Che cos’è l’ICSI
ICSI è la sigla di Intracytoplasmic Sperm Injection, in italiano iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo, cioè iniezione dello spermatozoo dentro il citoplasma dell’ovocita. È una tecnica di fecondazione in vitro di secondo livello: l’embriologo prende un singolo spermatozoo, lo immobilizza e lo inietta direttamente all’interno di un ovocita maturo con una micropipetta, superando le barriere naturali che lo spermatozoo dovrebbe attraversare per fecondare l’ovulo.
La microiniezione si esegue con un micromanipolatore collegato a un microscopio, uno strumento che permette all’operatore di lavorare con precisione micrometrica sulle cellule. Tutto avviene in laboratorio, su una piastra dove sono posizionati ovociti e spermatozoi già preparati. Per ogni ovocita si utilizza un solo spermatozoo, scelto per forma e mobilità, indici di vitalità della cellula.
Come funziona l’ICSI passo per passo
Il percorso ICSI si articola in fasi precise, che si svolgono in un centro di procreazione medicalmente assistita. Le prime tappe coincidono con quelle di una fecondazione in vitro standard, la differenza sta nel momento della fecondazione.
1. Stimolazione ovarica
La donna assume farmaci ormonali per stimolare le ovaie a produrre più follicoli contemporaneamente, invece dell’unico follicolo di un ciclo naturale. La stimolazione dura in media 8-12 giorni ed è accompagnata da controlli ecografici e prelievi del sangue, che servono a seguire lo sviluppo dei follicoli e i livelli ormonali. Quando i follicoli hanno raggiunto numero e dimensioni adeguati, si programma il prelievo degli ovociti.
2. Prelievo ovocitario (pick-up)
Gli ovociti vengono prelevati con un ago per via transvaginale, sotto guida ecografica, in sedazione o anestesia leggera. La procedura dura in genere una ventina di minuti. Gli ovociti recuperati vengono messi in coltura in laboratorio in attesa della fecondazione.
3. Preparazione del liquido seminale
Nello stesso giorno del prelievo si prepara il campione seminale. In laboratorio il seme viene trattato per separare e selezionare gli spermatozoi con la migliore forma e mobilità. In casi selezionati la selezione avviene a ingrandimenti molto elevati con l’IMSI, una variante dell’ICSI che permette di osservare in dettaglio la morfologia dello spermatozoo prima della microiniezione. Quando non ci sono spermatozoi nell’eiaculato, si può ricorrere al recupero chirurgico dai testicoli o dall’epididimo con tecniche come TESA, TESE o MESA.
4. Iniezione dello spermatozoo (microiniezione)
È la fase che dà il nome alla tecnica. Prima dell’iniezione gli ovociti vengono denudati, cioè liberati dalle cellule del cumulo ooforo che li circondano: solo così l’embriologo può valutarne la maturità e scegliere quelli in metafase II, riconoscibili dalla presenza del primo globulo polare, gli unici idonei alla fecondazione. L’embriologo immobilizza un singolo spermatozoo, lo aspira in una micropipetta sottilissima e lo inietta direttamente nel citoplasma dell’ovocita maturo, tenuto fermo da una seconda pipetta. L’operazione si ripete per ogni ovocita idoneo. È un passaggio delicato, perché la manipolazione può danneggiare una parte degli ovociti, che risultano poi non utilizzabili.
5. Coltura embrionale
Il giorno successivo si verifica se la fecondazione è avvenuta. Gli ovociti fecondati vengono lasciati in coltura in incubatore per alcuni giorni, durante i quali si dividono e si sviluppano. L’embriologo osserva la crescita e seleziona gli embrioni con le caratteristiche migliori, spesso portati fino allo stadio di blastocisti in quinta o sesta giornata. Quando la coppia ha indicazioni specifiche, sugli embrioni a questo stadio si può eseguire il test genetico preimpianto (PGT), che valuta il corredo cromosomico prima del transfer.
6. Transfer embrionale
L’embrione selezionato viene trasferito nell’utero con un catetere sottile, in una procedura indolore che non richiede anestesia. Gli embrioni idonei non trasferiti possono essere crioconservati e utilizzati in un secondo momento con un transfer di blastocisti congelate, senza dover ripetere stimolazione e prelievo. Dopo circa due settimane dal transfer si esegue il test di gravidanza.
