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Infertilità secondaria, cos’è?

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

L’infertilità secondaria è una condizione medica in cui una coppia, dopo essersi riprodotta con successo una volta, non riesce a farlo di nuovo. Si tratta di un problema abbastanza comune che colpisce circa il 15% delle coppie fertili. La causa può essere legata a problemi fisici nella donna come cambiamenti ormonali, anomalie dell’utero e della cervice o fattori di stile di vita come l’obesità o il tabagismo; inoltre, l’invecchiamento può influenzare le possibilità di concepire.

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Se la coppia riscontra difficoltà riproduttive consecutive, è importante contattare tempestivamente un medico per valutare la situazione e riflettere su tutte le opzioni disponibili.

 

Le cause dell’infertilità secondaria

L’età anagrafica è uno dei principali fattori che ostacolano il concepimento e non riguarda soltanto le coppie che cercano di avere un bambino per la prima volta, ma anche coppie che hanno già avuto un figlio ma che stanno cercando di avere un altro.

Si parla di infertilità secondaria quando la coppia tenta di concepire per 6 mesi consecutivi e la donna ha più di 35 anni. Questo tipo di infertilità è sempre più diffuso a causa di diversi fattori, come le indicazioni morfologiche, le infezioni, gli stili di vita sbagliati e i problemi maschili. Anche l’età è un importante fattore correlato all’infertilità secondaria, poiché le donne tendono ad avere il loro primo bambino dopo i 30 anni, quando la loro fertilità è già progressivamente in declino.

Con l’avanzare dell’età, le cellule uovo della donna si diradano (riserva ovarica bassa) e possono presentare difetti genetici o essere non più fecondabili. Altre cause possibili di infertilità secondaria possono essere la malattia autoimmune, la menopausa precoce, le malattie croniche oi problemi ormonali. Favorire il concepimento è un desiderio condiviso da molte coppie che stanno cercando di avere un figlio.

Ci sono alcuni comportamenti che possono aiutare a raggiungere questo obiettivo: evitare gli alcolici, smettere di fumare, curare l’alimentazione, ridurre lo stress e l’ansia, mantenere costante il peso corporeo, controllare l’ovulazione. Per verificare le cause dell’infertilità è importante sottoporsi ai controlli medici raccomandati dal medico.

Questi comprendono esami del sangue per determinare i livelli ormonali, un esame dello sperma, una isterosalpingografia per verificare eventuali problemi alle tube di Falloppio e una laparoscopia per escludere endometriosi o fibromi uterini. Inoltre, è importante praticare regolarmente esercizio fisico e condurre uno stile di vita sano.

Ecco di seguito quali sono nello specifico le principali cause di infertilità secondaria:

 

La salute dello sperma

Le statistiche precedenti hanno evidenziato come la principale causa di infertilità secondaria sia legata a problemi relativi al liquido seminale. Molteplici fattori possono contribuire a una riduzione della qualità di quest’ultimo, tra cui lo stile di vita, l’avanzare dell’età, lo stress e un’alimentazione non corretta.

Negli ultimi anni si è assistito ad una perdita di vitalità del liquido seminale, il cui principale responsabile sarebbe, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il fumo. Il tabacco, infatti, sarebbe in grado di ridurre non solo la quantità di spermatozoi, ma anche la loro qualità: i forti fumatori avrebbero un calo degli spermatozoi del 22%. Altri fattori che possono portare ad una infertilità sopravvenuta sono interventi chirurgici, infezioni uro-seminali ed epididimiti.

 

L’avanzare dell’età

L’età può essere una delle principali cause di infertilità secondaria, come evidenziata da uno studio condotto dall‘Istituto Superiore di Sanità. Man mano che l’età riproduttiva aumenta, la quantità e la qualità degli ovociti presenti nelle ovaie diminuiscono costantemente.

A 37 anni, l’ovocita medio è di 25.000, mentre a 51 anni, quando inizia la menopausa (nei paesi occidentali), si hanno solo 1000. Si può notare un progressivo calo della fertilità intorno ai 32 anni, quando inizia a presentarsi un aumento dei livelli di FSH, e poi un declino più rapido dopo i 37.

Inoltre, l’età riduce anche la capacità dell’endometrio di interagire con l’embrione, ostacolando così la gravidanza. La sterilità legata all’età è un fenomeno sempre più comune perché le coppie tendono a ritardare la decisione di avere figli. Purtroppo, c’è poco che possa essere fatto per prevenire l’invecchiamento e le sue conseguenze sulla fertilità. L’unica soluzione è quella di iniziare in anticipo, cercando di avere figli prima che l’età influenza negativamente sulla fertilità femminile.

 

Infertilità secondaria, cosa fare

I trattamenti possibili per l’infertilità secondaria possono variare a seconda delle cause, ma generalmente includono terapie ormonali, trattamenti farmacologici, tecniche chirurgiche, fecondazione in vitro e un insieme di opzioni di assistenza riproduttiva.

La psicologia dell’infertilità secondaria può essere complicata perché cercare un secondo figlio mette in evidenza le critiche delicate tra la desiderabilità di ricreare l’esperienza di genitorialità e quello che realmente può essere raggiunto attraverso procedimenti medico-specifici. Inoltre, gli aspetti legali e finanziari dell’infertilità secondaria devono essere attentamente considerati prima che la coppia intraprenda qualunque intervento medico.

