Perdite da impianto: cosa sono e perché si presentano

8 Febbraio 2022

Moltissime donne che cercano una gravidanza hanno sperimentato le cosiddette perdite da impianto, chiamate più comunemente con il nome di “spotting”. Queste, avvengono appena dopo che l’ovulo è stato fecondato e, talvolta, destano qualche preoccupazione nella madre nonostante si tratti di un fenomeno normalissimo.

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Ti è mai successo di sperimentare le perdite da impianto? Se hai paura che la tua gravidanza sia a rischio per qualche perdita di sangue dopo la fecondazione, continua a leggere e capirai di cosa si tratta e come influisce sull’avvenuto impianto dell’ovulo.

 

Perdite da impianto, cosa sono?

Iniziamo innanzitutto a comprendere cosa sono le perdite da impianto e quando avvengono. Queste ultime non sono altro che piccole emorragie che avvengono dopo il rapporto sessuale, in un arco di tempo tra l’ottavo e il decimo giorno in cui è stato fecondato l’ovulo. Sostanzialmente, il cosiddetto spotting si verifica appena dopo l’inizio della gravidanza ed è una perdita che sostituisce le mestruazioni nei giorni in cui queste ultime dovrebbero arrivare qualora non vi fosse una gravidanza in corso.

Ecco perché moltissime donne pensano di non essere rimaste incinte ma di essere ancora soggette al ciclo mestruale anche se, come vedremo più avanti, queste perdite non hanno nulla a che fare con le mestruazioni. A livello scientifico, il sanguinamento che si verifica circa dieci giorni dopo il rapporto sessuale, non è altro che l’ovulo impiantato nell’endometrio. Quest’ultimo è un tessuto che riveste l’utero, più precisamente la sua parete interna. Il suo compito è fungere da “materasso”, affinché l’embrione venga accolto all’interno del corpo della donna.

L’endometrio diventa infatti di una consistenza “spugnosa” nel momento in cui la donna accoglie l’ovulo, in modo tale da proteggere al meglio l’embrione. Molto spesso accade che quando si verifica lo spotting, la donna non sappia ancora di essere rimasta incinta, ma confonde questo fenomeno con l’arrivo delle mestruazioni.

Possiamo quindi affermare che l’origine delle perdite da impianto è totalmente benigna e del tutto fisiologica. Nonostante tante neomamme si spaventino – soprattutto coloro che cercano attivamente un figlio – si tratta di un processo totalmente naturale dell’ovulo che viene fecondato all’interno dell’utero.

Esso si verifica proprio per la lesione provocata nei vasi sanguigni locali, meccanismo che crea un sanguinamento e quindi una piccola emorragia che altro non è che quel sangue che si riversa nella cavità uterina dal momento che non viene assorbito dall’endometrio. Non bisogna quindi aver paura delle perdite da impianto, e, anche se all’inizio possono destare preoccupazione, rappresentano un vero e proprio sintomo della gravidanza. Come affermano molti ginecologi, il sanguinamento è molto comune e coinvolge circa 3 donne su 10, una percentuale molto elevata.

 

Le cause del sanguinamento da impianto

Quali sono le cause di questo sanguinamento? Come abbiamo visto, le perdite da impianto sono un fenomeno naturale che coinvolge moltissime donne nel mondo. A volte, però, molte donne si preoccupano di una minaccia d’aborto spontaneo, soprattutto se hanno avuto precedenti di gravidanze non andate a buon fine. Conoscere le cause di questa normale emorragia che avviene qualche tempo dopo il rapporto sessuale, può tranquillizzare coloro che sperimentano questo fenomeno, soprattutto se avviene pochi giorni dopo il concepimento.

Questi piccoli sanguinamenti sono determinati dalla rottura dei vasi sanguigni uterini, poiché l’ovulo crea un’aderenza con l’endometrio che, a sua volta, causa un piccolo sanguinamento. Oltretutto, quando queste perdite sono più abbondanti vengono facilmente confuse con la mestruazione, poiché accade che insieme al sangue uterino, vi sia anche quello del precedente flusso mestruale.

Bisogna inoltre precisare che quando inizia una gravidanza, si verificano anche naturali trasformazioni del collo dell’utero e della conformazione degli organi coinvolti nel concepimento. In questo caso, infatti, la modificazione dei tessuti crea piccoli traumi che possono essere causa di emorragia. Succede solo in rari casi che lo spotting avvenga per un distaccamento delle cellule embrionali, che non riescono ad entrare nella cosiddetta mucosa uterina per ricevere il fisiologico nutrimento.

