Nidazione o annidamento: quando avviene e sintomi

Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

La nidazione, o annidamento, è la fase in cui l’embrione allo stadio di blastocisti si fissa e penetra nell’endometrio, la mucosa che riveste l’utero. È il momento che segna l’inizio effettivo della gravidanza. Nel concepimento naturale avviene di solito tra il sesto e il decimo giorno dopo la fecondazione, con un intervallo più ampio possibile tra il sesto e il dodicesimo giorno. Può accompagnarsi a sintomi lievi come piccole perdite ematiche e leggeri crampi, ma spesso è del tutto asintomatica: l’unico modo per confermarla con certezza è il dosaggio dell’ormone beta-hCG nel sangue.

Link rapidi

Cosa si intende per nidazione o annidamento

I termini nidazione, annidamento e impianto indicano lo stesso processo biologico: l’inserimento dell’embrione nella parete interna dell’utero. La parola deriva dall’idea del “nido” che l’endometrio prepara per accogliere l’embrione.

Nei giorni successivi alla fecondazione, lo zigote inizia una serie di divisioni cellulari mentre percorre la tuba verso la cavità uterina. Intorno al quinto giorno raggiunge lo stadio di blastocisti, una struttura cava composta da un centinaio di cellule già differenziate in due gruppi: quelle che daranno origine all’embrione vero e proprio e quelle che formeranno la placenta. È la blastocisti, non l’ovocita appena fecondato, a impiantarsi nell’endometrio.

Con l’annidamento inizia la produzione della beta-hCG (gonadotropina corionica umana), l’ormone la cui rilevazione conferma la gravidanza in corso. Per approfondire i valori di questo ormone è disponibile la guida sulle beta-hCG e come interpretare la tabella dei valori.

Quando avviene la nidazione: tempi e durata

Nel concepimento naturale l’impianto si verifica in genere tra il sesto e il decimo giorno dopo l’ovulazione o la fecondazione, con una finestra che può estendersi fino al dodicesimo giorno. Poiché fecondazione e ovulazione avvengono nell’arco delle stesse 24 ore, i due riferimenti temporali coincidono nella pratica.

Rispetto al rapporto sessuale la stima cambia leggermente: lo spermatozoo può sopravvivere alcuni giorni nelle vie genitali femminili in attesa dell’ovulazione, quindi la nidazione può collocarsi indicativamente tra i 6 e i 12 giorni dopo il rapporto avvenuto nel periodo fertile.

Esiste inoltre una finestra di impianto (Window of Implantation o WOI), della durata di circa 72 ore, all’interno della quale l’endometrio raggiunge la massima capacità recettiva e la probabilità di un impianto corretto è più alta. Questa recettività è resa possibile dal progesterone prodotto dal corpo luteo, che dopo l’ovulazione trasforma l’endometrio e lo mantiene adatto ad accogliere l’embrione. Nei percorsi di procreazione medicalmente assistita questa finestra può essere individuata con il test di ricettività endometriale (ERA).

Quanto dura la nidazione

Il processo di adesione e penetrazione dell’embrione nell’endometrio non è istantaneo: si completa nell’arco di alcuni giorni, in genere tra 1 e 3 giorni dall’inizio del contatto tra blastocisti ed endometrio. Le eventuali perdite ematiche legate all’impianto tendono a esaurirsi entro 2-3 giorni. Va distinta la durata del solo evento di impianto dal momento in cui esso avviene rispetto all’ovulazione, che è il dato temporale a cui si riferiscono la maggior parte delle ricerche online.

Come avviene il processo di impianto

L’impianto avviene di norma nella parte alta della cavità uterina, di preferenza sul fondo dell’utero e sulla parete posteriore, dove l’endometrio è meglio vascolarizzato. Dal punto di vista biologico l’impianto si articola in tre fasi distinte, che gli embriologi descrivono come apposizione, adesione e invasione:

1. Apposizione (adplantazione): la blastocisti si posiziona e prende il primo contatto con la superficie dell’endometrio;

2. Adesione: l’embrione si aggancia stabilmente alla mucosa uterina attraverso molecole di adesione;

3. Invasione (penetrazione): le cellule del trofoblasto approfondiscono nello spessore della parete, dove l’embrione si incorpora e da cui si accrescerà progressivamente.

