Perché l’inseminazione artificiale fallisce: le cause

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Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

L’inseminazione artificiale (IUI) può fallire per motivi legati alla donna, al partner maschile o al momento in cui viene eseguita. Le cause più frequenti sono l’età della donna, una riserva ovarica ridotta, la scarsa qualità degli ovociti, un numero insufficiente di spermatozoi mobili recuperati, un endometrio non ricettivo e un timing non ottimale rispetto all’ovulazione. In una parte dei casi l’insuccesso resta inspiegato. Essendo una tecnica di primo livello, la IUI ha una probabilità di gravidanza per ciclo più bassa della FIVET, quindi diversi tentativi senza esito rientrano nella norma del percorso.

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Cos’è l’inseminazione artificiale e per chi è indicata

L’inseminazione artificiale, o inseminazione intrauterina (IUI), consiste nel depositare in utero, tramite un catetere sottile, un campione di spermatozoi selezionati in laboratorio nei giorni dell’ovulazione. L’obiettivo è aumentare il numero di spermatozoi mobili che raggiungono le tube di Falloppio, dove avviene la fecondazione naturale dell’ovocita. La procedura dura pochi minuti, non richiede anestesia ed è ben tollerata.

È una tecnica di primo livello: la fecondazione avviene nel corpo della donna e non in laboratorio. Per questo è meno invasiva e più semplice della FIVET, tecnica di secondo livello di cui approfondiamo le differenze rispetto all’inseminazione, ma richiede alcune condizioni di base, prima fra tutte la pervietà di almeno una tuba.

La IUI viene indicata soprattutto in questi casi:

  • Fattore maschile lieve o moderato: riduzione contenuta del numero o della motilità degli spermatozoi
  • Difficoltà del rapporto o dell’eiaculazione che impediscono il concepimento spontaneo
  • Muco cervicale ostile, che ostacola il passaggio degli spermatozoi
  • Infertilità inspiegata, quando gli accertamenti non individuano una causa
  • Utilizzo di seme di donatore

Non è invece indicata quando entrambe le tube sono chiuse, in presenza di un fattore maschile severo, di endometriosi avanzata o di infezioni pelviche importanti: in questi casi si valuta direttamente la FIVET.

Perché la IUI ha una probabilità di successo per ciclo più bassa

Nella IUI si interviene solo su un anello della catena: la presenza di spermatozoi mobili al posto giusto e al momento giusto. Maturazione e rilascio dell’ovocita, incontro nelle tube, fecondazione e impianto restano affidati al corpo. La FIVET, al contrario, permette di controllare in laboratorio la fecondazione e la selezione degli embrioni prima del transfer, superando diversi ostacoli che la IUI non può correggere.

Per questo la probabilità di gravidanza per singolo ciclo di IUI è, in termini qualitativi, inferiore a quella della FIVET, e spesso servono più tentativi. È un dato tecnico atteso, non un segno che qualcosa sia andato storto. Le percentuali aggiornate riferite alla nostra attività sono consultabili nella pagina risultati clinici.

Le cause di insuccesso legate a fattori femminili

Una parte rilevante degli insuccessi dipende da fattori legati alla donna, in particolare all’ovocita e all’ambiente uterino.

  • Età: è la variabile che pesa di più. Con l’avanzare degli anni si riducono sia il numero sia la qualità degli ovociti, e aumenta la frequenza di anomalie cromosomiche. Oltre una certa soglia anagrafica la IUI viene raramente proposta e si preferisce passare ad altre tecniche.
  • Riserva ovarica ridotta: una riserva ovarica bassa, spesso segnalata da un valore ridotto dell’ormone antimulleriano, significa meno ovociti disponibili e una risposta più debole alla stimolazione, con minori probabilità di ottenere un ovocita maturo di buona qualità.
  • Qualità ovocitaria: un ovocita con anomalie cromosomiche può non fecondarsi oppure dare origine a un embrione che non prosegue lo sviluppo. La qualità degli ovociti non dipende solo dall’età e può in parte essere sostenuta, come descritto nell’articolo su come migliorare la qualità degli ovociti.
  • Disturbi dell’ovulazione: in caso di ovulazione assente o irregolare, come nell’anovulazione legata alla sindrome dell’ovaio policistico o a una prolattina elevata, non viene rilasciato un ovocita maturo al momento utile. Per questo molti protocolli di IUI prevedono una stimolazione ovarica controllata.
  • Fattore tubarico: se entrambe le tube sono chiuse o danneggiate, gli spermatozoi non possono raggiungere l’ovocita e la fecondazione non avviene. Anche una tuba con idrosalpinge, cioè con accumulo di liquido, può ridurre le probabilità di successo. La IUI richiede almeno una tuba pervia e funzionante, verificabile con esami come l’isterosalpingosonografia.
  • Endometrio non ricettivo: anche quando la fecondazione avviene, un endometrio troppo sottile o non ben preparato può impedire l’impianto dell’embrione nella cavità uterina. Anche alterazioni della cavità come polipi uterini o fibromi sottomucosi possono interferire con l’impianto.

