Che cos’è l’ovodonazione
Nell’ovodonazione gli ovociti di una donatrice giovane e sana vengono fecondati in laboratorio con gli spermatozoi del partner della coppia ricevente (o di un donatore di seme, quando previsto). L’embrione che ne deriva viene poi trasferito nell’utero della ricevente, preparato in anticipo con una terapia ormonale, dove può proseguire lo sviluppo della gravidanza.
Rientra tra le tecniche di fecondazione eterologa, cioè quelle in cui almeno uno dei due gameti proviene da una persona esterna alla coppia. Nell’ovodonazione il gamete donato è l’ovocita femminile. La ricevente non ha quindi un legame genetico con il bambino, ma porta avanti la gestazione e il parto. Per capire meglio la distinzione tra le due modalità può essere utile leggere l’approfondimento sulla differenza tra fecondazione omologa ed eterologa.
In quali casi è indicata l’ovodonazione
L’ovodonazione viene proposta quando gli ovociti della donna non sono disponibili in numero o qualità sufficienti per ottenere una gravidanza, oppure quando trasmetterebbero un rischio genetico. Le indicazioni cliniche più frequenti sono le seguenti.
- Riserva ovarica esaurita o molto bassa. Il numero di ovociti disponibili nelle ovaie si riduce nel tempo e questo calo accelera dopo i 35 anni. Lo stato della riserva ovarica si misura con il dosaggio dell’ormone antimulleriano (AMH), i valori di FSH ed estradiolo e la conta dei follicoli antrali all’ecografia. Quando la riserva è troppo bassa, la stimolazione ovarica non produce ovociti utilizzabili.
- Insufficienza ovarica prematura e menopausa precoce. Nell’insufficienza ovarica precoce (POI), che può avere origine genetica, autoimmune o iatrogena, le ovaie smettono di funzionare prima dei 40 anni: la produzione di ovociti si interrompe e la donazione diventa la via principale per una gravidanza. Chi affronta questa condizione può approfondire cosa fare in caso di menopausa precoce.
- Età materna avanzata con scarsa qualità ovocitaria. Con l’avanzare dell’età non diminuisce solo il numero di ovociti, ma anche la loro qualità, con un aumento delle anomalie cromosomiche (aneuploidie). Poiché la qualità ovocitaria condiziona la capacità dell’embrione di annidarsi, in molte pazienti oltre i 40 anni il fattore ovocitario diventa l’ostacolo principale al concepimento.
- Fallimenti ripetuti di FIVET con ovociti propri. Quando più cicli di fecondazione in vitro con ovociti della paziente non portano a una gravidanza, e la causa è riconducibile alla qualità ovocitaria, l’ovodonazione è l’opzione successiva più indicata.
- Malattie genetiche trasmissibili. Se la donna è portatrice di una patologia genetica o cromosomica che potrebbe essere trasmessa al nascituro, come la fibrosi cistica o la sindrome dell’X fragile, gli ovociti di una donatrice sottoposta a screening per le malattie ereditarie riducono questo rischio.
- Assenza di ovaie o di ovociti. In caso di rimozione chirurgica delle ovaie (ooforectomia), di trattamenti oncologici gonadotossici come chemioterapia e radioterapia, o di condizioni genetiche come la sindrome di Turner in cui le ovaie non si sono sviluppate (disgenesia gonadica), non è possibile prelevare ovociti propri e la donazione è l’unica strada.
- Scarsa risposta alla stimolazione ovarica. Alcune pazienti, pur seguendo la terapia, producono pochissimi ovociti a ogni ciclo. Dopo tentativi ripetuti con esito insufficiente, si può valutare il ricorso agli ovociti di una donatrice.
La scelta non dipende da un singolo parametro, ma da una valutazione complessiva che tiene conto dell’età, della storia clinica, degli esiti dei trattamenti precedenti e degli esami sulla riserva ovarica. La decisione viene presa insieme al medico specialista in medicina della riproduzione.
Come si sceglie e si seleziona la donatrice
La selezione della donatrice è un passaggio centrale, perché la qualità degli ovociti incide direttamente sulle probabilità di successo. Le donatrici sono in genere donne giovani, con un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, in buono stato di salute fisica e psicologica.
Il processo di selezione prevede diversi controlli.
- Screening medico. Valutazione dello stato di salute generale, esami del sangue e test per le principali malattie infettive e sessualmente trasmissibili.
- Screening genetico. Esclusione di malattie genetiche ed ereditarie nella storia personale e familiare, con test dei portatori per le patologie più comuni.
- Valutazione psicologica. Colloqui per verificare la consapevolezza della scelta e l’idoneità a partecipare al programma.