È proprio durante la fase di invasione che possono comparire le piccole perdite ematiche note come perdite da impianto, dovute all’erosione di qualche vaso dell’endometrio. Da questa struttura in via di formazione, la madre e l’embrione avviano gli scambi di nutrienti che sosterranno lo sviluppo successivo.

Quali sono i sintomi della nidazione

Ogni donna reagisce in modo diverso: alcune avvertono segnali riconoscibili, altre non percepiscono nulla pur essendo in gravidanza. Quando presenti, i sintomi più frequentemente riferiti sono:

  • Perdite da impianto: piccole perdite di colore rosato o marrone, molto ridotte di quantità, che scompaiono entro 2-3 giorni. Sono spesso confuse con l’inizio delle mestruazioni per via della coincidenza temporale. L’argomento è trattato in dettaglio nella guida alle perdite da impianto in gravidanza;
  • Leggeri crampi addominali, di intensità inferiore rispetto ai dolori mestruali;
  • Tensione e gonfiore al seno;
  • Aumento della frequenza urinaria;
  • Possibili vertigini o senso di stanchezza;
  • Temperatura basale che si mantiene lievemente elevata oltre la data attesa del ciclo.

Sintomi della nidazione o sintomi premestruali: come distinguerli

La difficoltà principale è che questi segnali somigliano molto a quelli della sindrome premestruale. Alcuni elementi possono orientare, senza però costituire una prova:

  • le perdite da impianto sono scarse, di breve durata e di colore tenue, mentre il flusso mestruale aumenta progressivamente ed è più abbondante;
  • i crampi da impianto sono in genere più lievi e circoscritti;
  • la temperatura basale resta elevata invece di calare come accade prima del ciclo.

Nessuno di questi sintomi, da solo o in combinazione, permette di confermare la nidazione. Molte donne in gravidanza non avvertono alcun segnale, e sintomi identici possono comparire senza che vi sia stato concepimento. La conferma arriva soltanto dal test.

Come capire se è avvenuta la nidazione: il test

Il metodo affidabile per verificare l’avvenuto impianto è il dosaggio della beta-hCG nel sangue, l’ormone che l’embrione inizia a produrre proprio con la nidazione.

I tempi consigliati per il test dipendono dal tipo di concepimento:

  • concepimento naturale o rapporto mirato: il test urinario a partire dal primo giorno di ritardo mestruale; il dosaggio ematico può risultare positivo qualche giorno prima;
  • inseminazione artificiale: 14 giorni dopo l’ovulazione;
  • fecondazione in vitro (FIVET): la tempistica dipende dal giorno del transfer. Con un transfer in terza giornata (+3) il dosaggio si esegue circa 11 giorni dopo il trasferimento, mentre con transfer di blastocisti in quinta giornata (+5) l’attesa si accorcia di conseguenza.

Se il valore della beta-hCG è basso la prognosi è meno favorevole, ma non esclude con certezza una gravidanza in evoluzione: in questi casi si ripete il dosaggio dopo alcuni giorni per verificare l’andamento. Un raddoppio adeguato dei valori consente di programmare la prima ecografia.

L’ecografia completa la conferma: intorno alla quinta settimana il ginecologo può individuare il sacco gestazionale ed escludere una gravidanza extrauterina; a distanza di circa 10 giorni un secondo controllo verifica la presenza del battito cardiaco.

Chi ha affrontato un transfer embrionale trova indicazioni utili nella guida ai sintomi dopo il transfer embrionale.

Calcolo della nidazione: come stimare il periodo

Le ricerche su un “calcolo” o “calcolatore della nidazione” nascono dal desiderio di individuare i giorni in cui l’impianto potrebbe verificarsi. Non serve uno strumento dedicato: la stima si ricava da due riferimenti temporali.