Un altro fattore importante da considerare è come affrontare l’infertilità secondaria con familiari ed amici che possono avere opinioni diverse su come affrontare la situazione. In questo caso, è essenziale discutere quanto è opportuno rivelare informazioni sul percorso personale legato all’infertilità, senza obbligo rispetto alle tempistiche.

Quando si sospetta un’infertilità secondaria, il medico dovrà inoltre prescrivere alcuni esami dettagliati per verificare che non ci siano problemi fisici che impedirebbero la concezione. Questi esami possono comprendere:

  • test del sangue per rilevare eventuali carenze nutrizionali, ormonali e livelli di zucchero nel sangue;
  • ecografia transvaginale o addominale per controllare la salute degli organi riproduttivi;
  • test di ovulazione per individuare il momento più adatto alla concezione; diagnosi delle malattie a trasmissione sessuale;
  • resistenza al progesterone se sono presenti cicli irregolari o interruzioni della gravidanza. Inoltre, il medico può richiedere ulteriori esami diagnostici qualora lo consideri necessario.

 

Gli esami per accertare l’infertilità secondaria

Dopo un anno di tentativi di rimanere incinta senza contraccezione, ma senza successo, si consiglia di sottoporsi a una serie di esami clinici per verificare eventuali cause di infertilità. Un primo esame è il controllo dei livelli ormonali attraverso una analisi del sangue. Per quanto riguarda l’infertilità maschile, lo spermiogramma viene utilizzato per valutare la concentrazione, la motilità e la morfologia degli spermatozoi nell’eiaculato.

Questo test può rivelare l’assenza di spermatozoi (azoospermia), una riduzione della loro quantità (oligospermia) o delle loro alterazioni morfologiche (terazoospermia). Si raccomanda inoltre una visita medica specialistica andrologica per controllare lo stato di salute generale del partner. Inoltre, sottoporsi a un’analisi del DNA degli spermatozoi può aiutare a identificare eventuali problemi genetici.

 

L’aspetto psicologico

L’infertilità secondaria può avere un forte impatto emotivo per la coppia. Dai primi sospetti di sterilità, i sentimenti contrastanti come rabbia, frustrazione e tristezza possono prendere il sopravvento. La necessità di affrontare l’attesa di un secondo figlio può provocare reazioni inaspettate e complesse. Si possono avvertire sensi di colpa, accusarsi di una vicenda o anche prendere coscienza delle proprie responsabilità che hanno contribuito alla situazione attuale.

In queste circostanze è importante ricordare che entrambi i coniugi sono coinvolti al pari nella ricerca della soluzione più adatta e che la comprensione reciproca è fondamentale per uscirne insieme più forti. La scelta di avere un figlio è un’esperienza unica e importante, che può derivare da una grande varietà di motivazioni di natura personale, interpersonale, culturale e sociale.

Di conseguenza, ogni persona attribuisce a maternità e paternità significati e obiettivi individuali o di coppia diversi. Questo può spesso portare a fantasie e sogni ad occhi aperti sull’aspetto, le caratteristiche e il benessere di un figlio immaginario. In psicologia, questo processo è noto come “bambino immaginario“, ed è un processo che inizia nella mente dei futuri genitori prima ancora che un bambino nasca. Anche se non sono ancora noti i dettagli, la mente si riempie di immagini, suoni, sentimenti e idee.

Queste fantasie sono spesso influenzate dalle esperienze della propria vita, inclusa l’infanzia, ed esprimono desideri nascosti che i genitori possono avere per il proprio figlio. Gli studi condotti sulla teoria dell’attaccamento hanno cercato di indagare le motivazioni dietro la decisione di una coppia di avere un figlio. Più in particolare, si ipotizza che la qualità della relazione con la famiglia d’origine possa influenzare la scelta di generare un bambino.

In base a quanto osservato, gli adulti possono essere classificati in base allo stile di attaccamento sperimentato durante l’infanzia. Un individuo che ha fatto esperienza di un genitore accudente, sensibile e responsivo, capace di soddisfare i bisogni primari ed emotivi del bambino, è detto avere uno stile di attaccamento sicuro.

 

 

Riserva ovarica, cos’è

La riserva ovarica può essere definita come il numero di ovociti presenti nelle ovaie di una donna in un determinato periodo della sua vita riproduttiva. A differenza degli uomini, le donne nascono con un numero limitato di ovociti ed è irreversibile la perdita di questi da quando nasce fino alla menopausa. Quindi, l’età è un fattore fondamentale che influisce sulla fertilità femminile.

Anche se una bassa riserva ovarica non è necessariamente responsabile dell’infertilità, può influire sul numero di ovociti che possono essere recuperati dopo la resistenza ovarica e sulla dose di farmaci richiesta. Inoltre, anche se non ha un impatto diretto sulla fertilità, può essere un indicatore del rischio di aborto spontaneo e della velocità con cui gli ovociti invecchiano.

La diagnosi precoce di una bassa riserva ovarica consente di prendere le misure necessarie per aumentare le possibilità di gravidanza. In breve, possiamo affermare che la riserva ovarica di una donna ha una forte influenza sulla quantità di ovociti recuperati durante un trattamento di fecondazione assistita. Il numero di ovociti è direttamente correlato al numero di embrioni che possono essere colpiti in utero, ed è quindi importante sapere quanto sia alto il livello di riserva ovarica di una donna per prevedere il successo del trattamento.

Autore
Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Data di pubblicazione
24 Dicembre 2022
Data di aggiornamento
24 Dicembre 2022

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