Una volta accertata l’idoneità, si procede al matching fenotipico: la donatrice viene abbinata alla ricevente in base a caratteristiche fisiche come gruppo sanguigno, colore di occhi, capelli e carnagione, in modo da favorire una compatibilità con la coppia. La corrispondenza riguarda tratti fenotipici e non la selezione di caratteristiche particolari. Assegnata la donatrice, questa segue una stimolazione ovarica controllata con gonadotropine e, al termine, il prelievo degli ovociti (pick-up) tramite aspirazione follicolare ecoguidata in sedazione.
In Spagna la donazione è anonima e volontaria: la ricevente non conosce l’identità della donatrice e la donatrice non conosce quella della coppia. L’abbinamento è gestito dal centro sulla base dei criteri di compatibilità. Chi desidera approfondire il quadro delle regole può leggere l’articolo sull’ovodonazione all’estero, con regole e limiti per donatrice e ricevente.
Come funziona il percorso per la ricevente
Per la ricevente il percorso è meno invasivo rispetto a un ciclo di fecondazione con ovociti propri, perché non richiede la stimolazione ovarica né il prelievo degli ovociti. L’attenzione si concentra sulla preparazione dell’utero ad accogliere l’embrione.
La prima fase è la preparazione dell’endometrio. Attraverso una terapia ormonale a base di estrogeni, e in seguito di progesterone, si porta il rivestimento interno dell’utero allo spessore e all’aspetto trilaminare adatti al transfer. Durante questo periodo la ricevente viene monitorata con ecografie per verificare la risposta dell’endometrio.
Quando l’endometrio è pronto e gli embrioni ottenuti dalla fecondazione degli ovociti della donatrice hanno raggiunto lo stadio adeguato di sviluppo, si procede al transfer embrionale. È una procedura semplice, indolore e senza anestesia: l’embrione viene depositato nell’utero tramite un sottile catetere. Dopo il transfer si attende circa due settimane prima di eseguire il test di gravidanza.
Gli embrioni eventualmente non trasferiti e di buona qualità possono essere crioconservati per un utilizzo successivo, senza dover ripetere l’intero percorso.
Tassi di successo dell’ovodonazione
Quando il fattore limitante è ovocitario, l’ovodonazione è tra le tecniche di procreazione assistita con le probabilità di successo più elevate. Il motivo è legato all’uso di ovociti provenienti da donatrici giovani e selezionate, che presentano in media una qualità superiore rispetto a quelli di una paziente con riserva ridotta o età avanzata.
Un aspetto importante è che, in questo percorso, il risultato dipende molto meno dall’età della ricevente rispetto a un ciclo con ovociti propri, perché la qualità ovocitaria è quella della donatrice e non della paziente. Restano rilevanti le condizioni dell’utero e lo stato di salute generale della ricevente.
I tassi di successo variano in base al singolo caso, al centro e alle caratteristiche della coppia. Per i dati aggiornati e verificati è possibile consultare la pagina dei risultati clinici.
Tempi e aspetti emotivi
I tempi complessivi dipendono dalla disponibilità di una donatrice compatibile e dalla preparazione della ricevente. In genere, dall’assegnazione della donatrice al transfer trascorrono alcune settimane, il tempo necessario a completare la selezione, la fecondazione in laboratorio e la preparazione dell’endometrio. A questi si aggiungono le fasi preliminari di valutazione clinica ed esami, che precedono l’avvio del ciclo vero e proprio.
Sul piano emotivo, la scelta dell’ovodonazione richiede spesso un percorso di elaborazione. Rinunciare al legame genetico con il proprio figlio è un passaggio che può portare dubbi e domande, a partire da quella sulla somiglianza. Va ricordato che la ricevente porta avanti la gravidanza e che l’ambiente uterino incide sullo sviluppo del bambino attraverso meccanismi epigenetici. Il tema è approfondito nell’articolo che spiega se un figlio nato da ovodonazione assomiglierà alla madre. Alcune coppie attraversano anche una fase di rifiuto psicologico verso il figlio nato da ovodonazione, che con il giusto accompagnamento tende a risolversi. Molti centri offrono un supporto psicologico per accompagnare la coppia in questa decisione.
Come scegliere un centro per l’ovodonazione
Non esiste un centro valido in assoluto per ogni situazione: la scelta va fatta valutando alcuni criteri oggettivi, utili a orientarsi con consapevolezza.
- Esperienza e specializzazione nelle tecniche di fecondazione eterologa e nell’ovodonazione in particolare.
- Disponibilità di donatrici, che influisce sui tempi di attesa e sulla possibilità di un buon matching fenotipico.
- Tassi di successo certificati e trasparenti, riferiti a dati verificabili e non a promesse generiche.