Le cause di insuccesso legate a fattori maschili

Anche quando il seme viene preparato in laboratorio, la qualità del campione di partenza incide sull’esito.

  • Qualità seminale: spermatozoi con motilità ridotta, bassa concentrazione o anomalie della forma, rilevate con lo spermiogramma, faticano di più a risalire fino alle tube e a fecondare l’ovocita.
  • Numero di spermatozoi mobili recuperati: è il parametro chiave della IUI. Dopo il trattamento in laboratorio si conta quanti spermatozoi mobili e ben formati restano disponibili. Se questo numero è basso, la probabilità di fecondazione cala in modo sensibile: è uno dei motivi per cui, con un fattore maschile marcato, si preferisce la FIVET con ICSI.
  • Frammentazione del DNA spermatico: un elevato danno al DNA degli spermatozoi può compromettere lo sviluppo dell’embrione anche quando i parametri di base appaiono nella norma.

Il timing dell’inseminazione

La finestra utile è stretta. L’ovocita, una volta rilasciato, resta fecondabile solo per circa 12-24 ore. Se l’inseminazione avviene troppo presto o troppo tardi rispetto al picco ovulatorio, gli spermatozoi possono non essere presenti al momento giusto oppure trovare un ovocita già in degenerazione. Per questo il monitoraggio ecografico e ormonale del ciclo, con l’eventuale induzione dell’ovulazione, serve a far coincidere l’inseminazione con l’ovulazione. Dopo la procedura, un adeguato supporto della fase luteale con progesterone aiuta a preparare l’endometrio ad accogliere l’embrione.

Le cause inspiegate

In una quota di casi tutti gli accertamenti risultano nella norma e la IUI non porta comunque a una gravidanza. Si parla allora di insuccesso inspiegato: non significa che una causa non esista, ma che gli esami disponibili non riescono a individuarla. Rientrano qui alterazioni sottili della fecondazione, dell’interazione tra ovocita e spermatozoo o della ricettività endometriale, non rilevabili con le indagini di routine. Anche in assenza di una causa evidente, il passaggio a una tecnica di livello superiore può aumentare le probabilità, perché permette di osservare ciò che con la IUI resta invisibile.

Quanti cicli di IUI provare prima di passare alla FIVET

Poiché la probabilità per singolo ciclo è contenuta, un solo tentativo dice poco. In genere si valutano da 3 a 6 cicli di IUI prima di considerare il passaggio a una tecnica di secondo livello, ma non esiste un numero valido per tutti. La decisione spetta al centro e dipende dall’età della donna, dalla riserva ovarica, dalla causa dell’infertilità e dalla risposta ai tentativi precedenti. Con età più avanzata o riserva ovarica ridotta si tende ad accorciare il percorso di IUI, per non perdere tempo prezioso.

Cosa fare dopo ripetuti insuccessi

Dopo più cicli senza esito, il passo utile non è insistere con la stessa tecnica, ma rivalutare. Un colloquio con lo specialista permette di rileggere i tentativi, aggiornare gli accertamenti su entrambi i partner e capire quali fattori abbiano pesato. Da qui si decide se proseguire con la IUI o passare alla FIVET, eventualmente con ICSI nei casi di fattore maschile significativo.

Se il percorso proseguirà con la fecondazione in vitro, sono utili gli approfondimenti sulle principali cause del fallimento dell’impianto e su cosa sapere quando una FIVET fallisce, che trattano l’embrione e il transfer, passaggi che nella IUI non sono presenti.

L’impatto emotivo

Ogni ciclo che non porta a una gravidanza ha un peso, e la ripetizione dei tentativi può generare stanchezza e frustrazione. È una reazione comprensibile e diffusa. Parlarne con il proprio centro, chiedere un supporto psicologico quando serve e sapere in anticipo che la IUI spesso richiede più cicli aiutano ad affrontare il percorso con aspettative realistiche e a decidere con più serenità quando cambiare strada.

Domande frequenti sull’insuccesso dell’inseminazione

Perché l’inseminazione fallisce?

L’inseminazione artificiale può fallire per motivi femminili, maschili o legati al timing. Tra i più frequenti ci sono l’età della donna, una riserva ovarica ridotta, la scarsa qualità degli ovociti, disturbi dell’ovulazione, un endometrio non ricettivo, una qualità seminale insufficiente o un numero basso di spermatozoi mobili recuperati. In alcuni casi la causa resta inspiegata. Va inoltre ricordato che, essendo una tecnica di primo livello, la IUI ha di per sé una probabilità per ciclo contenuta, quindi più tentativi senza esito rientrano nella norma.

Cosa fa fallire l’impianto?

Nell’inseminazione la fecondazione avviene nel corpo della donna, e l’impianto può non riuscire quando l’endometrio non è nelle condizioni ottimali per accogliere l’embrione, oppure quando l’embrione stesso presenta anomalie cromosomiche derivate da un ovocita o da uno spermatozoo di qualità ridotta. L’impianto dell’embrione è un passaggio più centrale nella FIVET: è approfondito nell’articolo sulle principali cause del fallimento dell’impianto.

Cosa sono i ripetuti fallimenti di impianto in PMA?