Differenza tra ICSI e FIVET classica
ICSI e FIVET condividono buona parte del percorso: stimolazione ovarica, prelievo degli ovociti, coltura degli embrioni e transfer sono uguali. Cambia solo il modo in cui avviene la fecondazione in laboratorio.
Nella FIVET classica ovociti e spermatozoi vengono messi insieme nella stessa piastra e la fecondazione avviene in modo spontaneo: sono gli spermatozoi a raggiungere e penetrare l’ovocita da soli. Questo richiede un campione seminale con concentrazione e mobilità sufficienti.
Nell’ICSI la fecondazione non è lasciata al caso: l’embriologo inietta un singolo spermatozoo dentro l’ovocita. Per questo l’ICSI è la scelta quando il seme non ha caratteristiche adeguate per una fecondazione spontanea, oppure quando in precedenza la FIVET classica non ha portato alla fecondazione degli ovociti.
Quando è indicata l’ICSI
L’ICSI nasce per il fattore maschile ed è la tecnica di riferimento quando lo spermiogramma mostra alterazioni importanti. Le principali indicazioni sono:
- Bassa concentrazione di spermatozoi (oligozoospermia), fino ai casi più severi;
- Ridotta mobilità degli spermatozoi (astenozoospermia);
- Morfologia alterata, cioè un’elevata percentuale di spermatozoi con forma anomala (teratozoospermia);
- Assenza di spermatozoi nell’eiaculato (azoospermia), con spermatozoi ottenuti tramite recupero chirurgico (TESA, TESE, MESA);
- Precedenti fallimenti di fecondazione con FIVET classica;
- Ovociti scongelati o in numero limitato, dove si vuole ottimizzare le probabilità di fecondazione.
Per interpretare i valori del seme e capire se il fattore maschile può richiedere l’ICSI è utile leggere il referto insieme allo specialista. Approfondiamo il tema nella pagina sull’interpretazione dello spermiogramma.
Quanto dura un percorso ICSI
Un ciclo ICSI, dall’inizio della stimolazione ovarica al transfer, dura in media tra le due e le quattro settimane. La stimolazione occupa circa 8-12 giorni, seguono il prelievo ovocitario, la fecondazione con microiniezione e alcuni giorni di coltura embrionale prima del transfer. A questo tempo va aggiunta la fase preliminare di esami, visite e valutazioni, che varia da coppia a coppia. Se si opta per il congelamento degli embrioni con transfer in un ciclo successivo, i tempi complessivi si allungano.
I rischi dell’ICSI
I rischi dell’ICSI sono in gran parte sovrapponibili a quelli della FIVET, perché il percorso è lo stesso. Riguardano soprattutto la fase di stimolazione e di prelievo:
- la sindrome da iperstimolazione ovarica, oggi resa poco frequente dai protocolli di stimolazione personalizzati e dal monitoraggio;
- i piccoli rischi legati al prelievo ovocitario, come sanguinamento o infezione, molto rari;
- la possibilità di una gravidanza gemellare quando si trasferisce più di un embrione, motivo per cui oggi si tende al transfer di un singolo embrione.
Sul piano della salute del nascituro, la letteratura scientifica descrive un possibile leggero aumento di alcune condizioni nei bambini nati da ICSI rispetto al concepimento spontaneo. È un tema ancora dibattuto: non è chiaro quanto dipenda dalla tecnica in sé e quanto dalle caratteristiche di fondo della coppia, in particolare dal fattore maschile che ha reso necessaria l’ICSI. I dati disponibili parlano comunque di un rischio assoluto contenuto. Ne parliamo apertamente durante il colloquio, così da valutare ogni situazione nel merito senza allarmismi.
Quanti tentativi di ICSI possono servire
Non esiste un numero fisso di tentativi valido per tutti: le probabilità dipendono dall’età della donna, dalla qualità degli ovociti e degli spermatozoi e dalla causa dell’infertilità. In generale si considera che una coppia concentri buona parte delle proprie possibilità nei primi tentativi. Quando dal primo ciclo si ottengono più embrioni idonei, i transfer successivi possono essere eseguiti con gli embrioni crioconservati, senza ripetere ogni volta stimolazione e prelievo. Il numero di tentativi consigliato viene stabilito caso per caso, sulla base dei risultati ottenuti a ogni ciclo.
