Fivet fallita, cosa bisogna sapere

4 Novembre 2022

L’infertilità è considerata dall’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS) una patologia, definita come l’assenza di concepimento dopo 12-24 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti. Essa è una condizione molto impattante nel mondo, colpendo circa il 10-12% delle coppie.

Per questa ragione, sempre di più, sta diventando di largo impiego il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro o FIV, sia tramite i propri ovociti, accuratamente prelevati, sia tramite ovociti donati.

Tuttavia, è bene considerare che anche queste tecniche non sono infallibili e possono portare, in determinate condizioni, ad un esito negativo e di questo le coppie devono essere accuratamente informate.

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È possibile riconoscere sintomi di una FIV fallita?

Ad oggi, l’unico test realmente affidabile per riconoscere il successo o il fallimento di un trattamento di fecondazione assistita è il test di gravidanza con beta hCG. Esso può essere effettuato o su un campione di urine o meglio con un esame del sangue per andare a ricercare e quantificare i valori di ormone beta hCG.

La donna potrebbe anche lamentare la presenza di sintomi fisici che comunemente si manifestano all’inizio di una classica gravidanza come il disagio addominale, la nausea, la stanchezza o la sonnolenza, ma non sempre sono spia di un successo di trattamento, ma possono essere secondari all’effetto dei farmaci somministrati e possono presentarsi anche in caso di assenza di gravidanza.

D’altro canto, l’assenza di sintomatologia franca non deve far preoccupare in quanto una gravidanza agli stadi iniziali può procedere tranquillamente in maniera asintomatica.

Un altro possibile sintomo che potrebbe essere percepito come allarmante è il sanguinamento vaginale. La presenza di sanguinamento non implica necessariamente un fallimento terapeutico, anzi, potrebbe essere un segnale di successo di impianto uterino (dette perdite da impianto).

È buona pratica medica, come anche definito dagli specialisti della clinica Fertilab, non interrompere mai il trattamento farmacologico prescritto fino a quando non abbiamo l’esito delle analisi della beta hCG, anche a causa della frequenza con cui questo particolare sintomo si presenta in caso di gravidanza positiva.

Le mestruazioni possono inoltre ricomparire in diversi momenti, a seconda del trattamento utilizzato, per esempio:

  • Nelle pazienti che hanno avuto transfer di embrioni su ciclo naturale, il ciclo di solito ritorna nei giorni abituali;
  • Quando somministriamo invece farmaci di natura ormonale, il ciclo tende a tornare due o tre giorni dopo la sospensione del farmaco. Se non si presenta dopo questa finestra temporale, è bene chiedere un consulto al ginecologo.

È probabile che la prima mestruazione sia anche diversa per durata e intensità rispetto al solito; quindi, la paziente deve essere accuratamente informata al riguardo, per scongiurare preoccupazioni infondate.

 

Quali possono essere le cause di un fallimento di FIV

Inquadrare una causa certa di infertilità è estremamente complicato, vista anche la forte eterogeneità della patologia; pertanto, sarà altrettanto difficile stabilire come mai il trattamento FIV attuato abbia fallito. Per questo motivo, la clinica Fertilab garantisce una valutazione personalizzata e professionale creata su misura al caso selezionato, così da stabilire una causa e una prognosi il più certe possibili.

Anzitutto, bisogna partire col suddividere i fattori in due grandi gruppi:

  • Quelli da studiare e interpretare prima del trattamento;
  • Quelli che avrebbero invece un valore prognostico quando si decide di fare un secondo tentativo post-fallimento.

