in seguito ai cambiamenti ormonali. Tra questi si possono ricordare:

  • La dispareunia o dolore durante i rapporti sessuali: questo sintomo tende a presentarsi soprattutto in determinate posizioni che possono sollecitare maggiormente l’area interessata;
  • Dismenorrea: il dolore durante il flusso mestruale associato anche a tensione e dolore addominale è legato soprattutto ad un utero retroverso inserito in un quadro di fibromatosi uterina diffusa;
  • Possono sporadicamente presentarsi disturbi intestinali qualora la diversa posizione uterina interferisca col normale transito intestinale;
  • Alterazione della funzionalità vescicale come la disuria o dolore alla minzione, difficoltà ad urinare e cistiti frequenti.

 

 

Come fare diagnosi di utero retroverso?

Porre diagnosi di utero retroverso è abbastanza semplice e avviene solitamente nel corso di una regolare visita ginecologica, spesso eseguita per altri motivi: in questo caso si parla di reperto occasionale.

Il ginecologo, infatti, può alle volte ricorrere alla sola palpazione come in caso di un utero particolarmente voluminoso o pazienti molto magre. Ma molto più spesso la diagnosi di certezza arriva con l’esecuzione di una ecografia che mette in luce la reale posizione uterina e i rapporti che esso contrae con i diversi organi vicini.

 

 

È necessario intervenire su un utero retroverso?

Spesso si è portati a pensare che la posizione acquisita dall’utero in retroversione possa alterare le capacità riproduttive della donna, necessitando di un intervento esterno. Al contrario, trattandosi di una normale variante anatomica, non si effettua alcun trattamento specifico.

L’unica terapia realmente consigliata è volta a tenere sotto controllo i possibili sintomi ad esso correlato:

  • Terapia analgesica nel caso di mestruazioni molto dolorose;
  • Antibiotici mirati nei confronti delle cistiti ricorrenti;
  • Farmaci indirizzati a regolarizzare la funzionalità intestinale.

Diverso è il discorso qualora l’utero retroverso sia solo una delle tante manifestazioni di una patologia sottostante che invece necessita di una cura specifica. In questo caso, lo scopo della terapia non deve solo ripristinare l’anatomia uterina, quanto piuttosto porre rimedio a tutta una serie di segni e sintomi che intaccano una buona qualità di vita.

La più comune è senza dubbio la fibromatosi uterina diffusa: questo quadro può essere trattato con l’uso di terapie farmacologiche di tipo ormonale in prima battuta, fino ad arrivare all’impiego della chirurgia nei casi più estremi, con asportazione dei singoli miomi, embolizzazione o chiusura dei vasi sanguigni che nutrono il fibroma, distruzione tramite ultrasuoni fino alla completa rimozione dell’utero (isterectomia totale).

Nel caso in cui l’utero retroverso sia una conseguenza di aderenze eccessive, spesso causanti importanti dolori mestruali, si può applicare un intervento chirurgico mininvasivo che prevede il taglio delle aderenze stesse (adesiolisi) e la liberazione dell’utero dagli stretti vincoli che si erano venuti a creare.

Infine, una ulteriore possibilità, seppur più rara, deriva da un quadro di endometriosi profonda, anch’essa trattabile tramite approccio farmacologico conservativo o tramite intervento chirurgico.

 

 

L’utero retroverso può compromettere una potenziale gravidanza?

Il timore più comune delle donne che presentano un utero retroverso è che questa particolare conformazione anatomica non sia adatta al concepimento e ad accogliere il normale sviluppo del nascituro.

Il ginecologo deve tranquillizzare la donna al riguardo, in quanto le probabilità di rimanere incinta sono identiche a quelle di una donna con la classica conformazione in antiflessione.

È bene notare, anzi, come un utero retroverso tenda spontaneamente, nel corso della gravidanza, a disporsi nella sua normale conformazione, indicativamente a partire dalla 10-12 settimana di gestazione. Questo è dovuto principalmente ai cambiamenti di dimensione e volume dell’organo che quindi lo portano naturalmente a modificare la sua forma e la sua posizione nella pelvi.

Al termine della gravidanza, dopo circa un mese dal parto, quando l’utero riacquista le sue normali dimensioni, esso potrà tornare a disporsi come prima, riportato in sede dai propri legamenti.

Più complessa è la situazione in cui l’alterazione della posizione si associ a patologie che compromettono la fertilità, come le già citate endometriosi e fibromatosi uterina.

Ecco perché risulta di primaria importanza impostare subito un’indagine mirata a identificare le possibili cause patologiche di un utero differentemente posizionato, escludendo tutto ciò che possa risultare un eventuale ostacolo al concepimento e più in generale all’intera gravidanza.

 

Dott.ssa Priscilla Andrade