Se si conosce il giorno dell’ovulazione, si sommano da 6 a 10 giorni. Esempio: con ovulazione stimata al 14° giorno del ciclo, la nidazione è probabile tra il 20° e il 24° giorno.

Se non si conosce il giorno dell’ovulazione, la si stima a partire dalla durata media del ciclo. In un ciclo regolare di 28 giorni l’ovulazione cade intorno al 14° giorno, quindi la finestra di impianto si colloca approssimativamente tra il 20° e il 24° giorno del ciclo. In cicli più lunghi o più corti l’ovulazione si sposta di conseguenza e con essa il periodo stimato di nidazione.

Va ricordato che si tratta di una stima probabilistica, non di una data esatta: la variabilità individuale del momento dell’ovulazione e della finestra di impianto rende questi calcoli soltanto orientativi.

Calcolo del periodo di nidazione


Stima indicativa a scopo informativo, basata su valori medi. Ogni ciclo e ogni gravidanza sono diversi: i risultati non sostituiscono una valutazione medica. Per una conferma affidabile della gravidanza e necessario il dosaggio delle beta-hCG.

Cosa succede se la nidazione non avviene

Quando l’impianto non ha luogo, l’embrione non viene “espulso” con la mestruazione successiva, come si crede comunemente. Nella maggior parte dei casi l’organismo lo riassorbe senza che la donna se ne accorga, e il ciclo compare secondo il suo ritmo abituale.

Un mancato impianto può dipendere da fattori embrionari (alterazioni cromosomiche dell’embrione), da fattori uterini (recettività endometriale non ottimale, alterazioni della cavità) o dalla mancata sincronia tra embrione ed endometrio. Questi meccanismi sono approfonditi nella guida alle principali cause del fallimento dell’impianto. Il fallimento ripetuto dell’impianto è una condizione che merita un approfondimento specialistico, perché in molti casi è indagabile e trattabile.

Nidazione dopo il transfer embrionale nei percorsi di PMA

Nella fecondazione in vitro l’embrione viene coltivato in laboratorio e poi trasferito in utero. Da quel momento la nidazione segue una dinamica analoga a quella naturale, con tempi che dipendono dallo stadio dell’embrione al momento del transfer:

  • con transfer di blastocisti (quinta giornata) l’impianto è atteso nell’arco di 1-3 giorni dal trasferimento, perché l’embrione è già allo stadio pronto per annidarsi;
  • con transfer in seconda o terza giornata occorre qualche giorno in più, il tempo necessario all’embrione per raggiungere lo stadio di blastocisti in utero.

In questa fase il percorso è in genere accompagnato da un supporto ormonale con progesterone, prescritto dallo specialista per favorire la recettività dell’endometrio. I giorni tra transfer e test sono spesso vissuti con ansia: la comparsa o l’assenza di sintomi non è indicativa dell’esito, e conviene attendere il dosaggio della beta-hCG nella data indicata dalla clinica. Le indicazioni pratiche per questo periodo sono raccolte nei consigli dopo il transfer embrionale.

Quando rivolgersi allo specialista

È opportuno un consulto con un ginecologo esperto in medicina della riproduzione nei seguenti casi:

  • ricerca di una gravidanza senza esito dopo 12 mesi di rapporti mirati non protetti, o dopo 6 mesi se la donna ha più di 35 anni;
  • aborti spontanei ripetuti o fallimenti ripetuti dell’impianto dopo transfer embrionale;
  • cicli mestruali molto irregolari o assenti, che rendono difficile individuare l’ovulazione;
  • valori di beta-hCG che non progrediscono in modo adeguato nei controlli seriati.

In presenza di fallimento ripetuto dell’impianto, lo specialista può proporre approfondimenti sulla recettività endometriale, sulla qualità embrionaria e sulla sincronia tra embrione ed endometrio.

Domande frequenti sulla nidazione

Cosa si intende per nidazione?

