Cos’è la menopausa precoce e l’insufficienza ovarica prematura
Si parla di menopausa precoce quando l’attività delle ovaie si riduce o si interrompe prima dei 40 anni, contro un’età media intorno ai 50. Il termine clinico più usato oggi è insufficienza ovarica prematura, in inglese POI (Premature Ovarian Insufficiency), un tempo indicata anche come POF (Premature Ovarian Failure). Questa denominazione descrive meglio la realtà della condizione: le ovaie non sempre smettono di funzionare in modo netto e definitivo.
A differenza della menopausa fisiologica, che è un punto di non ritorno, nella POI la funzione ovarica può essere altalenante. Alcune donne hanno cicli sporadici anche a distanza di mesi e, in una minoranza di casi, una gravidanza spontanea resta possibile. Per questo è importante non considerare la diagnosi come una porta chiusa in modo automatico.
Va distinta anche dalla menopausa prematura, termine con cui a volte ci si riferisce alla cessazione della funzione ovarica tra i 40 e i 45 anni. La soglia dei 40 anni resta il riferimento clinico per parlare di POI vera e propria.
Le cause della menopausa precoce
Le cause dell’insufficienza ovarica prematura sono diverse e in una parte dei casi restano non identificate. Si distinguono quattro gruppi principali:
- Cause genetiche. Alcune alterazioni cromosomiche o geniche riducono il numero di ovociti disponibili o ne accelerano l’esaurimento. Tra le più note ci sono la sindrome di Turner e la premutazione del gene FMR1 legata all’X fragile. Una familiarità, con altre donne della famiglia che hanno avuto una menopausa anticipata, può indicare una predisposizione ereditaria.
- Cause autoimmuni. In alcune donne il sistema immunitario aggredisce il tessuto ovarico. La POI su base autoimmune può associarsi ad altre condizioni, come le tiroiditi autoimmuni o l’insufficienza surrenalica.
- Cause iatrogene. Sono legate a trattamenti medici che danneggiano le ovaie: la chemioterapia, la radioterapia sulla zona pelvica e gli interventi chirurgici di asportazione delle ovaie, per esempio in seguito a un tumore o a patologie ovariche estese.
- Cause idiopatiche. In una quota consistente di casi non si riesce a individuare una causa precisa, nonostante gli accertamenti. Si parla allora di forma idiopatica.
Per approfondire il legame tra alcune patologie ovariche e la capacità riproduttiva puoi leggere l’articolo dedicato alle malattie dell’ovaio e la fertilità.
I sintomi della menopausa precoce
I sintomi nascono dal calo degli estrogeni e possono presentarsi in modo diverso da donna a donna, sia per intensità sia per combinazione. Il segnale che porta più spesso a sospettare la condizione è l’alterazione del ciclo.
I sintomi più frequenti sono:
- ciclo irregolare o assente. Le mestruazioni diventano distanziate, imprevedibili o si interrompono del tutto, fino all’amenorrea;
- vampate di calore e sudorazione notturna. Sono le cosiddette “caldane”, spesso più marcate durante la notte;
- disturbi del sonno, dell’umore e della concentrazione. Difficoltà a dormire, irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione e di memoria e tono dell’umore altalenante;
- secchezza vaginale. Con perdita di elasticità dei tessuti e, in alcuni casi, fastidio nei rapporti e calo del desiderio.
A questi si aggiunge l’impatto psicologico. Sperimentare la menopausa con dieci anni o più di anticipo rispetto alle coetanee può pesare sull’autostima e sul modo in cui la donna vive il proprio corpo e la propria vita di coppia. È una reazione comune e va accolta come parte del percorso di cura, non minimizzata.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi si basa sulla storia clinica, sull’andamento del ciclo e su alcuni esami del sangue. Il ginecologo valuta soprattutto tre parametri ormonali:
- FSH elevato. L’ormone follicolo-stimolante risulta alto, segno che l’ipofisi sta cercando di stimolare ovaie che rispondono poco. In genere il dosaggio viene ripetuto a distanza di alcune settimane per confermare il dato;
- estradiolo basso. Il livello di estrogeni prodotto dalle ovaie è ridotto;
- AMH molto basso. L’ormone antimulleriano riflette la riserva ovarica, cioè il patrimonio di ovociti residuo. Valori molto bassi indicano una riserva ridotta.
In base al quadro, lo specialista può aggiungere accertamenti mirati: indagini genetiche (per esempio il cariotipo o la ricerca della premutazione dell’X fragile), lo studio degli anticorpi in caso di sospetta origine autoimmune e la valutazione della funzione tiroidea. Per capire meglio cosa indica la riserva ovarica e come influisce sulla possibilità di una gravidanza puoi consultare l’approfondimento su riserva ovarica e gravidanza.