 

Sintomi delle perdite da impianto

I sintomi e segni delle perdite da impianto sono generalmente molto chiari, anche se talvolta vengono confusi con quelli delle mestruazioni che per loro natura possono risultare diverse ogni mese per colore e quantità. Tuttavia, tra gli indicatori della gravidanza, è molto frequente avvertire un lieve senso di nausea e crampi durante i giorni successivi all’impianto. In questo caso, molte donne sperimentano anche il cosiddetto spotting, che è sinonimo dell’avvenuto impianto all’interno dell’utero.

Ricordiamo, infatti, che i segni di gravidanza possono sovrapporsi a quelli delle mestruazioni e di disturbi del ciclo mestruale, quali nausea, affaticamento, minzione frequente, voglie particolari date dagli ormoni e infine, mammelle sensibili e doloranti. Questo naturale processo tipico del corpo femminile, presenta anche una serie di sintomi che per la maggior parte degli individui fa le veci all’avvenuta gravidanza. Oltre a sintomi prettamente fisici come piccole perdite di sangue rosacee e crampi al basso ventre, in questi giorni si potrebbe verificare anche un notevole sbalzo ormonale dovuto agli estrogeni che subiscono importanti oscillazioni. In questo caso ne risente anche il tono dell’umore e si può sperimentare ansia e tristezza.

Uno dei sintomi più comuni che testimoniano l’avvenuta nidiazione dell’embrione è infine quello di cui ci occupiamo in questo articolo, ossia le perdite da impianto (o spotting), soprattutto se si tratta di trovarsi in un arco di tempo che va dagli 8 ai 10 giorni dopo il rapporto sessuale.

 

Come riconoscerle

Sebbene possa sembrare semplice, non è comune riconoscere le perdite da impianto. Come abbiamo già accennato, infatti, potrebbe capitare che siano un misto delle vecchie mestruazioni date dall’utero che si ripulisce dal sangue del mese precedente e dallo spotting tipico della gravidanza. Secondo gli esperti di una Clinica di Cleveland, le perdite tipiche da impianto hanno un colore brunastro e presentano piccole gocce di sangue, a differenza della mestruazione, che solitamente è più abbondante.

Il flusso mestruale è dunque ben diverso anche se molte pazienti si rivolgono al ginecologo poiché pensano di aver ovulato due volte in un mese. Eppure, non è così, ma bisogna tenere presente che quando si tratta di un’emorragia da impianto, la perdita è più leggera e si risolve in pochissimo tempo. Ovviamente, è sempre meglio valutare ogni sintomo insieme al proprio medico curante, per escludere qualsiasi altra problematica e la rara possibilità che si tratti di una minaccia d’aborto.

Una delle situazioni che accade maggiormente è proprio quella di sottoporsi ad un’ecografia e scoprire di essere rimaste incinte già un mese prima rispetto a quanto programmato, soprattutto se vi è la totale assenza di crampi associati al sanguinamento e se le perdite da impianto sono state piuttosto abbondanti.

Per riassumere, questo tipo di perdite si distinguono dal ciclo mestruale per il colore e la durata. Generalmente, sono scarse e non durano più di qualche giorno, ma è sempre bene tenere presente che ogni individuo è diverso dall’altro, soprattutto per quanto riguarda le oscillazioni ormonali che coinvolgono diversamente ogni donna.

Nella maggior parte dei casi, queste perdite non durano più di due giorni e spesso sono impercettibili. Capita infatti che molte donne aspettano il ciclo mestruale pensando di essere soggette a semplice spotting ovulatorio in attesa del flusso vero e proprio. Eppure, uno degli elementi che ci consente di distinguerle dalla mestruazione è proprio il colore. Quando avviene il sanguinamento mensile, infatti, si sperimentano perdite che variano anche per la tonalità, caratterizzate da un colore rosso vivo o scuro quando si tratta di sangue vecchio, fino ad arrivare ad una tonalità meno intensa con il passare dei giorni.

Lo spotting da impianto è infatti rosaceo e talvolta biancastro, anche se può succedere di avere perdite tendenti al marrone. Anche in questo caso, come avviene per le mestruazioni, il colore e la tonalità ci dicono molto rispetto alla tempistica dell’impianto dell’ovulo: se la perdita è chiara significa che la gravidanza è molto recente. Per dovere di completezza, specifichiamo anche che l’assenza di mestruazioni non è sinonimo di gravidanza.

Talvolta, un sanguinamento può essere anche indicatore di infezioni o irritazioni della cervice, fenomeni frequenti dopo un rapporto sessuale o dopo una visita ginecologica approfondita.

 

Quanto durano le perdite da impianto?

