Stimolazione ovarica: cos’è e come funziona

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

La stimolazione ovarica è una terapia ormonale che induce le ovaie a far crescere più follicoli contemporaneamente, così da ottenere più ovociti maturi in un solo ciclo invece del singolo ovocita che matura in un ciclo naturale. Si basa sulla somministrazione di gonadotropine tramite iniezioni sottocutanee per alcuni giorni, con un monitoraggio ecografico ed ormonale che accompagna tutto il percorso. Rappresenta la prima fase di molti trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) e serve ad aumentare le probabilità di successo del trattamento. Questa pagina spiega in termini generali cos’è, a cosa serve e come si svolge; per i protocolli nel dettaglio rimandiamo alla pagina sulla stimolazione ovarica nei trattamenti di PMA.

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Cos’è la stimolazione ovarica

In un ciclo mestruale naturale l’organismo seleziona di norma un solo follicolo, che porta a maturazione un unico ovocita. La stimolazione ovarica interviene su questo meccanismo con una terapia farmacologica a base di gonadotropine, gli ormoni che regolano la crescita follicolare, in particolare l’FSH (ormone follicolo-stimolante) e, in alcuni protocolli, l’LH (ormone luteinizzante). Questi ormoni spingono più follicoli a crescere insieme. L’obiettivo è disporre di un numero maggiore di ovociti maturi da utilizzare nel trattamento.

Gli ormoni impiegati riproducono l’azione di quelli che il corpo produce naturalmente per regolare l’ovulazione. La dose e il tipo di farmaco vengono stabiliti dal medico caso per caso, tenendo conto di fattori come l’età, la riserva ovarica e la storia clinica della paziente. Non esiste una terapia uguale per tutte: la personalizzazione è parte integrante del trattamento.

Va distinta dalla semplice induzione dell’ovulazione, che ha lo scopo di far ovulare chi non ovula in modo spontaneo o regolare, senza necessariamente puntare a una crescita follicolare multipla.

A cosa serve la stimolazione ovarica

Lo scopo cambia a seconda del trattamento di riproduzione assistita in cui si inserisce.

Nella fecondazione in vitro (FIVET e ICSI). Qui la stimolazione serve a ottenere più ovociti maturi in un unico ciclo. Avere a disposizione più ovociti significa poter selezionare quelli di qualità migliore e, in molti casi, disporre di più embrioni, anche in vista di eventuali transfer successivi. È la fase iniziale del percorso, che precede il prelievo ovocitario e la fecondazione in laboratorio. Il modo in cui gli ovociti vengono poi fecondati distingue la FIVET dalla ICSI.

Nell’inseminazione artificiale. In questo caso si ricorre a una stimolazione più lieve, il cui obiettivo non è produrre molti ovociti ma favorire la maturazione di uno o pochi follicoli. La stimolazione accompagna la fase che precede l’inseminazione artificiale vera e propria.

Nell’induzione dell’ovulazione. Per le donne che non ovulano, condizione nota come anovulazione, o che hanno cicli irregolari, la terapia ormonale può servire a indurre l’ovulazione, così da permettere il concepimento tramite rapporti mirati o inseminazione.

Come funziona la stimolazione ovarica

Il percorso si articola in alcune fasi che si susseguono nell’arco di circa due settimane. La sequenza generale è la stessa nella maggior parte dei trattamenti, mentre i dettagli dipendono dal protocollo scelto dal medico.

Le iniezioni. La terapia consiste in iniezioni sottocutanee di gonadotropine che la paziente somministra a se stessa a casa, in genere per alcuni giorni. Gli aghi sono sottili e la procedura, dopo le prime volte, diventa semplice da gestire in autonomia.

Il monitoraggio. Durante la terapia si eseguono controlli periodici, di solito due o tre volte a settimana. A ogni controllo un’ecografia transvaginale misura il numero e il diametro dei follicoli, mentre gli esami del sangue verificano i livelli ormonali, in particolare l’estradiolo, che tende a salire con la crescita follicolare. Questo permette al medico di seguire la risposta ovarica e di aggiustare la dose dei farmaci in corso d’opera.

Il trigger dell’ovulazione. Quando i follicoli raggiungono le dimensioni ritenute adeguate, in genere intorno ai 17-20 mm, si somministra un’iniezione detta trigger, che completa la maturazione degli ovociti e programma il momento del prelievo. A seconda del protocollo il trigger può essere a base di hCG (gonadotropina corionica) o di un agonista del GnRH, quest’ultimo utile a ridurre il rischio di iperstimolazione. È il segnale che avvia la fase conclusiva del ciclo.

Il prelievo o l’inseminazione. Nella fecondazione in vitro si procede con il prelievo ovocitario, chiamato anche pick-up, un intervento breve eseguito in sedazione, di norma circa 36 ore dopo il trigger. Nei trattamenti come l’inseminazione o l’induzione dell’ovulazione, invece, si programmano i rapporti mirati o l’inseminazione nel momento più favorevole.

Quando si inizia la stimolazione ovarica

La stimolazione inizia in genere nei primi giorni del ciclo mestruale, anche se il momento preciso dipende dal protocollo. Alcuni protocolli prevedono una fase preparatoria nei giorni o nelle settimane precedenti; altri partono direttamente con le gonadotropine all’inizio del ciclo. È il medico a definire il calendario in base al tipo di trattamento e alle caratteristiche della paziente.

I diversi schemi di somministrazione, la loro durata e i farmaci impiegati sono descritti nella pagina dedicata ai protocolli di stimolazione ovarica nella PMA.