L’espressione indica l’assenza di gravidanza dopo più tentativi di procreazione medicalmente assistita nonostante condizioni ritenute favorevoli. Nel contesto della fecondazione in vitro si riferisce in genere al mancato attecchimento dopo il transfer di più embrioni di buona qualità in cicli successivi. Nell’inseminazione, dove non c’è transfer di embrioni, si parla più propriamente di ripetuti cicli di IUI senza gravidanza, situazione che porta a rivalutare la strategia e a considerare il passaggio alla FIVET.

Perché il primo transfer fallisce?

Il transfer è un passaggio della FIVET, non dell’inseminazione: nella IUI si introducono spermatozoi, non embrioni. Un primo tentativo che non porta a gravidanza, sia esso un transfer in FIVET o un ciclo di IUI, è un evento frequente e non indica necessariamente un problema. Nella IUI la probabilità per singolo ciclo è contenuta, per questo il percorso prevede in genere più tentativi prima di trarre conclusioni.

Quanto incide l’età della donna sull’insuccesso dell’inseminazione?

L’età è il fattore che pesa di più. Con l’avanzare degli anni diminuiscono numero e qualità degli ovociti e aumenta la frequenza di anomalie cromosomiche, riducendo sia la probabilità di fecondazione sia quella di impianto. Oltre una certa soglia anagrafica la IUI viene raramente proposta e si preferisce passare direttamente a tecniche di secondo livello.

In che modo la qualità degli ovociti influisce sull’esito?

Un ovocita di qualità ridotta tende ad avere anomalie cromosomiche e può non fecondarsi o dare origine a un embrione che arresta lo sviluppo. Poiché nella IUI la fecondazione e la selezione non avvengono in laboratorio, non è possibile scegliere l’ovocita migliore come nella FIVET, e la qualità ovocitaria incide direttamente sull’esito del ciclo.

Quanto conta la qualità del seme nella IUI?

Molto. Il parametro chiave è il numero di spermatozoi mobili recuperati dopo il trattamento in laboratorio: se è basso, la probabilità di fecondazione cala in modo sensibile. Anche motilità ridotta, bassa concentrazione o anomalie della forma incidono. In presenza di un fattore maschile marcato si tende a preferire la FIVET con ICSI, che supera questo limite selezionando e iniettando un singolo spermatozoo nell’ovocita.

Il timing dell’inseminazione può causare l’insuccesso?

Sì. L’ovocita resta fecondabile solo per circa 12-24 ore dopo l’ovulazione. Se l’inseminazione avviene troppo presto o troppo tardi rispetto al picco ovulatorio, gli spermatozoi possono non trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Il monitoraggio del ciclo e l’eventuale induzione dell’ovulazione servono proprio a sincronizzare l’inseminazione con l’ovulazione.

L’endometrio può impedire il successo dell’inseminazione?

Sì. Anche quando la fecondazione avviene, l’embrione deve impiantarsi nella cavità uterina. Se l’endometrio è troppo sottile o non adeguatamente preparato, l’impianto può non riuscire. La valutazione dell’endometrio fa parte del monitoraggio del ciclo di IUI.

Ci sono sintomi che indicano che l’inseminazione non ha funzionato?

Non esistono sintomi affidabili che anticipino l’esito prima del test di gravidanza. La comparsa del ciclo mestruale al termine del periodo previsto è di solito il primo segnale che il ciclo non ha portato a gravidanza. Sintomi generici come crampi lievi o alterazioni dell’umore non sono indicativi e non vanno interpretati come esito del trattamento: è opportuno attendere il test, in genere circa due settimane dopo la procedura.

Quanti cicli di inseminazione conviene provare?

In genere si valutano da 3 a 6 cicli di IUI, ma la scelta spetta al centro e dipende dall’età della donna, dalla riserva ovarica, dalla causa dell’infertilità e dalla risposta ai tentativi precedenti. In caso di età più avanzata o riserva ovarica ridotta il percorso di IUI tende a essere più breve, per non ritardare il passaggio a tecniche più efficaci.

Cosa fare dopo ripetuti insuccessi di inseminazione?

Il passo utile è rivalutare con lo specialista: rileggere i tentativi, aggiornare gli accertamenti su entrambi i partner e decidere se proseguire con la IUI o passare alla FIVET, eventualmente con ICSI. Insistere con la stessa tecnica dopo diversi cicli senza esito, soprattutto in presenza di età avanzata o riserva ovarica ridotta, è spesso meno indicato di un cambio di strategia.

Un insuccesso inspiegato significa che non c’è soluzione?

No. Insuccesso inspiegato significa che gli esami di routine non hanno individuato una causa precisa, non che una causa non esista. Alterazioni sottili della fecondazione o della ricettività endometriale possono sfuggire alle indagini standard. Passare a una tecnica di livello superiore permette spesso di osservare e superare ciò che nella IUI resta invisibile, aumentando le probabilità di gravidanza.

Autore
Immagine di Dott.ssa Priscilla Andrade

Dott.ssa Priscilla Andrade

Ginecologa presso Clinica Fertilab Barcelona

Data di pubblicazione
27 Luglio 2023
Data di aggiornamento
16 Luglio 2026

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