Le perdite da impianto hanno una durata che varia in base all’individuo. Solitamente durano pochi giorni, ma vi sono casi di pazienti che hanno sperimentato questo fenomeno anche per qualche settimana. In caso si prolungasse per molto tempo, è meglio fare una valutazione approfondita per escludere qualsiasi altra patologia. Le perdite ematiche durante la gravidanza generano infatti molto spavento per le donne, che temono di essere a rischio di aborto.

Generalmente si consiglia di contattare immediatamente il ginecologo qualora si trovino tracce di sangue e nel caso in cui queste ultime si prolunghino per troppo tempo. Un’altra delle indicazioni più importanti in questo periodo delicato, è quella di evitare di utilizzare assorbenti interni per scongiurare infezioni e mettere a rischio la vita dell’embrione.

È importante poi non confondere le perdite da impianto con sanguinamenti dovuti a infezioni, come la cistite, la quale molto spesso provoca piccole emorragie nel tratto urinario. Inoltre, anche se avere dei normali rapporti sessuali non mette rischio la donna durante la sua gravidanza, è meglio sospenderli qualora si verifichino delle perdite, fino al benestare del ginecologo.

Queste emorragie, inoltre, non si verificano in tutte le gravidanze, ma come abbiamo accennato moltissime donne non presentano alcun sintomo nel momento in cui restano incinte. La presenza o l’assenza di queste perdite non aiuta infatti a riconoscere una gravidanza, ma serve rivolgersi al medico ginecologo che ne accerterà le cause. Insomma, questo fenomeno è una questione individuale, che si verifica diversamente in base allo stato di salute della donna e al momento dell’ovulazione.

Non sempre, infatti, il flusso di sangue è leggero, ma può capitare di avere una compresenza di sangue e muco vaginale, che rende la perdita molto più abbondante. Tra le domande che le donne si pongono maggiormente quando cercano un bambino vi è proprio quella che riguarda l’abbondanza di queste perdite, soprattutto al fine di non confonderle con il normale flusso mestruale. Ricordiamo, che non basta un test di gravidanza per restare tranquille, ma in assenza di ciclo e con il verificarsi di eventuale spotting, è meglio capirne al più presto la causa con un esperto.

 

Quando rivolgersi al medico

Come possiamo facilmente immaginare, la gravidanza è un periodo molto delicato per ogni donna. Ecco perché, soprattutto nel primo trimestre si tende ad essere piuttosto preoccupate rispetto alla salute dell’embrione e alla buona riuscita della gravidanza. Come affermano molti ginecologi durante le prime visite di controllo, può accadere che vi siano piccole secrezioni vaginali durante i primi tempi, e questo non deve destare preoccupazione, soprattutto se ci si sottopone costantemente a visite mediche.

Gli esperti concordano nel tranquillizzare le neomamme rispetto alle perdite vaginali, che sono innocue quando sono trasparenti o biancastre. In questo caso, il fenomeno viene chiamato leucorrea gravidica fisiologica. A destare preoccupazione sono invece quelle perdite che tendono al verde o al giallo, o ancora, con una consistenza densa di colore bianco. Se sono maleodoranti e abbondanti è bene contattare il prima possibile il ginecologo, poiché si potrebbe essere di fronte ad un’infezione vaginale che richiede un tampone per accertarne la natura e procedere con la cura giusta.

Le uniche perdite a destare preoccupazione durante la gravidanza sono quelle che coinvolgono il secondo e il terzo trimestre, i due mesi in cui si potrebbe verificare un distacco della placenta, andando incontro ad una preoccupante minaccia d’aborto. Se le perdite avvengono prima della 37ª settimana, si potrebbe essere di fronte ad un parto prematuro e quindi, ad un travaglio pretermine con contrazioni che superano il normale numero fisiologico.

Per questo motivo, molti medici consigliano di sottoporsi periodicamente a controlli volti ad escludere qualsiasi tipo di problematica, soprattutto nel caso in cui tra i sintomi vi siano perdite di sangue anomale.

Il vademecum che riguarda il periodo della gravidanza recita infatti che è necessario rivolgersi al ginecologo ogni qualvolta si verifichino perdite ematiche fuori dal ciclo, ma questo vale per tutte le donne, anche coloro che non cercano un figlio. Il primo consiglio è quindi quello di evitare il “fai da te”, rivolgendosi al medico per eseguire esami richiesti dallo specialista. Una perdita ematica al di fuori della mestruazione può essere normale nella maggioranza dei casi, mentre può accadere che dietro adesso si nasconda un’infezione o una vera e propria patologia.

 

Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

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