- Screening delle donatrici completo, sia medico sia genetico, secondo le normative vigenti.
- Accompagnamento della coppia lungo tutto il percorso, incluso il supporto psicologico e la chiarezza nelle informazioni.
Confrontare più centri su questi parametri, e chiedere una consulenza preliminare, aiuta a prendere una decisione informata e adatta alla propria situazione.
Domande frequenti sull’ovodonazione
Quando è consigliata l’ovodonazione?
L’ovodonazione è consigliata quando la donna non può ottenere una gravidanza con i propri ovociti. Le indicazioni principali sono riserva ovarica esaurita o molto bassa, insufficienza ovarica prematura, menopausa precoce, età materna avanzata con scarsa qualità ovocitaria, fallimenti ripetuti di FIVET con ovociti propri, malattie genetiche trasmissibili, assenza di ovaie o di ovociti e scarsa risposta alla stimolazione ovarica.
Che cos’è l’ovodonazione?
È una tecnica di procreazione medicalmente assistita eterologa in cui gli ovociti provengono da una donatrice. Vengono fecondati in laboratorio con il seme del partner e l’embrione ottenuto viene trasferito nell’utero della ricevente, che porta avanti la gravidanza.
Come si sceglie la donatrice per l’ovodonazione?
La donatrice viene selezionata attraverso uno screening medico, genetico e psicologico, e deve avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni ed essere in buona salute. L’abbinamento con la ricevente avviene per matching fenotipico, cioè in base a caratteristiche fisiche come gruppo sanguigno, colore di occhi, capelli e carnagione. In Spagna la donazione è anonima.
Qual è il miglior centro per ovodonazione in Italia?
Non esiste un centro migliore in assoluto valido per ogni caso. Per scegliere conviene valutare criteri oggettivi: l’esperienza nella fecondazione eterologa, la disponibilità di donatrici, i tassi di successo certificati e trasparenti, la completezza dello screening delle donatrici e la qualità dell’accompagnamento offerto alla coppia. Confrontare più centri su questi parametri aiuta a decidere con consapevolezza.
Quanto tempo ci vuole per l’ovodonazione?
I tempi dipendono dalla disponibilità di una donatrice compatibile e dalla preparazione della ricevente. Dall’assegnazione della donatrice al transfer trascorrono in genere alcune settimane, a cui si aggiungono le fasi preliminari di valutazione clinica ed esami. Dopo il transfer si attendono circa due settimane per il test di gravidanza.
Come funziona il percorso per la ricevente?
La ricevente non affronta la stimolazione ovarica né il prelievo degli ovociti. Il percorso prevede la preparazione dell’endometrio con una terapia ormonale e, quando l’utero è pronto e gli embrioni si sono sviluppati, il transfer embrionale, una procedura semplice e indolore.
L’ovodonazione è una procedura invasiva per la ricevente?
No. Per la ricevente il percorso è poco invasivo: consiste nella preparazione dell’endometrio con farmaci e nel transfer dell’embrione, eseguito senza anestesia tramite un sottile catetere. Non prevede interventi chirurgici.
L’età della ricevente influisce sui risultati?
Nell’ovodonazione l’esito dipende molto meno dall’età della ricevente rispetto a un ciclo con ovociti propri, perché la qualità ovocitaria è quella della donatrice. Restano rilevanti le condizioni dell’utero e lo stato di salute generale della paziente.
Il bambino nato da ovodonazione assomiglierà alla madre?
La ricevente non ha un legame genetico con il bambino, ma porta avanti la gravidanza e l’ambiente uterino ne influenza lo sviluppo attraverso meccanismi epigenetici. Il matching fenotipico favorisce inoltre una compatibilità delle caratteristiche fisiche tra donatrice e coppia.
La donazione di ovociti è anonima?
In Spagna la donazione di ovociti è anonima e volontaria. La ricevente non conosce l’identità della donatrice e la donatrice non conosce quella della coppia. L’abbinamento è gestito dal centro in base ai criteri di compatibilità.
Quali sono i tassi di successo dell’ovodonazione?
Quando il fattore limitante è ovocitario, l’ovodonazione è tra le tecniche di procreazione assistita con le probabilità di successo più elevate, grazie all’uso di ovociti di donatrici giovani e selezionate. I risultati variano in base al caso e al centro. Per i dati aggiornati e verificati si può consultare la pagina dei risultati clinici.
Che differenza c’è tra ovodonazione e fecondazione omologa?
Nella fecondazione omologa si utilizzano i gameti della coppia, mentre nell’ovodonazione gli ovociti provengono da una donatrice esterna. L’ovodonazione rientra quindi tra le tecniche di fecondazione eterologa.