Come si gestisce la menopausa precoce
La gestione della POI ha due obiettivi che vanno tenuti insieme: proteggere la salute a lungo termine e migliorare la qualità della vita quotidiana. Il calo precoce degli estrogeni, se non compensato, espone infatti a un rischio maggiore di osteoporosi e di problemi cardiovascolari negli anni successivi.
Terapia ormonale sostitutiva
Nella maggior parte dei casi il trattamento principale è la terapia ormonale sostitutiva (TOS), basata su estrogeni associati al progesterone. In una donna giovane la TOS non serve solo ad alleviare i sintomi, ma soprattutto a sostituire ormoni che il corpo dovrebbe ancora produrre. Viene di norma proseguita almeno fino all’età media della menopausa naturale, per proteggere le ossa e il sistema cardiovascolare. Lo schema e la durata vanno decisi sempre con lo specialista, sulla base della storia clinica individuale.
Gestione dei sintomi e stile di vita
Accanto alla terapia ormonale, alcune misure aiutano a controllare i sintomi e a preservare la salute:
- monitoraggio periodico della salute delle ossa, per esempio con la densitometria ossea (MOC), e del profilo cardiovascolare, secondo le indicazioni del medico;
- attività fisica regolare, che combini movimento aerobico ed esercizi di carico per proteggere massa ossea e muscolare;
- alimentazione con un adeguato apporto di calcio e vitamina D;
- attenzione ai fattori di rischio evitabili, come il fumo.
Supporto psicologico
Il vissuto emotivo merita spazio quanto la parte clinica. Un supporto psicologico dedicato aiuta ad affrontare l’ansia, il senso di perdita e le ricadute sulla vita di coppia. Chiedere questo tipo di sostegno non è un segno di debolezza, ma una parte concreta del percorso di cura.
Menopausa precoce e fertilità
La domanda che pesa di più, per molte donne, riguarda la possibilità di avere figli. La risposta va calibrata sul singolo caso.
Nella POI una gravidanza spontanea è rara, ma non sempre impossibile: poiché la funzione ovarica può riattivarsi in modo intermittente, in una minoranza di donne può verificarsi un concepimento naturale. Per questo, chi non desidera una gravidanza dovrebbe comunque parlare di contraccezione con il proprio medico, e chi la desidera non dovrebbe considerare chiusa ogni possibilità senza un confronto con lo specialista.
Detto questo, quando la riserva ovarica è fortemente ridotta, la via principale per avere un figlio è l’ovodonazione, cioè la fecondazione in vitro con ovociti di una donatrice. Gli ovociti donati vengono fecondati in laboratorio e l’embrione ottenuto viene trasferito nell’utero della paziente, dopo una preparazione dell’endometrio ad accogliere l’impianto. È un percorso che consente di portare avanti una gravidanza anche quando i propri ovociti non sono più utilizzabili.
Molte donne si chiedono se un bambino nato da ovodonazione avrà una somiglianza con loro: è un dubbio frequente e legittimo, che abbiamo affrontato nell’articolo l’ovodonazione e la somiglianza con il figlio. Per chi arriva alla menopausa in un momento della vita in cui pensa alla maternità, può essere utile anche l’approfondimento sulla gravidanza in menopausa. I dati sugli esiti dei nostri percorsi sono consultabili nella pagina dei risultati clinici.
Preservare la fertilità quando si conosce il rischio in anticipo
In alcune situazioni il rischio di perdere la funzione ovarica è noto prima che accada. È il caso, per esempio, di una donna che deve affrontare una chemioterapia o una radioterapia, oppure che ha una familiarità marcata o una diagnosi genetica che fa prevedere una menopausa anticipata.
In questi casi si può ricorrere alla crioconservazione degli ovociti, cioè al prelievo e al congelamento degli ovociti prima del trattamento o prima che la riserva si esaurisca. Gli ovociti vengono conservati e potranno essere utilizzati in seguito per una fecondazione in vitro con il proprio patrimonio genetico. È una strategia che richiede tempismo: ha senso quando il rischio viene riconosciuto in anticipo, prima che le ovaie perdano la loro capacità.
La scelta di preservare la fertilità va sempre discussa con lo specialista, che valuta il momento più adatto e le probabilità in base all’età e alla riserva ovarica del singolo caso.
Domande frequenti sulla menopausa precoce
Come si cura la menopausa precoce?
Non esiste una cura che riporti le ovaie alla piena funzione, ma esiste una gestione efficace. Il trattamento principale è la terapia ormonale sostitutiva, con estrogeni e progesterone, che compensa il calo ormonale, allevia i sintomi e protegge ossa e cuore. In genere viene proseguita fino all’età media della menopausa naturale. Si affianca al controllo dei sintomi, a uno stile di vita attivo e, quando serve, al supporto psicologico. Se c’è il desiderio di un figlio, il ginecologo valuta insieme alla paziente le opzioni per la fertilità.
Quale acido folico prendere in menopausa?