I tassi di successo dell’ICSI
Il successo dell’ICSI si misura sulla capacità di ottenere la fecondazione degli ovociti e, soprattutto, una gravidanza che arriva al parto. I risultati dipendono da molti fattori, in primo luogo l’età della donna e la qualità dei gameti. Poiché le percentuali variano in modo significativo da caso a caso, riportiamo i dati aggiornati e verificati nella pagina dedicata ai risultati clinici, dove trovi le percentuali reali del centro.
Domande frequenti sull’ICSI
Che cos’è l’ICSI?
L’ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection) è una tecnica di fecondazione in vitro in cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente all’interno di un ovocita maturo. Si utilizza soprattutto nei casi di infertilità maschile, quando gli spermatozoi non riescono a fecondare l’ovocita da soli.
Come funziona l’ICSI passo per passo?
Il percorso prevede stimolazione ovarica, prelievo degli ovociti, preparazione del liquido seminale, iniezione di un singolo spermatozoo nell’ovocita, coltura degli embrioni per alcuni giorni e transfer dell’embrione in utero. Le prime fasi coincidono con quelle di una FIVET, la differenza è nel momento della fecondazione.
Qual è la differenza tra ICSI e FIVET?
Nella FIVET classica ovociti e spermatozoi vengono messi insieme in laboratorio e la fecondazione avviene in modo spontaneo. Nell’ICSI un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. L’ICSI si sceglie quando il seme non ha caratteristiche adatte alla fecondazione spontanea o dopo un fallimento di fecondazione con FIVET.
Quando è indicata l’ICSI?
È indicata soprattutto nel fattore maschile severo: bassa concentrazione, ridotta mobilità o morfologia alterata degli spermatozoi, assenza di spermatozoi nell’eiaculato con recupero chirurgico (TESA, TESE, MESA) e precedenti fallimenti di fecondazione. Può essere proposta anche con ovociti scongelati o in numero limitato.
Quanto dura un percorso ICSI?
Un ciclo ICSI dura in media tra le due e le quattro settimane, dall’inizio della stimolazione ovarica al transfer. La stimolazione occupa circa 8-12 giorni, poi seguono prelievo, fecondazione e alcuni giorni di coltura embrionale. Vanno aggiunti i tempi preliminari di esami e visite.
Quali sono i rischi dell’ICSI?
I rischi sono in gran parte gli stessi della FIVET e riguardano soprattutto la stimolazione ovarica e il prelievo degli ovociti, oltre alla possibilità di gravidanza gemellare. Sulla salute dei bambini la ricerca descrive un possibile leggero aumento di alcune condizioni, con un rischio assoluto contenuto e un tema ancora dibattuto tra gli specialisti.
Quanti tentativi di ICSI servono per rimanere incinta?
Non c’è un numero valido per tutti. Le probabilità dipendono dall’età, dalla qualità di ovociti e spermatozoi e dalla causa dell’infertilità. Buona parte delle possibilità si concentra nei primi tentativi. Se dal primo ciclo si ottengono più embrioni, i transfer successivi possono usare quelli crioconservati.
L’ICSI è dolorosa?
La microiniezione avviene in laboratorio sugli ovociti e non riguarda direttamente la paziente. Il prelievo degli ovociti si esegue in sedazione o anestesia leggera, quindi non è doloroso. Il transfer dell’embrione è una procedura indolore che non richiede anestesia.
L’ICSI garantisce la fecondazione dell’ovocita?
No. L’ICSI aumenta le probabilità di fecondazione superando le difficoltà del fattore maschile, ma non la garantisce sempre. Una parte degli ovociti può non fecondarsi o non svilupparsi in embrioni idonei al transfer.
Cosa succede agli embrioni non trasferiti?
Gli embrioni idonei non trasferiti possono essere crioconservati e utilizzati in un ciclo successivo con un transfer da congelato, senza ripetere stimolazione e prelievo ovocitario.
Quali sono i tassi di successo dell’ICSI?
I risultati dipendono soprattutto dall’età della donna e dalla qualità dei gameti e variano molto da caso a caso. Le percentuali reali e aggiornate del centro sono riportate nella pagina dedicata ai risultati clinici.