 

Fattori pre-trattamento

All’interno di questo gruppo sono annoverati:

  • Età materna: come già spiegato, l’avanzare degli anni incide sul numero e sulla qualità degli ovuli prodotti e quindi sulla possibilità di restare incinta;
  • La presenza di una controparte maschile alterata;
  • Indice di massa corporea o BMI: nelle donne, questo indice ha valori compresi tra 19 e 30 ed indica il rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato. Loro deviazioni, in eccesso quanto in difetto, portano ad una riduzione del tasso di fecondità della donna. In questo caso, si tendono ad avere problemi ovulatori e maggior rischio di aborti. Inoltre, l’obesità sembra incidere anche sulla fertilità maschile, in quanto l’eccessivo tessuto adiposo, riduce la quota di testosterone a favore degli estrogeni, alterando il sistema riproduttivo;
  • Endometriosi;
  • Conta dei follicoli antrali: la conta dei follicoli è uno degli indici più affidabili in nostro possesso per calcolare la capacità di gravidanza;
  • Fattori tossici: le abitudini al fumo di sigaretta e al consumo eccessivo di alcol, come anche ad alimentazioni eccessivamente sregolate, espongono a maggiore probabilità di esito negativo;
  • Anomalie anatomiche.

 

Fattori post-fallimento

In questa categorie invece, rientrano:

  • Fattore ovarico: a seconda di quella che è stata la risposta ovarica al trattamento, possiamo modificare o personalizzare la metodica con un secondo tentativo, aggiustando i livelli ormonali, soprattutto il progesterone, utile indice di recettività endometriale;
  • Fattore endometriale: la presenza di anomalie uterine, endometrio scarsamente proliferativo, endometrite, alterazioni del sistema immunitario e predisposizione a patologie trombotiche, sono cause di ripetuti fallimenti di FIV;
  • Cattiva qualità del liquido seminale: sebbene le moderne tecniche in nostro possesso ci permettano di impiegare ICSI anche con un esiguo numero di spermatozoi, questi devono essere però di qualità adatta, per cui è un parametro da prendere in considerazione in vista di un successivo tentativo;
  • Qualità embrionaria: la qualità raggiunta dagli embrioni durante la fase di accrescimento è importante, in quanto rappresenta un buon indice di previsione sulla gravidanza;
  • Controllo qualità di laboratorio e personale medico adeguato.

 

Quali sono i tempi per un secondo tentativo?

Quando il primo tentativo è fallito e si opterà per una seconda stimolazione ovarica, è consigliato attendere almeno 2-3 mesi. Infatti, durante questa finestra temporale, il personale medico lavorerà anzitutto per identificare la causa dell’insuccesso così da personalizzare e affinare la metodica e nel frattempo si lascia una pausa adeguata alle ovaie.

Al contrario, non è necessario aspettare questi mesi, qualora il piano preveda un criotransfer, in quanto non è necessario stimolare le ovaie e con le mestruazioni l’endometrio sarà già rigenerato. Pertanto, si farà solo una preparazione endometriale e si potrà procedere allo scongelamento e successivo trasferimento embrionale.

La clinica mette a disposizione anche un counselling psicologico per la donna, in quanto essere di fronte ad un tentativo fallimentare, può indurre uno stato di comprensibile sconforto e shock, soprattutto se preceduto anche da tentativi naturali fallimentari.

 

Gravidanza naturale dopo FIVET

Secondo uno studio condotto dall’università Monash di Melbourne, su 236 donne che hanno partorito con fecondazione in vitro o altri trattamenti di riproduzione assistita, dal 33 al 46% è riuscita a concepire un secondo figlio per via naturale entro 2 anni dal primo parto.

Inoltre, la possibilità di rimanere incinta anche in seguito ad un trattamento FIVET fallito è possibile e questo invece lo dimostra uno studio dell’Imperial College e del King’s College di Londra: gli scienziati hanno seguito un campione di 403 coppie per un periodo di 6 anni post trattamento fallito notando che 3 su 10 riuscivano nell’impresa di diventare genitori.

Una possibile spiegazione a questo evento, apparentemente inspiegabile, è che spesso si fa ricorso a tecniche di PMA anche in condizioni di sterilità non particolarmente gravi, per cui anche se i cicli di PMA falliscono per le motivazioni più varie, poi si riesce comunque a ottenere una gravidanza spontanea.

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

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