L’acido folico è centrale soprattutto quando si cerca o si programma una gravidanza, perché riduce il rischio di alcuni difetti del feto: in questo caso il dosaggio va concordato con il medico prima del concepimento. Al di fuori di un percorso di ricerca di gravidanza, l’integrazione in menopausa non è una regola valida per tutte e va valutata caso per caso con il proprio medico, che stabilisce se e in quale forma assumerla. Meglio evitare il fai da te con gli integratori.
Chi ha endometriosi va in menopausa prima?
L’endometriosi è associata a un rischio maggiore di menopausa anticipata, soprattutto quando ha reso necessari interventi chirurgici sulle ovaie. La chirurgia ovarica ripetuta può infatti ridurre la riserva di ovociti. Avere l’endometriosi non significa andare per forza in menopausa precoce, ma è un motivo in più per monitorare la funzione ovarica e, se c’è un desiderio di maternità, parlarne per tempo con lo specialista.
Perché la menopausa fa alzare la pressione?
Con il calo degli estrogeni vengono meno alcuni effetti protettivi di questi ormoni sui vasi sanguigni, che tendono così a perdere elasticità. A questo si aggiungono cambiamenti frequenti in questa fase, come l’aumento di peso e una diversa gestione del sodio da parte dell’organismo. L’insieme di questi fattori può contribuire a un rialzo della pressione arteriosa. È uno dei motivi per cui, nella menopausa precoce, il controllo cardiovascolare periodico è importante.
A che età si parla di menopausa precoce?
Si parla di menopausa precoce, o insufficienza ovarica prematura, quando la funzione ovarica si riduce o si interrompe prima dei 40 anni. L’età media della menopausa naturale è intorno ai 50 anni. Tra i 40 e i 45 anni si parla più propriamente di menopausa anticipata.
La menopausa precoce è sempre definitiva?
No. A differenza della menopausa fisiologica, l’insufficienza ovarica prematura non è sempre una condizione irreversibile. In alcune donne la funzione ovarica può riattivarsi in modo intermittente, con cicli sporadici e, in una minoranza di casi, la possibilità di un concepimento spontaneo. È uno dei motivi per cui la diagnosi va gestita con lo specialista e non interpretata da sole.
Quali esami servono per la diagnosi?
La diagnosi si basa sulla storia del ciclo e su esami del sangue. I parametri chiave sono l’FSH, che risulta elevato, l’estradiolo, che è basso, e l’AMH, che riflette la riserva ovarica ed è molto ridotto. Il dosaggio dell’FSH viene spesso ripetuto per conferma. In base al quadro, lo specialista può aggiungere indagini genetiche, il dosaggio di anticorpi e la valutazione della tiroide.
Con la menopausa precoce posso ancora avere figli?
Nella maggior parte dei casi una gravidanza spontanea è rara, anche se non sempre impossibile per via del possibile andamento intermittente della funzione ovarica. Quando la riserva ovarica è molto ridotta, la via principale per avere un figlio è l’ovodonazione, cioè la fecondazione in vitro con ovociti di una donatrice. Il percorso più adatto va definito con lo specialista.
Cos’è l’ovodonazione?
È una tecnica di procreazione medicalmente assistita in cui gli ovociti provengono da una donatrice. Gli ovociti donati vengono fecondati in laboratorio e l’embrione ottenuto viene trasferito nell’utero della paziente, dopo una preparazione dell’endometrio. È l’opzione indicata quando i propri ovociti non sono più utilizzabili, come accade spesso nella menopausa precoce.
Posso congelare gli ovociti se so di essere a rischio?
Sì, se il rischio è noto in anticipo. Chi deve affrontare una chemioterapia o una radioterapia, o ha una familiarità o una diagnosi genetica che fa prevedere una menopausa anticipata, può valutare la crioconservazione degli ovociti prima che la riserva si esaurisca. Gli ovociti vengono prelevati, congelati e conservati per un uso futuro in fecondazione in vitro. Il tempismo è decisivo: va fatto prima che le ovaie perdano la loro capacità.
La menopausa precoce aumenta il rischio di osteoporosi?
Sì. Il calo precoce degli estrogeni riduce la protezione sulle ossa e aumenta il rischio di osteoporosi negli anni successivi. È uno dei motivi principali per cui, in una donna giovane, la terapia ormonale sostitutiva viene di norma proseguita fino all’età media della menopausa, affiancata da attività fisica, adeguato apporto di calcio e vitamina D e controlli periodici.
A chi devo rivolgermi?
Il primo riferimento è il ginecologo, che coordina la diagnosi e la terapia. In base alla causa possono essere coinvolti altri specialisti, per esempio l’endocrinologo. Se c’è un desiderio di maternità è utile rivolgersi a un centro di medicina della riproduzione, che valuta le opzioni per la fertilità in modo personalizzato.