La nidazione, detta anche annidamento o impianto, è la fase in cui l’embrione allo stadio di blastocisti si fissa e penetra nell’endometrio uterino. Segna l’inizio effettivo della gravidanza e coincide con l’avvio della produzione dell’ormone beta-hCG.

Come capire se è avvenuta la nidazione?

L’unico modo affidabile è il dosaggio della beta-hCG nel sangue. Sintomi come piccole perdite ematiche, lievi crampi o tensione al seno possono comparire, ma non sono una prova: molte gravidanze decorrono senza alcun segnale e sintomi identici possono presentarsi anche in assenza di concepimento.

Quanti giorni dura la nidazione?

Il processo di adesione e penetrazione dell’embrione si completa in genere in alcuni giorni. Le eventuali perdite da impianto si esauriscono entro 2-3 giorni. Il momento in cui la nidazione avviene si colloca invece tra il sesto e il decimo giorno dopo l’ovulazione.

Quali sono i sintomi della nidazione?

I più frequentemente riferiti sono piccole perdite rosate o marroni, lievi crampi addominali, tensione al seno, aumento della frequenza urinaria, possibili vertigini e temperatura basale che resta elevata. Sono sintomi lievi e non specifici, spesso confondibili con quelli premestruali.

Dopo quanti giorni dal rapporto avviene la nidazione?

Indicativamente tra i 6 e i 12 giorni dopo un rapporto avvenuto nel periodo fertile, poiché lo spermatozoo può attendere l’ovulazione alcuni giorni prima che avvenga la fecondazione.

Come si calcola il periodo della nidazione?

Si sommano da 6 a 10 giorni al giorno dell’ovulazione. Se l’ovulazione non è nota, la si stima in base alla durata del ciclo: in un ciclo di 28 giorni cade intorno al 14° giorno, quindi la nidazione è probabile tra il 20° e il 24° giorno del ciclo. È una stima orientativa, non una data precisa.

Le perdite da impianto sono un segno sicuro di gravidanza?

No. Non tutte le donne le presentano e, quando compaiono, possono essere confuse con l’inizio del ciclo. Solo il dosaggio della beta-hCG conferma la gravidanza.

Si può rimanere incinta durante la nidazione?

La nidazione è già la conseguenza di un concepimento avvenuto: in quei giorni un ovocita è stato fecondato e l’embrione si sta impiantando. Non è una fase in cui “rimanere incinta”, ma il momento in cui la gravidanza si stabilisce.

Cosa succede se la nidazione non avviene?

L’embrione non viene espulso con la mestruazione ma riassorbito dall’organismo, spesso senza sintomi. Il ciclo compare secondo il suo ritmo abituale. Il mancato impianto ripetuto va approfondito con lo specialista.

Quando fare il test di gravidanza dopo un transfer embrionale?

Dipende dal giorno del transfer. Con un transfer in terza giornata (+3) il dosaggio della beta-hCG si esegue circa 11 giorni dopo; con transfer di blastocisti in quinta giornata l’attesa si riduce. La data precisa è indicata dalla clinica.

La nidazione dopo il transfer è diversa da quella naturale?

Il processo biologico è lo stesso. Cambia il punto di partenza: con transfer di blastocisti l’impianto è atteso entro 1-3 giorni, mentre con embrioni in seconda o terza giornata occorre qualche giorno in più. Il percorso è in genere accompagnato da supporto con progesterone.

Autore
Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Con oltre 20 anni di esperienza nel settore della Riproduzione Assistita, la Dott.ssa Priscilla Andrade unisce una solida formazione accademica a una profonda vocazione per l’assistenza personalizzata.
Leggi la bio completa

Data di pubblicazione
31 Ottobre 2022
Data di aggiornamento
24 Luglio 2026

Articoli correlati

Hai bisogno di maggiori informazioni?
Compila il modulo e ti ricontatteremo in brevissimo tempo.

BABY Ferti Programma di gravidanza garantita
BABY Ferti - Programma di gravidanza garantita con Ovodonazione
Il tuo bimbo a casa o ti rimborsiamo il 100% dell'importo.
Scopri di più