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Quanto tempo deve passare prima di sottoporsi a un nuovo trattamento di pma?

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Nel corso della nostra vita ci è stato detto più volte come evitare le gravidanze indesiderate e come utilizzare i vari metodi contraccettivi esistenti. Tuttavia, non si è sempre si è preparati a quando una gravidanza viene cercata, ma, per vari motivi, non arriva. Ed è proprio in questi casi che si può ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), che però non sempre hanno successo al primo tentativo e richiedono più di un ciclo di trattamento.

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Per verificare o meno l’instaurarsi di una gravidanza si esegue l’esame delle beta che, in caso di negatività, indicano che la gravidanza non è iniziata. Dopo una beta negativa, quindi, alcune donne che desiderano riprovare a sottoporsi a tali procedure si chiedono quanto tempo deve passare prima di sottoporsi a un nuovo trattamento di PMA.

Non esiste una risposta univoca e universale a questo quesito, perché le tempistiche variano in base al tipo di trattamento eseguito (se inseminazione artificiale o fecondazione in vitro) e da persona a persona. Comunque, è fondamentale rivolgersi al proprio medico per avere il parere di un esperto in materia e di un professionista che conosce il proprio caso e la propria storia clinica. Insieme al dottore sarà quindi possibile valutare la situazione e stabilire cosa fare e secondo quali tempistiche.

 

Inseminazione artificiale: come si fa, quanto tempo deve passare dopo

L’inseminazione artificiale è una tecnica di procreazione medicalmente assistita in cui si utilizza lo sperma del partner maschile della coppia oppure di un donatore per ottenere una gravidanza. Se l’inseminazione artificiale non è andata a buon fine la tecnica può essere ripetuta già direttamente al ciclo successivo, anche se prima è consigliata un’ecografia basale. Questo esame serve infatti per studiare l’utero e le ovaie della paziente, più nello specifico i follicoli antrali al cui interno si trova l’ovulo, e verificare (tra il primo e il terzo giorno del ciclo mestruale) che non siano ancora presenti follicoli del precedente ciclo. In questo modo, si potrà iniziale un nuovo trattamento senza alcun problema.

Per eseguire l’inseminazione artificiale, infatti, si parte con una stimolazione ovarica della paziente (che dura circa 10/12 giorni) per ottenere il maggior numero di ovuli (generalmente 8/10). Infatti, a ogni ciclo mestruale, viene portato a maturazione un solo ovocita, mentre gli altri prodotti si disgregano e, a lungo andare, questo processo porta alla menopausa. Grazie alla stimolazione ovarica, si “salvano” gli ovociti che normalmente andrebbero distrutti. Il risultato della stimolazione ovarica viene poi monitorato ecograficamente e tramite analisi del sangue per valutare i livelli ormonali. Fatto ciò, sarà possibile preparare il campione di sperma, così da aumentarne la qualità e quindi la propria capacità di fecondare l’ovulo. L’inseminazione viene poi fatta in ambulatorio e non necessita né di sala operatoria, né di sedazione. Il test di gravidanza può essere eseguito dopo all’incirca due settimane dalla procedura e l’ecografia di controllo dopo circa 5/6 settimane.

Si tratta di un processo vantaggioso e che aumenta di molto le possibilità di gravidanza rispetto ai rapporti sessuali. Questo perché il campione seminale viene preparato in ambulatorio e vengono selezionati gli spermatozoi di qualità migliore e anche le ovaie vengono opportunamente stimolate per far maturare più ovuli. L’inseminazione, poi, avviene proprio nel momento in cui, in maniera approssimativa, l’ovulo viene liberato dall’ovaio.

Quanto tempo deve passare dopo la fecondazione in vitro e come si esegue

Se invece si è deciso di procedere con una fecondazione in vitro, le tempistiche di attesa per ripetere il trattamento sono leggermente più lunghe. Infatti, dopo una beta negativa, le ovaie devono tornare alla normalità dopo la puntura follicolare effettuata per prelevare gli ovociti. Quindi, per farlo, bisognerà attendere almeno due o tre cicli. Trascorso questo periodo, però, si potrà ritentare con questa procedura senza alcun problema.

Lo stesso discorso vale anche nel caso in cui si sia ottenuta una beta positiva, seguita però da un aborto. Anche in questo caso bisogna far passare almeno due o tre cicli. Queste sono le tempistiche di una fecondazione in vitro con ovuli propri, ma ci sono pazienti che ricorrono all’ovodonazione (o donazione di ovociti) in cui gli ovuli utilizzati per la fecondazione in vitro appartengono a una donatrice. In questo caso, visto che non c’è stata puntura follicolare, le tempistiche saranno più brevi. Dopo una beta negativa sarà possibile far passare completamente le mestruazioni e poi ricominciare il trattamento procedendo con la preparazione dell’endometrio.

La fecondazione in vitro è un po’ diversa dall’inseminazione artificiale, perché richiede la stimolazione ovarica della paziente per prelevare gli ovociti, in numero di almeno 8/10, che vengono poi fecondati in laboratorio utilizzando lo sperma del partner maschile oppure di un donatore. In laboratorio viene creata un’apposita piastra di coltura per consentire la fecondazione dell’ovulo e la crescita degli embrioni.

Al terzo giorno di crescita, gli embrioni vengono trasferiti e impiantati nell’utero della paziente e, dopo 15 giorni circa, si può effettuare l’esame delle beta per verificare l’inizio o meno della gravidanza. Si tratta di una tecnica molto vantaggiosa anche per le donne con endometriosi severa o problematiche alle tube di Falloppio (o legatura delle tube) e per gli uomini con azoospermia. Se invece non si riescono a ottenere ovuli di qualità (magari per l’età avanzata della partner femminile) o la riserva ovarica è bassa, si possono usare ovuli da donatrice per eseguire la procedura di fecondazione.

PMA: come fare, quale tecnica scegliere, a chi rivolgersi

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono numerose e ognuna di essere va “cucita” addosso ai pazienti in base alle loro caratteristiche, alla loro storia clinica e ai loro bisogni. Prima di procedere con qualsiasi tecnica vengono studiate la fertilità sia femminile che maschile, così da scegliere la tecnica più giusta da eseguire e quella con la maggiore probabilità di successo.

Nel nostro paese sono tante le cliniche alle quali potersi rivolgere, ma sono rivolte, per legge, solamente alle coppie eterosessuali sposate o conviventi. Un paese all’avanguardia sotto questo punto di vista (e il primo in Europa per le procedure PMA) è invece la Spagna, che consente anche alle donne single e alle coppie composte da due donne di potersi sottoporre a tali procedure per poter allargare la famiglia.

Autore
Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Data di pubblicazione
25 Maggio 2023
Data di aggiornamento
13 Novembre 2023

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