Cosa si sente durante la stimolazione ovarica

La maggior parte delle donne affronta la stimolazione senza disturbi importanti. Con la crescita dei follicoli le ovaie aumentano di volume, e questo può dare una sensazione di gonfiore e di tensione addominale, soprattutto nei giorni finali della terapia. Sono fastidi generalmente lievi e temporanei, che si attenuano dopo il prelievo.

Alcune donne riferiscono sensibilità al seno, stanchezza o lievi variazioni dell’umore, legate all’azione degli ormoni. Le iniezioni, essendo sottocutanee e con aghi sottili, sono poco dolorose. Se durante il trattamento compaiono sintomi più marcati, come dolore addominale intenso, è importante contattare il centro.

I rischi della stimolazione ovarica

La stimolazione ovarica è un trattamento controllato e monitorato in ogni fase, e il monitoraggio serve proprio a ridurre i rischi. I principali da conoscere sono due.

La sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). È una risposta eccessiva delle ovaie alla terapia. Grazie ai protocolli attuali, ai farmaci moderni e al monitoraggio costante, oggi è una complicanza rara e, quando si presenta, viene gestita dal centro. L’aggiustamento delle dosi durante la terapia e la scelta del trigger più adatto contribuiscono a prevenirla.

Le gravidanze multiple. Riguardano soprattutto i trattamenti con inseminazione o induzione dell’ovulazione, in cui più follicoli maturi possono portare a una gravidanza gemellare. Anche in questo caso il monitoraggio serve a tenere sotto controllo il numero di follicoli e a contenere questa eventualità.

Il tema dei rischi e della sicurezza è approfondito, insieme ai protocolli, nella pagina sui trattamenti di stimolazione ovarica.

Domande frequenti sulla stimolazione ovarica

In che cosa consiste la stimolazione ovarica?

Consiste in una terapia ormonale a base di gonadotropine, somministrate tramite iniezioni sottocutanee, che induce le ovaie a far crescere più follicoli contemporaneamente. L’obiettivo è ottenere più ovociti maturi in un solo ciclo, invece del singolo ovocita di un ciclo naturale, da utilizzare nel trattamento di procreazione medicalmente assistita.

Quali sono i rischi della stimolazione ovarica?

I due rischi principali sono la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS), oggi rara grazie ai protocolli e al monitoraggio attuali e comunque gestita dal centro, e le gravidanze multiple, che riguardano soprattutto i trattamenti con inseminazione o induzione dell’ovulazione. Il monitoraggio ecografico ed ormonale durante tutta la terapia serve proprio a contenere questi rischi.

Quando si inizia a fare la stimolazione ovarica?

Di norma si inizia nei primi giorni del ciclo mestruale, ma il momento esatto dipende dal protocollo scelto. Alcuni protocolli prevedono una fase preparatoria nei giorni o nelle settimane precedenti. Il calendario viene definito dal medico in base al tipo di trattamento e alle caratteristiche della paziente.

Cosa si sente durante la stimolazione ovarica?

La maggior parte delle donne avverte solo fastidi lievi: gonfiore e tensione addominale legati all’aumento di volume delle ovaie, soprattutto negli ultimi giorni della terapia. Possono comparire sensibilità al seno, stanchezza o lievi variazioni dell’umore. Sono disturbi temporanei che si attenuano dopo il prelievo.

La stimolazione ovarica è dolorosa?

Le iniezioni sono sottocutanee e vengono eseguite con aghi sottili, quindi risultano poco dolorose e gestibili in autonomia a casa. Il disturbo più comune non è il dolore, ma una sensazione di gonfiore addominale nei giorni finali della terapia.

Quanto dura la stimolazione ovarica?

La fase di stimolazione dura in genere alcuni giorni, all’incirca due settimane, ma la durata precisa varia in base al protocollo e alla risposta individuale delle ovaie, valutata durante i controlli. È il medico a stabilire quando i follicoli hanno raggiunto la maturazione adeguata.

Come si somministrano i farmaci per la stimolazione ovarica?

I farmaci si somministrano tramite iniezioni sottocutanee che la paziente esegue a se stessa a casa, seguendo le indicazioni del medico su dose e orario. Al centro viene spiegato come effettuare correttamente le iniezioni.

Quanti ovociti si ottengono con la stimolazione ovarica?

Il numero di ovociti varia da persona a persona e dipende da fattori come l’età e la riserva ovarica, oltre che dalla risposta alla terapia. Non è possibile indicare un numero valido per tutte: l’obiettivo del medico è ottenere un numero adeguato di ovociti maturi in condizioni di sicurezza.

A cosa serve la stimolazione ovarica?

Serve a ottenere più ovociti maturi in un ciclo. Nella fecondazione in vitro permette di disporre di più ovociti e più embrioni; nell’inseminazione si usa una stimolazione più lieve; nell’induzione dell’ovulazione aiuta a far ovulare chi non ovula in modo spontaneo o regolare.

Che differenza c’è tra stimolazione ovarica e induzione dell’ovulazione?

La stimolazione ovarica punta a far crescere più follicoli per ottenere più ovociti maturi, come avviene nella fecondazione in vitro. L’induzione dell’ovulazione ha invece lo scopo di far ovulare chi non ovula spontaneamente o ha cicli irregolari, senza necessariamente cercare una crescita follicolare multipla.

Che cos’è il monitoraggio durante la stimolazione ovarica?

È l’insieme dei controlli, di solito due o tre volte a settimana, con cui il medico segue l’andamento della terapia. Comprende ecografie transvaginali per misurare numero e diametro dei follicoli ed esami del sangue per verificare i livelli ormonali, così da aggiustare le dosi e stabilire il momento del trigger.

Dove trovo i risultati clinici dei trattamenti di PMA?

I dati sui risultati dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita sono consultabili nella pagina dedicata ai risultati clinici.

Autore
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Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
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Data di pubblicazione
4 Gennaio 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

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